Poesie inserite da Santi Cicardo

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Scritta da: Santi Cicardo

Malicolie

Resto ancora un po'
qui nei paraggi
a far cosa di preciso non so
c'è tanto ancora da poter vedere
l'incavo di quel vecchio ulivo, lo ricordi?
Quello della nostra prima volta
non ci mettemmo il naso dentro
per paura che lo gnomo
che l'abitava ce lo mordesse
ricordi le risate che si mischiavano al frusciare delle foglie
chissà se c'abita ancora
il nostro gnomo
e se andandolo a trovare
piuttosto che morderci non ci offrisse le ultime parti di noi
e una magica miscela per incollarle
resto senza speranza
così girovagando
ci sono parecchi suoni ancora da ascoltare
come questo tuo nuovo
m'è capitato una sola volta di lambirlo
laggiù a mare
quello degli amplessi rubati
quando l'onda spegneva l'ululato
nella grotta prima che tu sussurrassi strambrerie
chissà perché in quel momento
non ci badavo
chissà perché ora in prossimità della tua distanza mi dilania
resto un po'
solo un po'
poi m'incammino
sarà questo tuo nuovo suono ad accompagnarmi
o le tue parole a fermarmi.
Composta domenica 8 novembre 2015
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    Scritta da: Santi Cicardo
    Stringimi
    non cercare altro
    tieniti prossima
    a questa semplice carezza
    mordi queste labbra
    questi poveri baci
    che mia madre cucì sulla mia bocca
    non chiederti
    se durerà per sempre
    se qualcuno adombrerà i nostri volti
    se la prudenza o l'etichetta
    ci bandiranno dal consorzio degli idioti
    non guastiamo l'aria con odori meschini
    lasciamoci qui piuttosto
    senza altro volere
    senza nulla sapere
    se non il profumo dei nostri capelli scarmigliati
    e la decenza del mare la notte nudo.
    Composta martedì 25 agosto 2015
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      Scritta da: Santi Cicardo

      Arenili

      Di portare i desideri sugli arenili
      non ho più voglia
      resto piegato sulla tavola apparecchiata
      qualche mosca banchetta
      le più salaci
      ballano un tango sul mio naso arrossato
      dei vecchi pontili
      ho ancora qualche scheggia nei calcagni
      e l'umidore della nebbia
      che nutre d'acqua e sale le ossa
      ma non ho voglia
      di camminare sui legni molati dai cavalloni
      o dai passi ondivaghi di noi amanti
      i tramonti e le albe
      che spesso bevemmo in tazze di terracotta
      hanno sempre lo stesso sapore
      dei ricci appena pescati
      ma non ne ho più voglia
      perché a lungo ne ho sorbito l'umore
      fino allo sdegno
      di tutte le conchiglie e gli scogli
      che spiarono i nostri coiti
      non ho più voglia
      resto un po' a guardare
      la brace dei falò che si spegne
      un po' a scaldarmi
      prima che la luna gonfi
      la marea e le lacrime
      che d'intesa m'annegheranno.
      Composta domenica 23 agosto 2015
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        Scritta da: Santi Cicardo
        aprì la piccola valigia
        tirò fuori i vestiti
        li poggiò sul letto sfatto
        ancora umido
        li dispose per colore dal più chiaro al più scuro.
        s'allontanò e si piazzò davanti allo specchio lasciandoseli alle spalle.
        per ognuno rivisse
        i giorni in cui lei li aveva indossati
        quello della sera
        in cui avevano inventato le loro parole
        quello della spiaggia
        che il mare non aveva conosciuto
        quello che l'altro le aveva sfilato
        addossandola al muro e poi sul tavolo
        che ora non era più di legno ma di muscoli
        e nervi e piacere
        e rantoli
        carezze
        e umori di maschio e femmina
        si scrutò senza alcun interesse
        non sentì nulla
        niente d'affilato che tagliasse
        o lacerasse
        o trafiggesse
        eccetto un ago di pino
        conficcato in un occhio che colava resina
        s'adagiò
        combaciando colla forma che lei aveva lasciato
        attorniato da un arcobaleno di stoffe
        inzuppò
        il cuscino di liquido colloso
        che prima di chiudere gli occhi
        l'antichità delle carezze di lei ci avrebbe incollato
        ché l'amore si sa non è fatto per durare
        e archeologi di cocci bisogna diventare
        poi
        dormì
        e dormì ancora
        dormì.
        Composta lunedì 1 giugno 2015
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          Scritta da: Santi Cicardo
          Ormai cieco
          accarezzava il piano consumato del tavolo
          la bottiglia vuota era pronta
          per la sua ultima lettera
          (che era anche la prima)
          l'avrebbe abbandonata al verde e al sale della terra.
          Mise mano alla penna
          l'inchiostro nero aggrumato
          cominciò a sciogliersi
          al calore della sua presa
          che ne sentiva l'odore tondo di un mondo indelebile.
          Il foglio stava sotto poroso
          una membrana bianca
          tra il mondo e le sue parole
          pronta a respirare.
          Pensò a lungo
          al messaggio da scrivere
          ormai cieco
          non ricordava i colori
          cieco, che ormai la notte è pure lei sbiadita.
          A lungo
          tornò agli attimi d'amore
          a lungo
          agli attimi di rabbia
          a lungo
          a quelli banali di cosa mi metto
          che faccio
          che mangio.
          Prese a scrivere in bella grafia
          cancellò
          bella grafia
          cancellò
          bella grafia cancellò
          scarabocchi e scarabocchi
          inchiostro su inchiostro
          una lunga illeggibile macchia.
          Continuò a lungo
          che anche la bottiglia
          fu sul punto di divenire cieca
          e strozzare il buco che la collegava al mondo.
          Infine si bloccò,
          arrotolò il foglio
          ormai un leopardo bianco e blu
          e lo ficcò nella bottiglia
          il messaggio da lasciare
          per chi quando lo avrebbe letto.
          Così immaginò la vita
          potesse raccontarsi:
          scarabocchi e scarabocchi
          inchiostro su inchiostro
          una lunga illeggibile macchia.
          Composta domenica 31 maggio 2015
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            Scritta da: Santi Cicardo
            S'incamminò
            con la certezza che mai sarebbe tornato
            lasciarsi alle spalle una casa
            un letto
            qualche posata
            e una vecchia tovaglia ricamata
            non era impresa ardita
            neanche vagare
            per strade ignote gli parve
            essere cosa eccezionale
            che il mondo si sa è sempre paese
            aveva strappato i calendari
            gettato via gli orologi
            nulla portava che gli ricordasse il tempo
            fece i primi passi
            con la stessa stanchezza e meraviglia degli ultimi
            che avrebbe fatto
            domani
            nello stesso altrove che ieri
            ché questo gli parve sensazionale
            d'aver abitato da sempre i confini.
            Composta mercoledì 27 maggio 2015
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              Scritta da: Santi Cicardo
              Dovremo stare attenti
              attentamente fissarci
              avere cura
              delle passioni e delle ore insonni
              occorrerà farsi certosini
              muoversi con precisione
              con pazienza tutto compiere
              niente lasciare in sospeso
              né all'istrionico caso o alla famelica sorte
              consumarsi
              senza scopi o interessi
              però sciogliere
              nel giorno la notte
              e nel sonno l'acqua della vita
              dovremo stare attenti
              avere cura
              perdere senza possedere
              agire senza alcunché da realizzare
              così sapremo d'esser stati vivi
              e d'aver amato
              con innocua vaghezza
              l'osceno incanto dell'esistenza.
              Composta martedì 26 maggio 2015
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                Scritta da: Santi Cicardo
                Tieni a mente tutto
                il conto della spesa
                e quello delle carezze
                niente lasci alla benevolenza
                della dimenticanza
                l'altro giorno ancora
                mi rinfacciavi di quell'estate calda
                e della crema da sole che avevo scordato
                nonostante le mie labbra
                si fossero spellate a furia di baci
                la vita per te
                non si sedimenta mai
                per questo
                non trovo alcun piacere
                negli anniversari
                o nei giorni evidenziati del calendario
                o in quelle banali ricorrenze
                cui spesso gli amanti sono legati
                questi tuoi conati di ragione
                questo tuo dettagliare
                specificare
                sgranare
                mi ha fatto perdere ogni desiderio
                anche fare l'amore è divenuto
                un affare da ragguagliare
                una sorta d'esibizione contenuta
                delle stesse pose nella stessa sequenza
                che dire?
                Se ne non che anch'io
                ho amato i numeri e i ragionamenti
                ma per le loro derive
                per quelle spinte
                che dislocano altrove
                e non si chetano malgrado i calcoli
                non meravigliarti perciò
                se continuo a contare le stelle
                a guardare gli stormi al tramonto
                a perdermi tra l'onda e la risacca
                stai attenta però
                perché non compiamo la stessa azione
                raccogliendo una conchiglia
                tu la numeri tra gli oggetti
                inutili
                che trascinerò a casa
                io ascolto nella sua cavità
                la voce afona di Dio.
                Composta lunedì 11 maggio 2015
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                  Scritta da: Santi Cicardo
                  A quale epoca appartengo?
                  Di quale cronaca sono attore inconsapevole?
                  Mi dirigo nell'oltre storia
                  - ad esser sincero procedo a tentoni
                  anzi a volte per inerzia
                  mulinato dal gorgo degli eventi -
                  procedo arreso
                  nonostante lo scudo e la pistola
                  perché non ho bersagli a cui puntare
                  e i fendenti arrivano da più parti
                  ci vorrebbe uno scafandro
                  ma così rischierei di soffocare
                  a quale tempo offro il mio tempo?
                  A quale ora consegnerò la mia ora?
                  Avrò bisogno di testimoni
                  non per l'eventuale giudice e carnefice
                  né per deporre a discolpa
                  sulla mia infame innocenza
                  piuttosto avrò bisogno dei loro occhi
                  per convincermi d'esser vissuto.
                  Composta lunedì 11 maggio 2015
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                    Scritta da: Santi Cicardo
                    Passa così
                    come rumore d'acqua viva
                    la lama affilata del desiderio
                    uno scarabocchio
                    sulla bella copia della vita
                    o forse l'accenno di un ritratto
                    di un volto abortito
                    s'inala ti tanto in tanto
                    una nuvola d'ardore
                    ed è come sentirsi di carne
                    dopo anni di ruggine
                    ma svapora
                    in acqua piovana
                    il solitario cirro celeste
                    e traccia torrenti che presto seccheranno
                    e lascia alvei pietrosi
                    proprio qui
                    tra il centro del petto
                    e il lato del cuore.
                    Composta lunedì 11 maggio 2015
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