Le migliori poesie inserite da Gabriella Stigliano

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Scritta da: Gabriella Stigliano

Il giardino d'amore

Nel giardino d'amore un giorno entrai,
e vidi cosa mai veduta prima:
una cappella eretta proprio al centro
del prato ove ero solito giocare.

Essa aveva cancelli ben sprangati,
"tu non devi", era scritto sulla soglia;
io al giardino d'amore mi rivolsi,
che tanti fiori aveva generato;

io lo vidi di tombe tutto ingombro,
ed al posto dei fiori v'eran lapidi;
e preti neri intorno, ad imbrogliare
tra spini i miei piaceri e desideri.
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    Scritta da: Gabriella Stigliano

    Il profeta

    In un cupo deserto io vagavo
    dalla sete dello spirito oppresso,
    ed ecco un serafino con sei ali
    mi apparve ad un tratto da presso.
    Lieve come un sogno si avvicinò
    e gli occhi stanchi mi sfiorò.
    Si aprirono le profetiche pupille
    come alle aquile impaurite.
    Poi toccò le mie orecchie,
    e di suoni esse furono empite:
    e vidi in alto degli angeli il volo
    e udii il cielo che fremeva,
    e scorsi il moto delle serpi marine
    e il vinco delle valli che cresceva.
    Poi si accostò alla mia bocca,
    strappò la mia lingua veemente,
    ma frivola, vuota e maligna,
    e l'aculeo del saggio serpente
    nella mia bocca agghiacciata
    ficcò con la destra sanguigna.
    Poi il petto mi aprì con la spada,
    ne tolse il mio cuore tremante,
    e nel petto aperto egli depose
    un carbone ardente e fiammante.
    Come salma nel deserto giacevo,
    ma la voce divina intendevo:
    "alzati, guarda e ascolta, o profeta,
    fa ciò che ho scritto nella mente,
    percorri terre e mari senza tregua,
    con la parola accendi il cuore della gente".
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      Scritta da: Gabriella Stigliano
      Il mio canto ha deposto ogni artificio.
      Non sfoggia splendide vesti
      né ornamenti fastosi:
      non farebbero che separarci
      l'uno dall'altro, e il loro clamore
      coprirebbe quello che sussurri.

      La mia vanità di poeta
      alla tua vista muore di vergogna.
      O sommo poeta,
      mi sono seduto ai tuoi piedi.
      Voglio rendere semplice e schietta
      tutta la mia vita,
      come un flauto di canna
      che tu possa riempire di musica.
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        Scritta da: Gabriella Stigliano
        Al mattino gettai la mia rete nel mare.
        Trassi dall'oscuro abisso cose di strano
        aspetto e di strana bellezza -
        alcune brillavano come un sorriso,
        alcune luccicavano come lacrime,
        e alcune erano rosee
        come le guance d'una sposa.
        Quando, alla fine del giorno,
        tornai a casa con il mio bottino,
        il mio amore sedeva nel giardino
        sfogliando oziosamente un fiore.
        Esitante deposi ai, suoi piedi
        tutto quello che avevo pescato.

        Lei guardò distrattamente e disse:
        "Che strani oggetti sono questi?
        Non capisco a che possano servire".
        Chinai il capo, vergognoso, pensando:
        "Non ho lottato per conquistarli,
        non li ho comperati al mercato;
        non sono doni degni di lei".
        E per tutta la notte li gettai
        a uno a uno sulla strada.
        Al mattino vennero dei viaggiatori;
        li raccolsero e li portarono
        in paesi lontani.
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          Scritta da: Gabriella Stigliano
          Agglutinati all'oggi
          I giorni del passato
          E gli altri che verranno,

          Per anni e lungo secoli
          Ogni mattino sorpresa
          Nel sapere che ancora siamo in vita,
          Che scorre sempre come sempre il vivere,
          Dono e pena inattesi
          Nel turbinio continuo
          Dei vani mutamenti.

          Tale per nostra sorte
          Il viaggio che proseguo,
          In un battibaleno
          Esumando, inventando
          Da capo a fondo il tempo,
          Profugo come gli altri
          Che furono, che sono, che saranno.
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            Scritta da: Gabriella Stigliano

            L'angelo

            Sognai un sogno! Che vorrà mai dire?
            Regina ero, e vergine,
            guardata da un buon angelo:
            pena senza perché mai non s'inganna!

            Piangevo notte e giorno le mie lacrime,
            e lui me le asciugava;
            giorno e notte piangevo
            celandogli la gioia del mio cuore.

            Così sulle sue ali volò via;
            il mattino arrossì;
            io il pianto mi asciugai,
            e i miei timori armai di scudi e lance.

            Egli presto tornò: mai mi ero armata,
            così che tornò invano;
            gioventù era passata,
            e grigie chiome stavan sul mio capo.
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              Scritta da: Gabriella Stigliano

              La campana della sera

              Fuggiva la barca sull'onda fuggitiva;
              la notte allungandosi in pacifica sera
              alla luna in cielo pallida, meditativa,
              fornica un dolce riparo nel suo abito nero;

              Nella brumosa lontananza una campana lamentosa
              sospira il pio suono dal campanile del maniero;
              scorre all'orecchio attento il santo rumore,
              come un'ombra che a tratti l'occhio crede d'intravedere;

              Alla devota voce la docile navicella
              sull'onda fremente s'arresta, vacilla,
              e sul flutto dormente, senza svegliarlo, s'assopisce;

              Mosso il nocchiero da una mano rude e degna
              curva la fronte rugosa, devoto si degna,
              e riprende la barca verso il porto il cammino.
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                Scritta da: Gabriella Stigliano
                Destandomi all'alba ho trovato la sua lettera.
                Non so che dica, perché leggere non so.
                Lascerò il savio, solo cò suoi libri, senza
                turbarlo: chi sa mai s'egli possa leggervi dentro?

                Io me la vò posare sulla fronte, io me
                la vò premere sul cuore.
                Quando la notte placida s'inoltr e sorgano
                le stelle ad una ad una, io me la spiegherò
                sul grembo, e rimarrò in silenzio.
                Ad alta voce me la leggeranno stormendo le foglie,
                me la intonerà la correntìa
                del torrente, e le sette stelle veggenti me
                la canteranno dal cielo.

                Non riesco a trovare quel che cerco;
                non posso comprendere ciò che sapere vorrei;
                ma questo messaggio non letto mi ha già reso
                più lieve ed ha cambiato in cantici i miei pensieri.
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                  Scritta da: Gabriella Stigliano

                  Tramonto

                  Cos'altro mai puoi dirmi che io non sappia,
                  vena del sol che sangue dai alla terra,
                  sfilacciar quieto di nebbia rifratta
                  tra l'azzurro del mare e il ciel vermiglio?
                  Quanti tramonti affollano i ricordi,
                  quante lingue di fuoco sulle acque,
                  e tutti si confondono, di notte,
                  quando, calato il sole, chiudi gli occhi.
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