Le migliori poesie inserite da Gabriella Stigliano

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Scritta da: Gabriella Stigliano
Sono irrequieto.
Sono assetato di cose lontane.
La mia anima esce anelando
di toccare l'orlo
dell'oscura lontananza.
O Grande Aldilà,
oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che non ho ali per volare.
Sono impaziente e insonne,
sono straniero in una terra straniera.
Il tuo alito mi giunge sussurrando
una impossibile speranza.
Il mio cuore comprende il tuo linguaggio
come fosse lo stesso ch'egli parla.
O Lontano-da-cercare,
oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che non conosco la strada,
che non ho il cavallo alato.
Non c'è nulla che desti il mio interesse,
sono un vagabondo nel mio cuore.
Nella nebbia assolata delle languide ore,
quale visione grandiosa
prende forma nell'azzurro dei cielo!
O Meta Lontanissima,
oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che tutti i cancelli sono chiusi
nella casa dove vivo solitario!
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    Scritta da: Gabriella Stigliano

    Il giardino d'amore

    Nel giardino d'amore un giorno entrai,
    e vidi cosa mai veduta prima:
    una cappella eretta proprio al centro
    del prato ove ero solito giocare.

    Essa aveva cancelli ben sprangati,
    "tu non devi", era scritto sulla soglia;
    io al giardino d'amore mi rivolsi,
    che tanti fiori aveva generato;

    io lo vidi di tombe tutto ingombro,
    ed al posto dei fiori v'eran lapidi;
    e preti neri intorno, ad imbrogliare
    tra spini i miei piaceri e desideri.
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      Scritta da: Gabriella Stigliano

      Imitazione della gioia

      Dove gli alberi ancora
      abbandonata più fanno la sera,
      come indolente
      è svanito l'ultimo tuo passo
      che appare appena il fiore
      sui tigli e insiste alla sua sorte.

      Una ragione cerchi agli affetti,
      provi il silenzio nella tua vita.

      Altra ventura a me rivela
      il tempo specchiato. Addolora
      come la morte, bellezza ormai
      in altri volti fulminea.
      Perduto ho ogni cosa innocente,
      anche in questa voce, superstite
      a imitare la gioia.
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        Scritta da: Gabriella Stigliano
        Il mio canto ha deposto ogni artificio.
        Non sfoggia splendide vesti
        né ornamenti fastosi:
        non farebbero che separarci
        l'uno dall'altro, e il loro clamore
        coprirebbe quello che sussurri.

        La mia vanità di poeta
        alla tua vista muore di vergogna.
        O sommo poeta,
        mi sono seduto ai tuoi piedi.
        Voglio rendere semplice e schietta
        tutta la mia vita,
        come un flauto di canna
        che tu possa riempire di musica.
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          Scritta da: Gabriella Stigliano
          Agglutinati all'oggi
          I giorni del passato
          E gli altri che verranno,

          Per anni e lungo secoli
          Ogni mattino sorpresa
          Nel sapere che ancora siamo in vita,
          Che scorre sempre come sempre il vivere,
          Dono e pena inattesi
          Nel turbinio continuo
          Dei vani mutamenti.

          Tale per nostra sorte
          Il viaggio che proseguo,
          In un battibaleno
          Esumando, inventando
          Da capo a fondo il tempo,
          Profugo come gli altri
          Che furono, che sono, che saranno.
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            Scritta da: Gabriella Stigliano
            Al mattino gettai la mia rete nel mare.
            Trassi dall'oscuro abisso cose di strano
            aspetto e di strana bellezza -
            alcune brillavano come un sorriso,
            alcune luccicavano come lacrime,
            e alcune erano rosee
            come le guance d'una sposa.
            Quando, alla fine del giorno,
            tornai a casa con il mio bottino,
            il mio amore sedeva nel giardino
            sfogliando oziosamente un fiore.
            Esitante deposi ai, suoi piedi
            tutto quello che avevo pescato.

            Lei guardò distrattamente e disse:
            "Che strani oggetti sono questi?
            Non capisco a che possano servire".
            Chinai il capo, vergognoso, pensando:
            "Non ho lottato per conquistarli,
            non li ho comperati al mercato;
            non sono doni degni di lei".
            E per tutta la notte li gettai
            a uno a uno sulla strada.
            Al mattino vennero dei viaggiatori;
            li raccolsero e li portarono
            in paesi lontani.
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              Scritta da: Gabriella Stigliano

              L'angelo

              Sognai un sogno! Che vorrà mai dire?
              Regina ero, e vergine,
              guardata da un buon angelo:
              pena senza perché mai non s'inganna!

              Piangevo notte e giorno le mie lacrime,
              e lui me le asciugava;
              giorno e notte piangevo
              celandogli la gioia del mio cuore.

              Così sulle sue ali volò via;
              il mattino arrossì;
              io il pianto mi asciugai,
              e i miei timori armai di scudi e lance.

              Egli presto tornò: mai mi ero armata,
              così che tornò invano;
              gioventù era passata,
              e grigie chiome stavan sul mio capo.
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                Scritta da: Gabriella Stigliano

                La campana della sera

                Fuggiva la barca sull'onda fuggitiva;
                la notte allungandosi in pacifica sera
                alla luna in cielo pallida, meditativa,
                fornica un dolce riparo nel suo abito nero;

                Nella brumosa lontananza una campana lamentosa
                sospira il pio suono dal campanile del maniero;
                scorre all'orecchio attento il santo rumore,
                come un'ombra che a tratti l'occhio crede d'intravedere;

                Alla devota voce la docile navicella
                sull'onda fremente s'arresta, vacilla,
                e sul flutto dormente, senza svegliarlo, s'assopisce;

                Mosso il nocchiero da una mano rude e degna
                curva la fronte rugosa, devoto si degna,
                e riprende la barca verso il porto il cammino.
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                  Scritta da: Gabriella Stigliano
                  Destandomi all'alba ho trovato la sua lettera.
                  Non so che dica, perché leggere non so.
                  Lascerò il savio, solo cò suoi libri, senza
                  turbarlo: chi sa mai s'egli possa leggervi dentro?

                  Io me la vò posare sulla fronte, io me
                  la vò premere sul cuore.
                  Quando la notte placida s'inoltr e sorgano
                  le stelle ad una ad una, io me la spiegherò
                  sul grembo, e rimarrò in silenzio.
                  Ad alta voce me la leggeranno stormendo le foglie,
                  me la intonerà la correntìa
                  del torrente, e le sette stelle veggenti me
                  la canteranno dal cielo.

                  Non riesco a trovare quel che cerco;
                  non posso comprendere ciò che sapere vorrei;
                  ma questo messaggio non letto mi ha già reso
                  più lieve ed ha cambiato in cantici i miei pensieri.
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