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Scritta da: Anna De Santis

La mattanza

Quanno ch'ero ancora na pischella,
mi madre pensò bene,
pe famme cresce educata e bella,
de metteme in collegio (ad Arce) dalle suore.
So cresciuta come un fiore, tra amorevoli cure,
ho avuto li mijori insegnamenti
e tutti me dicevano li parenti:
certo che te sei fatta grande, tanto
nun sarà forse che magni troppo?
Dovete da sapè che in collegio, de gennaio,
c'era la mattanza e pe du mesi era un guaio,
se scannavano quei quattro porcelli,
cresciuti insieme ner pollaio.
Se preparava na tavola messa pe traverso,
se legava la bestia e tutto el resto appresso.
Mentre che er porco se n'annava porello
scannato dar cortello, finché nun avea più voce,
de sangue grondava e veniva appeso su una croce,
le monache facevano un gran foco ner camino
pe brucià li peli delle cotiche der porco,
e come era bona quella pasta e facioli
fatta drentro ar paiolo, er sapore sapeva de divino.
Quanno che tutto quer ben di Dio era sfasciato,
daje co le salciccie appese ar fumo e ar vento,
che je daveno sapore fuori e drentro.
Ogni tanto un dito me fregavo,
e nissuno s'accorgeva ner convento
der porco acciso più non me ricordavo,
pensavo solo a quer sapore...
Che ormai più nun c'havemo.

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    Info

    Scritta da: Anna De Santis
    Riferimento:
    Il mio diario fraammenti di vita.

    Commenti

    1
    postato da , il
    Beh anche io fregavo le salsiccie dal frigo e mamma non si rendeva mai conto se si era sbagliata nel "conto " delle salsiccie!

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