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15 agosto 2015, un invito non inviato

Se tu lo vedessi il mare stanotte.
La notte che devo passare da sveglio,
la notte che lo so qual è.
Un muro nero d'acqua e cose
che si alza e schianta sulle rocce,
che mangia la vernice alle persiane chiuse delle case alla spiaggia.
Se li vedessi,
quest'acqua di mare che porta burrasca
ed il vento forte che te la schizza addosso,
l'acqua prigioniera.
Un vento che fischia e copre le urla di chi gode e di chi soffre,
che rende mute le gioie ed i dolori,
che non ti fa sentire chi ti parla accanto.
Che fa tacere chi vorrebbe dire.
E se chiudi gli occhi è come se fossi solo
e non in mezzo ai pazzi
che come te guardano l'acqua,
o ai quotidiani saggi banali che la notano appena.
Ma tanto a loro basta per autorizzarli a parlarne,
domani e poi ancora.

Quelli che se ne intendono,
che vivono di mare
dicono che venga da lontano
il vento di stanotte.
Dicono tutti la stessa cosa,
quelli da dove i venti partono
e quelli dove muoiono.
Cambia soltanto il nome che danno al vento.

Come vorrei che fossi qui stanotte
al posto di tutti gli altri.
Che fossi qui a vederli
il vento,
il mare.
il buio appena chiaro.
Come vorrei che fossi qui
a sentire l'urlo,
il rumore,
il suono.
E gli improvvisi lampi di silenzio che ti scuotono.
Vorrei che fossi accanto a me,
a metterci parole tue a ciò che vedo.
A raccontarmelo tu perché possa capire.
Composta venerdì 14 agosto 2015

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