Scritta da: Silvana Stremiz

Un po' di pietà

Erano ragazzi normali e intelligenti,
mi direte, e quando
uccisero la madre di lei si dimostrarono
lucidi e spietati...
Ora applaudite la condanna
unendovi al coro degli ipocriti:
volete esorcizzare il vostro male!
Erano ragazzi normali e potevano
essere figli vostri...
e ciò v'inorridisce.
Ma forse noi dovremmo avere
un po' di pietà per loro.

Ora che cosa potrei dire a Erika
se fossi suo padre:
Oddio, dov'ero Erika,
come potevo non accorgermi
che in cuore ti ribolliva quell'assurda
e orrenda gelosia;
perché soltanto di gelosia si tratta,
ne sono certo.
È colpa mia, non tua,
se non me ne sono accorto.
Come potevi credere
che il mio amore fosse poco e divisibile?
Il mio amore, tu non lo sapevi,
era più grande e illimitato
e comprendeva te, la mamma e il fratellino.
È colpa mia, non tua,
se tu non lo hai capito.

O voi tutti che giudicate, siete buoni!
Voi avete sempre amato vostra madre, ricordate.
Quando era vecchia l'avete messa in un ospizio,
quel più comodo,
sulla strada percorsa nei weekend.
Così potevate fermarvi un momentino,
senza perder tempo:
-Cara mamma, ti ho portato un regalino,
una scatola di biscotti, quelli molli,
che puoi mangiare anche tu, senza dentiera.
Sei contenta? - E andate via.

Anche voi avete ucciso vostra madre
e dovreste avere almeno
un po' di pietà per voi.

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