Scritta da: Ciro Orsi

Scarpe fatte a mano

Mio padre lavorava
nell'industria della concia
e come beneficio
godeva della fornitura
dei suoi materiali
a prezzi molto ribassati,
perciò poteva consentirsi
di far confezionare
calzature fatte a mano
fornendo suole e pelli
della prima scelta
all'esperto artigiano di famiglia
che quasi ogni mese
frequentava la nostra casa
o per fornire delle scarpe nuove
o per riparare quelle 'usate.
E così tre o quattro volte l'anno
don Alberto arrivava
dopo cena
e passava in rassegna
i piedi di tutta la famiglia
misurandone ogni cambiamento
con un piccolo metro tipo sarto
e in più per noi ragazzi
prendeva anche il contorno
d'un piede ben piantato
sopra un cartoncino
disegnato con un mozzicone
di matita nera
che teneva poggiata
sull'orecchio destro.
Nostra sorella primogenita
a diciott'anni
ottenne di potersi rifornire
presso un negozio
per seguir la moda
ma per noi maschi
e per tutti gli altri
solo scarpe fatte a mano.
I nostri piedi crescevano
come le piante
ad ogni cambio di stagione
ma don Alberto sapeva
che i suoi compensi
non sarebbero variati
e già sudava freddo
al pensiero della trattativa
finale con mio padre
per definire un importo complessivo
e poi per dividerlo in valori
una parte in contanti
e una parte in natura,
pelli d'agnello o di capretto
o di vitello di gran pregio
su cui il brav'uomo
contava di lucrare
un margine ulteriore
vendendo i suoi servizi
a qualche cliente più facoltoso
o di famiglia meno numerosa
e che non beneficiasse
della fornitura delle materie prime.
Composta sabato 27 aprile 2013

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