Ho già iniziato il cammino sapendo che le fiere sinuose, perverse prima docili nel lungo occhio di velluto, nel profumo notturno di pioggia e lussuria, di boschi d'autunno e frutti, di miele nero; di promesse eterne e di paradisi terrestri nell'età fiorita amiche, -ormai distanti compagne- in un momento che non so dire, dovranno annientarmi. Finché il testimone non toccò l'altro palmo, colsi due parole che non dissi, più e più volte ripetute diverse per l'Ade e una turba in fuga un tempo da Thera, al centro del guscio d'osso lunare. Pronto al sacrificio, l'angelo della notte mi raggiunse sull'ara, con passo sensuale. E ogni cosa ora è illuminata: Le monete cavò dagli occhi il sozzo traghettatore sfasciando il sudario tra talloni d'infante immortale fino al gancio vermiglio del ventre di una sposa, alla luce purissima del primo giorno.
Commenti