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Scritta da: sintagma
Amore mio,
mio lontanissimo e disperatissimo
Amore,
che mi hai relegato in quest'isola di
smarrimento,
dove la notte sono mille
notti e la tua assenza mille
assenze, dove il vento soffia tra gli alberi
il tuo nome come un canto di
sirena e vago
selvatica come una lupa
senza mai cibo,
senza mai pace,
questo è l'inferno che non
ti piace, il purgatorio della mia
colpa d'amore.
Sono un'anima in pena
che la morte ha colto il giorno
in cui la musica mi portò via
il tuo sguardo e la luna distese sul
mio cadavere il silenzio di una voce
più nuova.
Risusciterò,
quando al cospetto di Dio,
quest'amore, maledettamente negato,
spiegherà per ogni dove nell'universo
un gioiosissimo peana e
ritrovando i tuoi occhi di brace nel
cuore di Dio,
egualmente intensi,
egualmente puri
come pietre fluviali
o terra,
chinerò la mia bocca irrorata
di nuovo sangue verso di essi
a cercare dolcemente il bacio
che tu, allora, Amore mio,
non saprai negarmi.

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