Scritta da: Umberto Zavagno

Fra il bene e il male

Stanno lì nascosti
ora rifulge uno
ora prorompe l'altro

immersi in questi pensieri
ne usciamo vincitori
siamo giudici e vediamo meglio
un sorriso libera ogni difesa
un urlo... ecco la maschera peggiore
nella mente il nostro ordine

l'iperbolica traiettoria
origina la nostra attenzione
qui il giudizio diventa diverso, inquinato
anche chi... traccia profonda ha lasciato
parlando di umiltà e d'amore
con un povero fico se la prese

quando ti aspetti il dominio
ma la donna non cede il velo
il fumo dell'ira copre la vista
così ogni cosa che l'ordine non rispetta
incendia dell'uomo l'animo

solo abramo accettava
con dolore di donare la parte migliore
questo è quello che abbiamo perso
non sappiamo più attorno a chi ruotiamo
siamo tanti e negli occhi
non più il ritmo della natura

nel deserto si parano ombre nere
escono al rumore
le mani tese per l'acqua o la medicina
ti guardi in giro
tre mesi all'anno non vedi nulla
loro lì a dipingere quel quadro

noi pure tingiamo tele
il pennello migliore è se guardiamo dentro
almeno a uno non puoi mentire
se usassimo tutti i colori
non avremmo fili spinati
non ci sarebbe Gaza e Nagasaky.

Esce spesso il nero
come dalla bocca il veleno
scegliamo anche il rosso
a volte tanto che non sappiamo quanto
gli altri spesso come fondo
che copriamo o nascondiamo

siamo tanti pittori
dentro di noi quel maledetto ordine
spesso usiamo un solo colore
una traiettoria diversa
un sorriso diventa un urlo
eppure siamo fatti per stare insieme.
Composta sabato 15 maggio 2010

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    Scritta da: Umberto Zavagno
    Riferimento:
    Poesia sull'ipocrisia e un ricordo di chi dovrebbe essere un esempio.

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