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Poesie di Salvatore Riggio

Studente, nato mercoledì 1 febbraio 1989 a Grevenbroich (Germania)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Salvatore Riggio

Il peluche

Ti faccio questo regalo
cosi quando sentirai la mia mancanza
fai finta che sia io e abbraccialo forte
e capirai che son sempre accanto a te,
nonostante tra di noi ci separi una distanza.
Riempilo di coccole e prima di andar a nanna! Dagli un bacino,
non versarci su delle lacrime
se sene accorge ne soffrirebbe il suo cuoricino...
Non sarai mai più sola piccola mia
ora che si son ritrovate le nostre anime.
Che per tempo immemore si son cercati l'una e l'altra
inciampando talvolta nel loro solitario viaggio,
ma ora caminano a braccetto, mano nella mano.
Te che sei il mio sole ed io il tuo raggio
e credimi non voglio ingannarti, no questo non è un inganno!
Non si tratta ne di un'ilusione manco d'un miraggio.
Salvatore Riggio
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    Scritta da: Salvatore Riggio

    Il mio sguardo ti trova

    Ora che il mio sguardo ti trova,
    oh fascio di luce che penetra e trafigge
    queste minacciose nuvole di una notte offuscata,
    mi illumini la via, la strada da percorrere!
    Di questa città che per l'oblio sembra essere destinata,
    senza te dal labirinto fuoriuscito non sarei, dovendomi arrendere,
    mi sarei perso vagabondando senza meta in questa vita dannata.
    Non ti ho mai dato nulla ma sei qui intenta a volermi proteggere,
    sei il mio punto di riferimento, la stella polare che tanto ho desiderato.
    Mai a niente e nessuno permetterò che ci possano un giorno dividere,
    non ti perderò di vista ora che il mio sguardo ti ha trovato.
    Te che hai udito l'urlo del mio silenzio e l'ha ascoltato.
    Ormai altro dire sarebbe futile tranne che... Grazie di esistere.
    Salvatore Riggio
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      Scritta da: Salvatore Riggio

      Delicato inganno

      Credevo che versare un'altra lacrima non ne ero più capace,
      credevo che l'ultima la versai in quella vita che non più m'appartiene
      ma quando ho incontrato te mi son dovuto ricredere,
      Non appena la sentii scivolar giù dagli occhi sulle guance.
      Credevo che se avessi incontrato l'amore
      mi avrebbe avvolto per intero.
      Credevo che sarebbe stato puro è sincero
      ma ho scoperto che è soltanto un inganno un illusione,
      ti si avvicina dolcemente quasi non ci si accorge,
      ti abbraccia prima delicatamente e poi per tutto ti avvolge
      e quando ti lasci andare lei ti stringe ancor più forte
      ma poi inizia a soffocarti e rivela ciò che cela veramente,
      ovvero l'intento di afferrar e tener in pugno il tuo cuore.
      Strozzarlo, calpestarlo e gettarlo via con rancore
      ma troppo invitante fu il suo fare,
      che volevi illuderti e sperare in una rosea sorte.
      Non è cieco l'amore, è accecato colui che si illude,
      il quale l'evidenza vuol negare
      ma tardi è quando ci si accorge che desiderava solo la sua morte.
      Salvatore Riggio
      Composta sabato 19 dicembre 2009
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        Scritta da: Salvatore Riggio

        Segno di stupidità

        Sul polso quel segno di sofferenza
        di una vita trascorsa ormai.
        A sfiorare con le dita quella ferita,
        un raccapriccio scese sulla schiena
        per quel che un tempo tu desiderato hai.
        Ricordare come eri ridotto da solo ti fai pena.

        Sul polso quel segno di agonia
        di una vita trascorsa ormai.
        Alla sua vista forti tremiti ritornarono
        che fecero sobbalzare il core,
        sulla fronte disurbata profonde rughe si formarono
        e le lacrime sulle guance si confusero con gocce di sudore.

        Sul polso quel segno di dolore
        di una vita, ormai passato.
        A distanza di tempo con stupore!
        Osservi quella cicatrice
        che troppi ricordi riaffiorare ha fatto
        e ti chiedi come mai tu sia ancora li.
        Ti rendi conto di quanto stupido sei stato?
        Ora si che lo sai! Te volevi morire...
        Salvatore Riggio
        Composta domenica 6 dicembre 2009
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          Scritta da: Salvatore Riggio

          L'araba fenice

          Un amore non ricambiato
          è destinato a soccombere!
          Ma con forza e pazienza
          dalle sue ceneri potrebbe risorgere
          una stupenda amicizia...
          Come l'araba fenice
          che in punto di morte
          avrebbe tanto voluto,
          ma purtroppo non ha potuto,
          raggiungere quell'orizzonte
          che intravide in lontananza
          ma non ci riuscii, poiché
          le è stata tolto anche l'ultima speranza
          per colpa delle sue ali ormai lacerate
          che necessitavano di cure,
          cure che non furono mai date.
          Fin quando la sopraggiunse
          inevitabilmente la sua sorte...
          Ma quando la fenice
          dalle sue ceneri risorse,
          fu pronta per spiccare un altro volo
          in cieli inesplorati,
          magari non quelli
          precedentemente sperati,
          voluti, ambiti, desiderati,
          ma scoprii che erano
          altrettanto meravigliosi,
          immensi, sconfinati.
          Pronta per riiniziare
          una nuova avventura,
          ritrovando la forza
          di viaggiare, volare, sognare,
          senza più essere afflitto
          da quella precedente anima impura.
          Salvatore Riggio
          Composta giovedì 3 dicembre 2009
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            Scritta da: Salvatore Riggio

            Come una piuma

            Sono senza peso ormai,
            libero come una piuma danzante
            che nel aria volteggia soavamente
            a destra e a sinistra senza meta precisa
            e non più prigioniero di questo vicolo cieco
            in cui per tanto tempo mi trovai.

            Sono senza peso ormai
            con la mente libera, il cuore in pace,
            la mia anima senza davanti quelle sbarre.
            La via si è riaperta adesso potrà scappare
            da quest vicolo cieco ed ne è felice,
            mai tale senso di libertà in vita mia provai.

            Sono senza peso ormai,
            si lo so abbiam sofferto, abbiam pianto,
            abbiam gridato, ci siam sentiti sofocare.
            Il respiro che ci mancava, la gola dolorante,
            il fondo per un pelo siam riusciti ad evitare.
            Peccato solamente per questo povero cuore infranto,
            ma adesso sei libera come non lo sei stato mai.
            Non aver paura! In quel orribile posto
            neanche per sogno ritorno tu ci farai.

            Adesso sei libera...
            Salvatore Riggio
            Composta domenica 29 novembre 2009
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              Scritta da: Salvatore Riggio

              L'invidia stellare

              Se solo avessi saputo che nel mondo esiste
              qualcuno meraviglioso e unico come te...
              Tempo fa ti avrei cercata,
              ogni mare avrei navigato,
              ogni monte avrei scavalcato,
              ogni cielo avrei sorvolato,
              persino nello spazio avrei viaggiato,
              solo per poter trovare te.

              Ecco...

              Guarda le stelle, fallo attentamente,
              osserva quanto sia mozzafiato la loro brillantezza.
              Loro ci invidiano appena ci vedono, lo fanno in continuazione,
              pur essendo belle già di per sé dimostrandolo col loro bagliore,
              sanno che non lo saranno mai quanto la nostra amicizia.
              Quanto il nostro amore.
              Salvatore Riggio
              Composta lunedì 23 novembre 2009
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                Scritta da: Salvatore Riggio

                Baratro senza fondo

                L'amicizia tra donna e uomo
                per poco tempo essa resiste solo,
                col suo scorrere incessantemente
                prima o poi in uno dei due essa si tramuta in amore.
                Per colui che amerà, sarà solo sofferenza e dolore,
                ma pur di starle vicino preferirà farsi del male.
                Un male che accetta volentieri perché senza di lei
                quel che ne verrebbe di sicuro sarebbe d'intensità maggiore,
                senza il suo dolce viso, quel sorriso, quegli sguardi, quella stretta
                di mano, quegli abbracci, senza sua dolce voce che canto soave pare
                sentirebbe in sé un vuoto incolmabile e profondo.
                Allora preferisce riempirlo di quel suo amore anche non ricambiato,
                che per lui rappresenta l'unico appiglio a cui si può aggrappare
                per non sprofondare inevitabilmente in quel baratro senza fondo.
                Salvatore Riggio
                Composta lunedì 23 novembre 2009
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                  Scritta da: Salvatore Riggio

                  Tu...

                  Tu...
                  Che vagabondo fin da giovane obbligato sei stato.
                  Tu...
                  Che troppe città nella tua infanzia hai cambiato.
                  Tu...
                  Si proprio tu! Che se ogni volta che hai cambiato vita
                  rappresentasse una pagina di un libro,
                  allora ne avresti riempito di pagine almeno una decina.
                  Tu...
                  Non so se non aver avuto amici da moccioso
                  per te sia stato una fortuna o un peccato,
                  eri sempre un vababondo solitario in questo mondo.
                  Hai pianto per essere stato solo, ma lo nascondevi
                  tratenevi le lacrime davanti gli altri perché tene saresti vergognato,
                  era un segno di debolezza per te e questo non lo sopportavi.
                  Tu...
                  Che consideri comunque di essere stato fortunato,
                  non averli avuto almeno significava che nel momento dell'addio
                  la tristezza il tuo cuore mai avrebbe potuto sfiorare, si non l'ha toccato.
                  Tu...
                  Ma chi credi di prendere in giro?
                  Preferisci continuare a mentire a te stesso?
                  Sappiamo bene che te soffrivi come un cane...
                  Avresti preferito essere dalla tristezza sfiorato
                  ogni volta che l'addio si avvicinava,
                  piùttosto che averla sempre avuto inciso
                  nel tuo cuore che dimora per lei è stato.
                  Tu...
                  Che ormai cresciuto e piccolo uomo sei diventato,
                  rimpiangi ciò che hai vissuto da moccioso, il tuo passato.
                  Avresti voluto aver avuto un'infanzia piena di amicizie, di sorisi,
                  di divertimento, di caldi abbracci come ogni bambino si meritava!
                  Ma adesso ti ritrovi a mordicchiarti il labbro perché la tua non è andata
                  come te speravi e ti riempie di rabbia perche sai che la tua...
                  l'hanno bruciata...

                  Tu... Ma perche stai piangendo?
                  Io? Per... perché te mi odi...
                  No, non odio te, ma la tua infanzia e ciò che ti stette intorno.
                  E t... tu per... perché stai piangendo?
                  Io? Le mie son solo lacrime di gioia perché
                  il tuo è solo passato, una nuova vita ormai stai vivendo...
                  Salvatore Riggio
                  Composta mercoledì 18 novembre 2009
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                    Scritta da: Salvatore Riggio

                    Dinanzi a te col mazzo in mano

                    Ora mi ritrovo dinanzi a te,
                    con che coraggio lo faccio
                    non ne ho alcuna idea.
                    Son qui sperando di ritrovare
                    una speranza per poter in futuro
                    la nostra storia riiniziare,
                    anche se dopo quel che accade
                    sembrerebbe soltanto una follia.
                    Intanto un petalo di biancospino
                    scorsi danzare nel aria che in terra cadde.

                    Ora mi ritrovo dinanzi a te con questo mazzo di fiori
                    stretto in pugno, mi accorsi che tu li iniziasti ad osservare.
                    Il tuo sguardo era gelido mi sembrò che le camelie rosa e rosse
                    si radrizzassero da quei due diamanti, quasi che stessero per gridare
                    ed ora si alzò anche una leggera brezza, ho comesso un sbaglio
                    presentarmi qui da te, la speranza si sta affievolendo e ne ho paura...
                    Nel fratempo la porta, le finestre sbattero violentamente per la brezza
                    che semper piu forte divenne e la luna piena si nascose tra le nuvole
                    nere che sembrano voler piangere e che son a forma di calendula.
                    Mi sa che anche lei inizio a non sopportare quel tuo gelido sguardo...

                    Ora mi ritrovo dinanzi a te ma ormai mene son pentito,
                    non ce bisogno di alcuna tua parola io so già di aver capito
                    allora mi volsi, mene andai e intrapresi un nuovo cammino
                    col mazzo in mano che il tuo sguardo ha fatto appassire,
                    finche anche il mio non si posò sulla terra poiché rimasi colpito
                    da quei due fiori che per poco calpestai! Un vilucchio, un ciclamino...
                    Non credo che io possa mai più dimenticare quello che nel
                    mio cuore, nella mia anima in questa notte ho sentito...
                    Salvatore Riggio
                    Composta martedì 17 novembre 2009
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