Le migliori poesie di Pier Paolo Pasolini

Poeta, scrittore, regista e attore, nato domenica 5 marzo 1922 a Bologna (Italia), morto domenica 2 novembre 1975 a Roma (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Film come regista.

Da poesia in forma di rosa - il libro delle croci

Da quel gabbione uscii...
Nessuno mi guardava.
Per quale distrazione?
Per quale pensiero immerso
senza pietà nel cuore?
Per quale esclusiva
incomunicabile passione?
Come una vecchia carta,
un pezzo di giornale trascinato
sul lastrico dal vento,
vagavo, ignorato, contro i cantoni
di marmo e ottone,
gli alberelli severi del Nord,
i vetri di una Banca...
Il futuro dell'uomo!
Nessuno sapeva più nulla della pietà,
della speranza: sapevano
in questa accanita città,
solamente il futuro, come già seppero la vita.
Ognuno l'aveva in cuore,
passione quotidiana, scontata
novità, luce della nuova storia.
E io senza più capire
cos'aveva potere d'importargli,
di avere per loro significato
di farli ridere, di farli piangere,
ero un vecchio pezzo di giornale,
trascinato dal nuovo vento
tra i loro piedi di Angeli.
Pier Paolo Pasolini
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    Scritta da: Nina Neri
    Pubblicata prima del 01/06/2004

    Lo scandalo del contraddirmi...

    Lo scandalo del contraddirmi, dell'essere
    con te e contro te; con te nel cuore,
    in luce, contro te nelle buie viscere;

    del mio paterno stato traditore
    - nel pensiero, in un'ombra di azione -
    mi so ad esso attaccato nel calore

    degli istinti, dell'estetica passione;
    attratto da una vita proletaria
    a te anteriore, è per me religione

    la sua allegria, non la millenaria
    sua lotta: la sua natura, non la sua
    coscienza; è la forza originaria

    dell'uomo, che nell'atto s'è perduta,
    a darle l'ebbrezza della nostalgia,
    una luce poetica: ed altro più

    io non so dirne, che non sia
    giusto ma non sincero, astratto
    amore, non accorante simpatia...

    Come i poveri povero, mi attacco
    come loro a umilianti speranze,
    come loro per vivere mi batto

    ogni giorno. Ma nella desolante
    mia condizione di diseredato,
    io possiedo: ed è il più esaltante

    dei possessi borghesi, lo stato
    più assoluto. Ma come io possiedo la storia,
    essa mi possiede; ne sono illuminato:

    ma a che serve la luce?
    Pier Paolo Pasolini
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Hymnus ad nocturnum

      Ho la calma di un morto:
      guardo il letto che attende
      le mie membra e lo specchio
      che mi riflette assorto.

      Non so vincere il gelo
      dell'angoscia, piangendo,
      come un tempo, nel cuore
      della terra e del cielo.

      Non so fingermi calme
      o indifferenze o altre
      giovanili prodezze,
      serti di mirto o palme.

      O immoto Dio che odio
      fa che emani ancora
      vita dalla mia vita
      non m'importa più il modo.
      Pier Paolo Pasolini
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