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Scritta da: Nello Maruca

L'ingannevole

Al nefasto giudicio che destommi tema
desolato mi dipartii e senza speme.
Fu il dispero, tutto mi fu nero
spiraglio alcuno non vedea, invero.
Conobbi l'impotente debolezza,
nullo e nessuno davami certezza.
Nel Tempio mi trovai degl'Alemanni
come deporre i tanti, molti affanni.
Andò per tempo, non ricordo quanto,

dalla Croce, la vista, all'Azzurro Manto.
D'automa movenza fu all'accender cero,
col cuore lo feci palpitante e nero.
Quella fiammella tremula, pencolante
poscia per l'alma mia fu illuminante.
Parea un varco mi si fosse aperto
in mezzo quel che grande era sconcerto.

E, poi, di nuovo cupa desolazione
e immensa ancora fu disperazione.
Col cuore infranto, stanco, sconfortato
in casa mi trovai, da trasportato.
Mentre mi riportavo al luogo mesto **
fu il pensiero mio determinato e desto
a ripassar in quel ch'è Sacro Luogo
onde scrollarmi del pesante giogo.

Lì, rimasi infreddolito e stanco
con quella spina che pungeami il fianco;
Lo guardo riandò su l'Effige Santa
e poi portossi alla Donna Santa,
e mentre la guardavo la pregavo
e nella prece tutto mi donavo
e mi pareva d'essere ascoltato
e mi pareva d'essere consolato.

E più guardavo quell'Effige Santa:
Abbi fiducia, abbine sì tanta
e più parea che cenno mi facesse
quasi che dir qualcosa mi volesse.
L'Effige ch'è in Croce mi rispose,
sulla testa Maria la Mano santa pose
e quel ch'accadde, poi, non parmi vero:
Schiarito fu, quel ch'era tutto nero.

Ed il sorriso ritornommi in viso,
lievi sentii le spalle, senza peso;
leggero dentro, senz'alcun tormento
un guardo, un grazie volsi al Firmamento.
Schiacciato fu il diagnosticato prima
poiché riposto avea tutta mia stima
al Creator di tutto, al Redentore
che sa donare gioia ad ogni cuore.

Quanto l'Onnipotente è umile e verace
tanto sei, uomo, tronfio e fallace.
Nello Maruca
Composta lunedì 30 novembre 1998
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    Scritta da: Nello Maruca

    Il contadino

    Lenta la nebbia s'alza dal mare alla montagna
    coprendo il cielo azzurro di luttuoso manto
    mentre la massaia accanto al focolare
    a rimestare intenta è il desinare.
    Di presso, del cane l'abbaiar rabbioso s'ode
    e di tanto un raglio sgradevole l'accompagna
    col muggito del ruminante bue cui il belar
    della lanosa pecora fa eco col grugnire
    d'un maiale che del rumoreggiare pare stufo.
    Il rude contadino sul ceppo assiso
    pensoso è del domani; di quello che sarà:
    Pioggia, vento o neve o il sol risplenderà?
    Così, assorto, in ansia mesto sta.
    La pipa tra le labbra; il fumo in alto va
    e stanco, un sonnellino seduto resta e fa.
    Nello Maruca
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      Scritta da: Nello Maruca

      Ninna nanna

      Galoppando il bianco giglio
      viene portandomi mio figlio.
      Mamma è qui, aspetta te,
      mamma è qui, tutta per te.
      Sogno sempre il tuo visino,
      vedo te, o, mio bambino.
      Qui, accanto al focolare
      mamma resta, sta a sognare.
      Resto e sogno il mio bel Re,
      resto qui, aspetto te.
      Nel mio sogno c'è la culla
      che ti dondola e trastulla.
      Nella culla fai la nanna
      amor grande della mamma.
      M'hai rapito già il cuore
      o mio grande, dolce amore.
      Fai la ninna, fai la nanna
      dolce bimbo della mamma
      ch'io ti veglio, ti sorveglio
      fino a quando resti sveglio.
      Nello Maruca
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        Saggio Corona di sonetti LXXIX

        In materia che segue: Geografia
        la dissertazione non muta faccia,
        simile a precedente d'acqua par goccia,
        le altre discipline son radiografia.

        L'isegnamento è rigido, in cortesia
        e a voce calma, ferma ed a braccia
        conserte i docenti seguono la traccia
        chiedendo connotazione a discrasia. (1) mescolanza

        Durante i minuti di ricreazione
        i commenti tra noi volano in cielo,
        ch'ognuno pone sua supposizione.

        Se la mente frugasse il nostro intimo
        squarcerebbe da li nostri occhi il velo
        ricordo dir del Preside per primo;

        ché quel primiero giorno ben lo disse
        di non tenere velo ch'offuscasse.
        Nello Maruca
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          Scritta da: Nello Maruca

          Saggio Corona di sonetti LXXVI

          Oggi l'ora ch'è dedita al latino
          l'omaggeremo a Lucrezio e Catullo,
          dell'uno la poesia e del mondo il crollo
          dell'altro Opere, i Carmi e lor declino.

          Districare non si può in un mattino;
          tali sono menti d'alto livello
          perciò gravoso è loro fardello
          e recepire si può pian pianino.

          Nessuno sogni essere impreparato,
          quel che fin qui ho detto va risaputo
          e nel contesto essere migliorato.

          La strada intrapresa è in agguato,
          quindi sia l'oggetto ampio e compiuto
          e senz'uscire, mai, dal seminato.
          Nello Maruca
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            Scritta da: Nello Maruca

            La capinera

            Nell'incavato fusto di ciliegio
            Di capinera è custodito letto
            Ch'esperta costruito ha in mod'egregio
            In loco ritenuto sicuro tetto.
            Tenerissime fibre l'hann'intrecciato
            Con diligente architettura innata
            Da testa nera, con fare ricercato
            Per schiudere le uova dell'annata.

            Poscia, nel caldo, morbido lettuccio
            Depositò tre uova corpo grigio
            Sicura che mai avesse avuto cruccio
            Né che suo cuor divenisse bigio.
            Ma l'arbusto che non dava frutto
            Era d'impaccio all'animal'eretto
            Che non sopporta non avere tutto
            e nel demolire il legno scassa il tetto

            di quella capinera dolce e buona
            che sotto già teneva tre nudetti
            da poco della schiusa dei tre uova
            di pelle ancora scura, i piccoletti.
            Implumi ancora, sol boccucci'aperta
            per quell'impulso di sopravvivenza
            la testolina, ora, all'ari'aperta
            cercando vanno di mamma la presenza

            che svolazzando nei d'intorni e presso
            cinguettando, desolata, va piangendo
            e s'avvicina e s'allontana spesso
            e spaurita va dall'uman fuggendo.
            Da mane dura l'andirivien'ardito
            e par che preghi: Va! O uomo crudo
            non vedi il nido mio com'è avvilito?
            Perché in petto tieni cuore sì duro?

            È sera, ormai, e l'uomo via sen va
            Indi la capinera è sul morente nido,
            un piccoletto afferra e vola e va
            penzoloni altro trasporta al posto fido
            torna, festante in becco stretto
            l'ultimo ai fratellini affianca
            sotto provvido e fortunoso tetto
            e accanto giace, finalmente, stanca.

            Quant'amore traspare in sì tal'atto!
            Quant'affetto racchiude piccol volatile,
            quant'altruismo quel corpicino ha in petto,
            quanta bontà, quanta dolcezza e stile.
            Nello Maruca
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              Scritta da: Nello Maruca

              Il gentiluomo

              Disquisire di te, del tuo sembiante
              arduo perviene a me vate cadente
              che altre sublimi Menti aviano vanto
              con diligenza dire di tanto manto.
              La testa ch'è vagante e pertinace
              non tiene pace a essere incapace

              e allora s'inoltra nell'oscura selva,
              tenacemente, ad affrontar la belva.
              L'arma con cui combatte è una penna
              che patisce dir del cervel ch'affanna,
              che s'arrovella e non trova forma
              l'enunciar che vorrebbe in piena norma.

              Mò pare che irta poco meno è l'erta,
              indi, la scritta scorre un po' più certa.
              Entra nel mezzo di folta foresta
              e, caparbiamente, a belva tien testa.
              Vede la bontà dell'esser tuo, descrive
              la dolcezza del tuo cuore, rivive

              quanto grande per l'altrui hai amore
              e della carità lo gran spessore.
              Ma nell'andare incespica, cade, s'alza,
              si rincammina, ricade, sobbalza
              ma intricato di cespugli è il loco
              indi la penna più non regge il gioco.

              Si sfiducia, s'abbatte, indi, soggiace.
              ma sol per poco, essa, però, si tace.
              Chè una penna pur debole e flemma
              si scalda e brucia più d'immensa fiamma,
              e ancora maggior  di fiamma rossa diviene
              se a bontà s'affaccia e non a pene.

              Qui la dolcezza, in breve, vuol narrare
              d'uomo gentile che sa soltanto amare.
              Di te vuol dire, Cavaliere illustre,
              della schiettezza limpida, campestre
              ch'altra maggior, giammai, rilevi altrove
              e puranco la scorza zotica rimuove.

              Cuore gentile, colmo d'ogn'affetto
              che per il ben'altrui non tien difetto,
              proclive e lesto a propinar man forte
              e al bisognoso schiudere le chiuse porte.
              Se di un essere eretto già hai scritto
              e anche in verbo ripetuto e detto

              della dolcezza e umanità infinita
              ch'altro vuoi dire che porta in sé tal vita?
              Ch'altro un uomo può aver che spinge
              oltre la carità e che dolcezza aggiunge
              a stile, bontà, fede e grand'amore?
              Se cotante virtù racchiude in cuore

              cosa vorresti, penna, dire più ancora?
              Qui, diletto amore, la mente si scolora
              perciò t'implora a gentil riflessione
              alfin che t'ammanti di comprensione
              e per la mente che troppo vacilla
              quanto pel cuore che in pett'oscilla.
              Nello Maruca
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                Scritta da: Nello Maruca

                L'opportunità della vita

                L'Onnipossente, immenso Creatore,
                l'Iddio che dell'Universo è fondatore,
                che dal nulla formò cielo, terra e mare
                che se odiato sa soltanto amare
                onde lo sacrificio del Figliol non fosse vano
                all'uomo crudele volle stendere la mano.
                Decise, quindi, di donare due calle;
                l'una che scende liscia verso valle
                l'altra di rovi cosparsa, macigni e sassi
                che difficoltoso è muovere i passi.
                La prima mena dritta al fuoco eterno
                Perché percorsa dal male dell'inferno;
                la seconda stretta, cosparsa di pece
                porta alla carità, la luce e pace.

                L'una a misura di cattivi e stolti
                l'altra pei buoni, di carità avvolti.
                Queste le opportunità che Dio ha dato;
                a noi andare a destra o a manco lato.
                Nello Maruca
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                  Scritta da: Nello Maruca

                  Luce

                  Raggio di sole apparso è in firmamento
                  ch'illumina ogni ambiente circostante
                  mentre calore inietta ogni momento
                  in cuore di chi resta suo amante.

                  Il raggio ch'è apparso è imponente
                  poiché coronamento d'amor grande
                  in gesti e in movenza aitante,
                  intorno armonia, qual capinera spande.

                  Sì, qual persona il nome è grande
                  che in Pietro da Gesù fu trasmutato,
                  dall'une a benedire fu, all'altre sponde
                  canco di guarigione decision fu dato.

                  Indi, Simone pescatore è Pietro
                  ch'assecondar divino deve disegno
                  e della Chiesa è sesquipedale Pietra
                  Perciò esser Simone per tutti è sogno.
                  Nello Maruca
                  Composta martedì 5 giugno 2001
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                    Scritta da: Nello Maruca

                    L'assenza

                    Se il peso non s'avesse dell'affetto
                    la lontananza non avrebbe effetto.
                    Se, poi, negl'anni il bene s'è ampliato
                    il peso dell'assenza e più marcato.

                    Capire ciò lo può ch'in petto ha cuore
                    e se vi custodisce grand'amore.
                    Da stamane manca l'Angelo custode
                    e la tignola già dentro mi rode.

                    Se manca la feconda ape regina
                    nell'arnia resta spenta la fucina;
                    spenti i fornelli son della cucina.
                    Nessuno li cura: Manca la regina.

                    Tutto si ferma, tutto muore e tace
                    e io tormentato, stracco, senza pace.
                    Nello Maruca
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