Poesie di Nazim Hikmet

Poeta, drammaturgo e scrittore, nato mercoledì 20 novembre 1901 a Salonicco (Grecia), morto lunedì 3 giugno 1963 a Mosca (Federazione Russa)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Scritta da: Silvana Stremiz

Notturno in tram a Berlino

La vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia tutti
e quattro camminiamo fianco a fianco senza parlarci

ciascuno cammina solo ma siamo l'uno a fianco dell'altro

che cosa non avremmo dato gli uni e gli altri per non sentire
il rumore dei passi gli uni degli altri

dentro di noi abbiamo pietà imprechiamo gli uni contro
gli altri ma ci amiamo perché non crediamo gli uni negli altri

che cosa non avremmo dato per arrivare a un incrocio e infilare presto
quattro strade diverse ma non so se uno di noi morisse se quelli che restano sarebbero contenti

la vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia tutti e
quattro camminiamo fianco a fianco

la notte prendiamo il tram i tram che non sappiamo dove vadano

la notte i tram puliti larghi a tre vagoni ci portano in
qualche luogo con stridori sferragliamenti

a un tratto si levano davanti a noi dei muri bruciati e sotto
il riverbero dei lampioni marciano diritti e testardi verso di noi

delle finestre appaiono davanti a noi e vengono in folla verso
di noi schiaciandosi l'una con l'altra

finestre che non hanno nè vetri nè infissi che non sono finestre
delle stanze degli uomini ma finestre del vuoto

passiamo davanti alle porte senza battenti le porte che aprono su nulla

sui marciapiedi degli uomini con tre punti sopra il bracciale aspettano il tram

sono appoggiati sui loro bastoni dalle punte di gomma

non so se tutti i muti sono anche dei sordi ma certo la maggior parte dei ciechi sono dei ciechi con gli occhi aperti e le luci dei tram cadono nei loro occhi aperti ma loro non si rendono conto che la luce cade nei loro occhi

vecchie bigliettaie stanche fanno salire i ciechi sui tram

donne che mi avete guidato teneramente tenendomi per mano

a quasi tutte voi non ho dato che qualche poesia e forse un po' di tristezza

sono grato a voi tutte

traversiamo le tenebre degli spiazzi vuoti dove crescono i ciuffi d'erbacce

i tram traversano le piazze i cui palazzi barocchi sono distrutti

e le pietre bruciate spezzate si somigliano talmente che la testa
ci gira e giriamo in tondo

questa città è tutta bucata perché ha mandato i suoi soldati a distruggere altre città

ho visto città rase al suolo avevano mandato i loro soldati a distruggere altre città e i soldati delle altre città le avevano rase al suolo

ho visto città che preparavano i loro soldati per mandarli
a distruggere altre città ed essere distrutte esse stesse

dei violinisti salgono in tram con le scatole dei violini sotto
il braccio e i loro lunghi capelli tristi non riescono a
nascondere la loro calvizie

questo agosto è forse l'ultimo agosto del mondo ha chiesto uno dei violinisti alla bigliettaia in una lingua che non conosco
sulle piattaforme dei tram ci sono dei giovani in collera

credo ch'essi stessi non sappiano perché e contro chi sono in collera

che ora sarà adesso all'Avana amore mio sarà notte o giorno

le ragazze scendono dai tram

le loro gambe sono abbastanza ben fatte

senza fare un gesto seduto dove sono le seguo e sotto il ponte
di pietra sento vicinissimo al mio viso il calore delle loro bocche e volto la testa a una giovane donna che mi tocca la spalla senza ch'io sappia dov'è

i suoi capelli son paglia d'oro le sue ciglia azzurre

il suo collo bianco è lungo e rotondo

alle fermate vecchie donne terribili con cappelli di
paglia nera traversano le rotaie tenendosi per mano

l'uomo seduto alla mia destra s'è inabissato dentro se stesso
s'è perduto dentro se stesso

è così lo so è così che la vecchiaia comincia

tuttavia non è in mio potere non cadere nelle onde tristi

così comincia la vecchiaia

l'uomo seduto alla mia destra è caduto ancora nelle onde tristi

alla porta del deposito siamo scesi dall'ultimo tram

rientriamo a piedi

tutti e quattro

la vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia

quando arriviamo all'albergo il sole comincia a spuntare

nella nostra stanza apriamo la radio

parla dei vascelli cosmici.
Nazim Hikmet
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Autobiografia (1962)

    Sono nato nel 1902
    non sono più tornato
    nella città natale
    non amo i ritorni indietro
    quando avevo tre anni
    abitavo Alep
    con mio nonno pascià
    a 19 anni studiavo a Mosca
    all'università comunista
    a 49 ero a Mosca di nuovo
    ospite del comitato centrale
    del partito comunista
    e dall'età di 14 anni
    faccio il poeta
    alcuni conoscon bene le varie specie
    delle piante altri quelle dei pesci
    io conosco le separazioni
    alcuni enumerano a memoria i nomi
    delle stelle io delle nostalgie
    ho dormito in prigioni e anche in alberghi di lusso
    ho sofferto la fame compreso lo sciopero della fame
    e non c'è quasi pietanza
    che non abbia assaggiata
    quando avevo trent'anni hanno chiesto
    la mia impiccagione
    a 48 mi hanno proposto
    per la medaglia della Pace
    e me l'hanno data
    a 36 ho traversato in sei mesi
    i quattro metri quadrati
    di cemento
    della segregazione cellulare
    a 59 sono volato
    da Praga all'Avana
    in diciotto ore
    ero di guardia davanti alla bara di Lenin nel '24
    e il mausoleo che visito sono i suoi libri
    han provato a strapparmi dal mio Partito
    e non ci son riusciti
    e non sono rimasto schiacciato
    sotto gl'idoli crollati
    nel 51 con un giovane compagno
    ho camminato verso la morte
    nel 52 col cuore spaccato ho atteso la morte
    per quattro mesi sdraiato sul dorso
    sono stato pazzamente geloso delle donne ch'ho amato
    non ho invidiato nemmeno Charlot
    ho ingannato le mie donne
    non ho sparlato degli amici
    dietro le loro spalle
    ho bevuto ma non sono stato un bevitore
    ho sempre guadagnato il mio pane
    col sudore della mia fronte
    che felicità
    mi sono vergognato per gli altri e ho mentito
    ho mentito per non far pena agli altri
    ma ho anche mentito
    senza nessun motivo
    ho viaggiato in treno in areoplano in macchina
    i più non possono farlo
    sono stato all'Opera
    i più non ci vanno non sanno
    nemmeno che cosa sia
    e dal '21 non sono entrato
    in certi luoghi frequentati dai più
    la moschea la sinagoga la chiesa
    il tempio i maghi le fattucchiere
    ma mi è capitato
    di far leggere la mia sorte
    nei fondi di caffè
    le mie poesie sono pubblicate
    in trenta o quaranta lingue
    ma nella mia Turchia
    nella mia lingua turca
    sono proibite
    il cancro non l'ho ancora avuto
    non è necessario che l'abbia
    non sarò primo ministro
    d'altronde non ne ho voglia
    anche non ho fatto la guerra
    non sono sceso nei ricoveri
    nel mezzo della notte
    non ho camminato per le vie
    sotto gli aerei in picchiata
    ma verso i sessant'anni mi sono innamorato
    in una parola compagni
    anche se oggi a Berlino sono sul punto
    di crepar di tristezza
    posso dire di aver vissuto
    da uomo
    e quanto vivrò ancora
    e quanto vedrò ancora
    chi sa.
    Nazim Hikmet
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Mehmet

      Da una parte gli aguzzini ci separano come un muro.
      Dall'altra questo cuore sciagurato mi ha fatto un brutto scherzo,
      mio piccolo,
      mio Mehmet,
      forse il destino m'impedirà di rivederti.
      Sarai un ragazzo, lo so,
      simile alla spiga di grano:
      biondo, snello, alto di statura.
      Ero così quand'ero giovane.
      I tuoi occhi saranno vasti come quelli di tua madre,
      con dentro talvolta uno strascico amaro di tristezza.
      Avrai una bella voce,
      la mia era atroce.
      La tua fronte sarà chiara.
      Le canzoni che canterai spezzeranno i cuori.
      Sarai un conversatore brillante.
      In questo ero maestro anch'io,
      quando la gente non m'irritava i nervi.
      Dalle tue labbra colerà il miele.
      Ah Mehmet,
      quanti cuori spezzerai!
      Non dare pena a tua madre.
      Tua madre, forte e dolce come la seta,
      sarà bella anche all'età delle nonne,
      come il primo giorno che la vidi.
      Aveva 17 anni,
      sulle rive del Bosforo.
      Era il chiaro di luna,
      era il chiaro del giorno,
      era simile a una susina dorata.
      Tua madre un giorno, come al solito, ci siamo lasciati:
      a stasera!
      Era per non rivederci mai più.
      Tua madre nella sua bontà
      la più saggia delle madri.
      Non ho paura di morire, figlio mio.
      Eppure malgrado tutto
      a volte trasalisco di colpo.
      Contare i giorni difficile.
      Non ci si può saziare della vita, Mehmet,
      non ci si può saziare.
      Non vivere a questo mondo come un inquilino.
      Vivi su questa terra come se fosse la casa di tuo padre.
      La nostra terra, la Turchia,
      un bel paese tra gli altri paesi,
      e i suoi uomini,
      quelli di buona lega,
      sono lavoratori pensosi e coraggiosi
      e atrocemente miserabili.
      Tu, il futuro,
      lo vedrai coi tuoi occhi,
      lo toccherai con le tue mani.
      Io forse morirò lontano dalla mia lingua,
      dalle mie canzoni,
      dal mio sale, dal mio pane,
      sentendo la nostalgia di tua madre e di te.
      Mehmet, piccolo mio,
      me ne vado. Sono calmo.
      La vita che si disperde in me si ritroverà in te,
      per lungo tempo.
      Nazim Hikmet
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Lettere dal carcere a Munevver

        Che sta facendo adesso
        adesso, in questo momento?
        È a casa? Per la strada?
        Al lavoro? In piedi? Sdraiata?
        Forse sta alzando il braccio?
        Amor mio
        come appare in quel movimento
        il polso bianco e rotondo!
        Che sta facendo adesso
        adesso, in questo momento?
        Un gattino sulle ginocchia
        Lei lo accarezza.
        O forse sta camminando
        ecco il piede che avanza.
        Oh i tuoi piedi che mi son cari
        che mi camminano sull'anima
        che illuminano i miei giorni bui!
        A che pensa?
        A me? O forse... chi sa
        ai fagioli che non si cuociono.
        O forse si domanda
        perché tanti sono infelici
        sulla terra.
        Che sta facendo adesso
        adesso, in questo momento?
        Nazim Hikmet
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Anche questa mattina mi sono svegliato

          Anche questa mattina mi sono svegliato
          e il muro la coperta i vetri la plastica il legno
          si sono buttati addosso a me alla rinfusa
          e la luce d'argento annerito della lampada

          mi si è buttato addosso anche un biglietto di tram
          e il giallo della parete e tre righe di scritto
          e la camera d'albergo e questo paese nemico
          e la metà del sogno caduta da questo lato s'è spenta

          mi si è buttata addosso la fronte bianca del tempo
          e i ricordi più vecchi e la tua assenza nel letto
          e la nostra separazione e quello che siamo

          mi sono svegliato anche questa mattina
          e ti amo.
          Nazim Hikmet
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Guardo in ginocchio la terra

            Guardo in ginocchio la terra
            guardo l'erba
            guardo l'insetto
            guardo l'istante fiorito e azzurro
            sei come la terra di primavera, amore,
            io ti guardo.

            Sdraiato sul dorso vedo il cielo
            vedo i rami degli alberi
            vedo le cicogne che volano
            sei come il cielo di primavera, amore,
            io ti vedo.

            Ho acceso un fuoco di notte in campagna
            tocco il fuoco
            tocco l'acqua
            tocco la stoffa e l'argento
            sei come un fuoco di bivacco all'addiaccio
            io ti tocco.

            Sono tra gli uomini amo gli uomini
            Amo l'azione
            Amo il pensiero
            Amo la mia lotta
            Sei un essere umano nella mia lotta
            Ti amo.
            Nazim Hikmet
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              Le sei del mattino

              Le sei del mattino.
              Ho aperto la porta del giorno ci sono entrato
              ho assaporato
              l'azzurro nuovo nelle finestre
              le rughe della mia fronte di ieri
              sono rimaste sullo specchio

              sulla mia nuca una voce di donna
              tenera peluria di pesca
              e le notizie del mio paese alla radio

              vorrei correre d'albero in albero
              nel frutteto delle ore

              verrà il tramonto, mia rosa
              e al di là della notte
              mi aspetterà
              spero
              il sapore di un nuovo azzurro.
              Nazim Hikmet
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                Scritta da: Silvana Stremiz

                Nella casa addormentata

                Nella casa addormentata in quest'alba
                la luce che si muove al secondo piano
                è una stella rimasta lassù

                sono sceso senza rumore
                per la scala
                sono andato attraverso il giardino
                fino al bosco di faggi

                nella freschezza calma di quest'alba
                negli alberi la tenerezza
                di una giovane madre
                e a passi lenti sul ponte di pietra
                la partenza.
                Nazim Hikmet
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                  Scritta da: Silvana Stremiz

                  Il vento cala e se ne va

                  Il vento cala e se ne va
                  lo stesso vento non agita
                  due volte lo stesso ramo
                  di ciliegio
                  gli uccelli cantano nell'albero
                  ali che voglion volare
                  la porta è chiusa
                  bisogna forzarla
                  bisogna vederti, amor mio,
                  sia bella come te, la vita
                  sia amica e amata come te

                  so che ancora non è finito
                  il banchetto della miseria ma
                  finirà...
                  Nazim Hikmet
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