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Una fontanella

Mentre passeggio,
mi viene spesso di guardare
ad un angolo di un giardino,
e vedo una fontanella un
un po' rovinata, un po' vecchia.

L'acqua che sgorga
mi fa pensare a tutti quelli
che si avvicinano e si
dissetano, o riempiono
bottiglie.
Bambini, donne, vecchietti.

E penso a quanto ha vissuto
questa fontanella,
che in un posto di periferia,
poco curata, ma pur sempre
vivida e fresca.
Mi prende una tenerezza,
per la sua poco eleganza
per il suo modo di dare
a tutti. Mi chiedo anche
se sa di essere così
necessaria e utile.
Maria Concetta Arcioni
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    Un Cappello

    Pare un giocattolo
    posto sul capo,
    per farlo divertire.
    Osserviamolo.

    Il capo si agita
    e all'unisono
    come
    cosa buffa.

    Si china con lui,
    cammina con lui.

    Ogni tanto si sposta
    quasi a fargli dispetto.

    La mano gentile
    lo assesta.

    Ma ecco che
    il cappello cade e si rovina

    Finalmente viene gettato via
    e solo allora è felice.

    Ora sa che non è più buffo...
    Maria Concetta Arcioni
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      Come un pulcino

      Piccolino ed arruffato,
      tenero e malinconico,
      cerchi di camminare
      da solo.
      E poi ti guardi intorno
      per vedere se c'è
      qualcuno per te.

      Io ti prendo, e sento
      il tuo corpo caldo
      e tenero.

      Sento dentro di me
      qualcosa che nasce,
      prende vita.

      Ti amo tanto
      pulcino pulcino mio.

      I tuoi occhi occhi non
      saranno più tristi.

      Perché ti amerò per sempre.
      Maria Concetta Arcioni
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        Scoiattolo

        Sei sempre in fuga,
        non riesco a vederti, a prenderti.
        Eppure mi guardi
        e pare che cogli
        il mio desiderio.

        Hai forse paura?
        Che cosa è che ti fa fuggire sempre?
        Riesco una volta a prenderti
        a prenderti.
        Mentre impaurito
        cerchi di sottrarti.
        Le mie braccia ti tengono
        in un abbraccio.

        Tremi, ma io non posso vivere
        senza di te.
        Ora non fuggi più.

        Ora lo sai,
        e sei felice.
        Maria Concetta Arcioni
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          Lettera a mia madre

          Quante amarezze e tristezzti porti dietro
          dll'infanzia.
          Mamma, quanto ti desideravo,
          tu eri presa dai tuoi sconforti.
          E io rimanevo sola,
          senza la tua risposta.

          Mamma, avevo bisogno di te,
          ma tu non c'eri per me.

          Ma, quando eri libera, all'improvviso,
          del tuo misterioso dolore,
          tu eri distesa e nella rara
          dolcezza, eri la donna
          più meravigliosa del mondo.

          Il tuo amore era così
          grande, ed io ero tanto felice
          e ti amavo sempre più.

          Poi tornavi ad essere lontana.

          Ma quei pochi attimi
          dolcissimi d'amore
          erano la vita per me.

          Oggi, penso,
          mamma,
          un po' di più, solo
          un po' di più, non avresti
          potuto darmi?
          Maria Concetta Arcioni
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            Stupenda

            La tua chioma fluente,
            il tuo portamento superbo,
            il tuo corpo armonico,
            cammini nel tempo,
            così sprezzante degli altri.

            Isolata in uno spazio
            inaccessibile, vivi
            nel tuo regno dorato.

            Ti invidio quasi.
            Cerco di spiare
            per capire qualcosa
            di questo tuo mondo.

            Mi accorgo che tu
            piangi.

            Tutto il corpo sembra
            ridursi in una contorsione
            infantile, straziante.

            Ora so che là,
            nel tuo mondo,
            mascheravi il tuo dolore.
            Perdonami.
            Maria Concetta Arcioni
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