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Scritta da: Silvana Stremiz

Condannato a morte

Il condannato a morte nella sua cella immagina
il proprio spazio di quattro metri per quattro come un grande paese.
Suppone che i rilievi del pavimento sono gli accidenti del terreno
e una lunga fila di formiche è la carovana di automobili che fugge dalla città. Lui è Dio e ha compassione di quelli che si trovano là sotto,
di quelli che sono fuori, perché non hanno tempo per sognare
e hanno bisogno di molti oggetti per sentirsi bene.
S'inventa una storia e ci si diverte con la libertà che manca agli umani.
Ride. Con la pena capitale fissata per il giorno dopo possiede un altro vantaggio sul mondo: conosce l'ora esatta della propria morte.
Juan Nicolas Padron Barquin
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