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Scritta da: Silvana Stremiz

A mio fratello Giorgio

Molti prodigi ho veduto stamane:
il sole, che col primo bacio terse le lacrime
dagli occhi dell'aurora; le corone d'alloro
degli eletti, chine sull'aureo manto della sera;
l'oceano, verdeazzurro, sterminato,
e scogli, navi, grotte, aneliti e terrori;
e la sua voce arcana che, a chi l'ode,
fa meditare quello che sarà o è stato.
E anche ora, Giorgio, che ti dedico il verso,
Cinzia fra coltri di seta appena si profila,
come fosse una sposa alla sua prima notte,
e lascia intravedere le amorose giostre.
Ma che sarebbero i prodigi in mare e cielo
senza averti compagno al mio pensiero.
John Keats
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    Dici di amarmi

    Dici di amarmi, ma con un sorriso freddo come un'alba di settembre. Mi sorridi, lo vedo, ma il tuo sorriso non mi scalda. Dici di volermi bene, ma il tuo bene non mi abbraccia. Invece questo vorrei da te, un'amore da poter infilare come un morbido, carezzevole, soffice maglione di lana. Ne sei capace!?... Oh, amami davvero!
    John Keats
    Composta giovedì 24 settembre 2009
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      Scritta da: mor-joy

      Senza di te

      Non posso esistere senza di te.
      Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
      la mia vita sembra che si arresti lì,
      non vedo più avanti.
      Mi hai assorbito.
      In questo momento ho la sensazione
      come di dissolvermi:
      sarei estremamente triste
      senza la speranza di rivederti presto.
      Avrei paura a staccarmi da te.
      Mi hai rapito via l'anima con un potere
      cui non posso resistere;
      eppure potei resistere finché non ti vidi;
      e anche dopo averti veduta
      mi sforzai spesso di ragionare
      contro le ragioni del mio amore.
      Ora non ne sono più capace.
      Sarebbe una pena troppo grande.
      Il mio Amore è egoista.
      Non posso respirare senza di te.
      John Keats
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        Scritta da: mor-joy

        Che mi ami tu lo dici, ma con una voce...

        Che mi ami tu lo dici, ma con una voce
        più casta di quella d'una suora
        che per sé sola i dolci vespri canta,
        quando la campana risuona -
        Su, amami davvero!

        Che mi ami tu lo dici, ma con un sorriso
        freddo come un'alba di penitenza,
        Suora crudele di San Cupido
        Devota ai giorni d'astinenza -
        Su, amami davvero!

        Che mi ami tu lo dici, ma le tue labbra
        tinte di corallo insegnano meno gioia
        dei coralli del mare -
        Mai che s'imbroncino di baci -
        Su, amami davvero!

        Che mi ami tu lo dici, ma la tua mano
        non stringe chi teneramente la stringe.
        È morta come quella d'una statua.
        Mentre la mia brucia di passione -
        Su, amami davvero!

        Su, incendiamoci di parole
        e bruciandomi sorridimi - stringimi
        come devono gli amanti - su, baciami.
        E l'urna, poi, delle mie ceneri seppelliscila nel tuo cuore -
        Su, amami davvero!
        John Keats
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          Scritta da: Paul Mehis

          Non pensarci, mia cara

          Non pensarci, mia cara,
          Non pianger più:
          a sospirare impara,
          e di non tornare, diglielo tu!

          Dolcezza mia, non impallidire,
          Non mostrare il volto triste e sconsolato:
          Oppure, se vuoi, spargi pure una lacrima - se n'è andato -
          Si, certo, era nato per morire!

          Ancora cosi pallida? Piangi pure, allora, a profusione,
          Che le lacrime tue conterò nel sentire:
          Saranno per te una benedizione
          Negli anni a venire!

          Vedi? A lasciato i tuoi occhi più sfavillanti
          d'un soleggiato ruscello,
          e le tue melodie sussurranti
          Son ancora più dolci di quello!

          Pure, poiché lacrime e pianto son seguaci
          Delle gioie fuggenti,
          Insieme piangiamo: ma le note dolenti
          Del rimpianto intrecciate sian di baci.
          John Keats
          Composta domenica 29 novembre 2009
          dal libro "Poesie" di John Keats
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            Scritta da: mor-joy

            Fantasia

            Lascia sempre vagare la fantasia,
            È sempre altrove il piacere:
            E si scioglie, solo a toccarlo, dolce,
            Come le bolle quando la pioggia picchia;
            Lasciala quindi vagare, lei, l’alata,
            Per il pensiero che davanti ancor le si stende;
            Spalanca la porta alla gabbia della mente,
            E, vedrai, si lancerà volando verso il cielo.
            John Keats
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              Al sonno

              O soave che balsamo soffondi
              alla quieta mezzanotte, e serri
              con attente e benevole le dita
              gli occhi nostri del buio compiaciuti,
              protetti dalla luce, avvolti d'ombra
              nel ricovero di un divino oblio.
              O dolcissimo sonno! Se ti piace
              chiudi a metà di questo, che è tuo, inno
              i miei occhi in vedetta, o attendi l'Amen
              prima che il tuo papavero al mio letto
              largisca in carità il suo dondolio.
              Poi salvami, altrimenti il giorno andato
              lucido apparirà sul mio guanciale
              di nuovo, producendo molte pene,
              salvami dall'alerte coscienza
              che viepiù insignorisce il suo vigore
              causa l'oscurità, scavando come
              una talpa. Volgi abile la chiave
              nella toppa oliata e dà il sigillo
              allo scrigno, che tace, del mio cuore.
              John Keats
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                Scritta da: Silvana Stremiz

                Le stagioni umane

                Quattro stagioni fanno intero l'anno,
                quattro stagioni ha l'animo dell'uomo.
                Egli ha la sua robusta Primavera
                quando coglie l'ingenua fantasia
                ad aprire di mano ogni bellezza;
                ha la sua Estate quando ruminare
                il boccone di miel primaverile
                del giovine pensiero ama perduto
                di voluttà, e così fantasticando,
                quanto gli è dato approssimarsi al cielo;
                e calmi ormeggi in rada ha nel suo Autunno
                quando ripiega strettamente le ali
                pago di star così a contemplare
                oziando le nebbie, di lasciare
                le cose belle inavvertite lungi
                passare come sulla siglia un rivo.
                Anche ha il suo Inverno di sfiguramento
                pallido, sennò forza gli sarebbe
                rinunciare alla sua mortal natura.
                John Keats
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                  Scritta da: Silvana Stremiz

                  Lasciando alcuni amici di prima mattina

                  D'oro una penna datemi, e lasciate
                  che in limpidi e lontane regioni
                  sopra mucchi di fiori io mi distenda;
                  portatemi più bianca di una stella
                  o di una mano d'angelo inneggiante
                  quando fra corde argentee la vedi
                  di arpe celesti, un'asse per scrittoio;
                  e lasciate lì accanto correr molti
                  carri color di perla, vesti rosa,
                  e chiome a onda, e vasi di diamante,
                  e ali intraviste, e sguardi penetranti.
                  Lasciate intanto che la musica erri
                  ai miei orecchi d'intorno; e come quella
                  ogni cadenza deliziosa tocca,
                  lasciate che io scriva un verso pieno
                  di molte meraviglie delle sfere,
                  splendido al suono: con che altezze in gara
                  il mio spirito venne! Nè contento
                  è di restare così presto solo.
                  John Keats
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                    Scritta da: Silvana Stremiz

                    Sulla Gloria

                    Quale febbre ha mai l'uomo! Che guardare
                    ai suoi giorni mortali con il sangue
                    temperato non sa, che tutto sciupa
                    le pagine del libro della vita
                    e deruba virtù al suo buon nome.
                    È come se la rosa si cogliesse
                    da sé; o quand'è matura la susina
                    la sua scura lanugine raschiasse;
                    o a guisa di un folletto impertinente
                    la Naiade oscurasse la splendente
                    sua grotta di una tenebra fangosa.
                    Ma sullo spino lascia sé la rosa,
                    che vengano a baciarla i venti e grate
                    se ne cibino le api: e la susina
                    matura indossa sempre la sua veste
                    bruna, il lago non tocco ha di cristallo
                    la superficie. Perché dunque l'uomo,
                    importunando il mondo per averne
                    grazia, deve sciupar la sua salvezza
                    in obbedienza a un rozzo, falso credo?
                    John Keats
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