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Le migliori poesie di John Donne

Poeta e chierico, nato nel 1572 a Londra (Regno Unito), morto lunedì 31 marzo 1631 a Londra (Regno Unito)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Scritta da: Elisa Iacobellis

Il sogno

Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema per la ragione,
troppo forte per la fantasia.
Sei stata saggia a svegliarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta
per fare veri i sogni e storia le favole.
Entra tra queste braccia. Se ti sembrò
più giusto per me non sognare tutto il sogno,
ora viviamo il resto.

Come un lampo o un bagliore di candela
i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.
Così (poiché tu ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo,
quando interpretasti il sogno, sapendo
che la troppa gioia mi avrebbe destato
e venisti, devo confessare
che sarebbe stato sacrilegio crederti altro da te.

Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora che ti allontani
dubito che tu non sia più tu.
Debole quell'amore di cui più forte è la paura,
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce
sono prima accese e poi spente, così tu fai con me.
Venisti per accendermi, vai per venire. E io
sognerò nuovamente
quella speranza, ma per non morire.
John Donne
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    Scritta da: Cheope

    Infinità d'amore

    Se ancor non ho tutto l'amore tuo,
    cara, giammai tutto l'avrò;
    non posso esalare un altro sospiro per intenerirti,
    né posso implorare un'altra lacrima a che sgorghi;
    ormai tutto il tesoro che avevo per acquistarti
    - sospiri, lacrime, e voti e lettere - l'ho consumato.
    Eppure non può essermi dovuto
    più di quanto fu inteso alla stipulazione del contratto;
    se allora il tuo dono d'amore fu parziale,
    si che parte a me toccasse, parte ad altri,
    cara giammai tutta ti avrò

    Ma se allora tu mi cedesti tutto,
    quel tutto non fu che il tutto di cui allora tu disponevi;
    ma se nel cuore tuo, in seguito, sia stato o sarà
    generato amor nuovo, ad opera di altri,
    che ancor possiedono intatte le lor sostanze, e possono di lacrime,
    di sospiri, di voti, di lettere, fare offerte maggiori,
    codesto amore nuovo può produrre nuove ansie,
    poiché codesto amore non fu da te impegnato.
    Eppur lo fu, dacché la tua donazione fu totale:
    il terreno, cioè il tuo cuore, è mio; quanto ivi cresca,
    cara, dovrebbe tutto spettare a me.

    Tuttavia ancor non vorrei avere tutto;
    chi tutto ha non può aver altro,
    e dacché il mio amore ammette quotidianamente
    nuovo accrescimento, tu dovresti avere in serbo nuove ricompense;
    tu non puoi darmi ogni giorno il tuo cuore:
    se puoi darlo, vuol dire che non l'hai mai dato.
    il paradosso d'amore consiste nel fatto che, sebbene il tuo cuore si diparta,
    tuttavia rimane, e tu col perderlo lo conservi.
    Ma noi terremo un modo più liberale
    di quello di scambiar cuori: li uniremo; così saremo
    un solo essere, e il Tutto l'un dell'altro.
    John Donne
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      Scritta da: Cheope

      Elegia XIX: andando a letto

      Vieni, mia Donna, vieni mio vigore sfida di ogni riposo,
      finché mi affanno resterò in affanno.
      Spesso il nemico avendo il suo nemico in vista
      dalla sola presenza vien fiaccato, anche se non combatte.
      Getta pur quel cinto che splende simile allo Zodiaco,
      ma che nasconde al mio sguardo un mondo assai più bello.
      Togli gli spilli dal pettorale cosparso di lustrini,
      così che gli occhi dei maliziosi vi si possono fermare.
      Slacciati, perché quell'accordo armonioso
      mi dice di esser già l'ora di recarsi a letto.
      Via quel busto felice, che invidio,
      perché può starti così stretto.
      E via la gonna che svela una tanto bella condizione,
      come quando dai campi fioriti l'ombra dei colli si fugge.
      Via il diadema tenace, ed esso mostri
      il diadema fluente dei capelli che da te si leva:
      e ora via quelle scarpe, posa il tuo piede libero
      in questo sacro tempio dell'amore, su questo soffice letto.
      In vesti così bianche che gli Angeli del cielo erano soliti
      essere accolti dagli uomini; Angelo, conduci insieme a te
      un cielo simile al Paradiso di Maometto; e sebbene
      cattivi spiriti biancovestiti passino, noi facilmente riconosciamo
      questi Angeli da uno spirito malvagio,
      quelli rizzano i nostri capelli, ma questi ci rizzano la carne.

      Dona licenza alle mie mani erranti, lasciale andare
      avanti e indietro, in mezzo, sopra e sotto.
      Oh mia America! Mia nuova terra scoperta,
      mio regno, più sicuro se solo un uomo lo domina,
      miniera di pietre preziose, mio Impero,
      come sono benedetto in questo mio scoprirti!
      Entrare in questi ceppi significa essere liberi;
      dove metto la mia mano sarà il mio suggello.

      Completa nudità! Tutte le gioie a te sono dovute,
      come le anime si separano dal corpo, così i corpi si devono spogliare
      per gustare la gioia interamente. Le gemme che voi donne usate
      sono come i miei dorati pomi d'Atlanta, davanti allo sguardo degli uomini,
      tali che quando l'occhio di uno stupido s'illumina a una gemma
      la sua anima terrena non vuole la donna, ma vuole i suoi beni.
      Come dipinti, o come gaie rilegature di libri
      fatte per i profani, così sono le vesti delle donne;
      in sè le donne sono libri mistici che solo noi,
      fatti degni della loro grazia, vediamo rivelati.
      E poiché io sono chiamato a conoscere tanto,
      liberamente mostrati come a una levatrice;
      getta via tutto, si, getta i tuoi bianchi lini:
      all'innocenza nessuna penitenza è mai dovuta.

      Per insegnarti, per primo ecco son nudo; allora dunque,
      per coprirti che altro ti occorre più di un uomo?
      John Donne
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        Scritta da: mor-joy

        Contro la Morte

        Morte, non essere troppo orgogliosa, se anche
        qualcuno ti chiama terribile e possente
        Tu non lo sei affatto: perché
        quelli che pensi di travolgere
        in realtà non muoiono, povera morte, né puoi uccidere me.
        Se dal riposo e dal sonno, che sono tue immagini,
        deriva molto piacere, molto più dovrebbe derivarne da Te, con cui proprio i nostri migliori se ne vanno,
        per primi, tu che riposi le loro ossa e ne liberi l'anima.
        Schiava del caso e del destino, di re e disperati,
        Tu che dimori con guerra e con veleno, con ogni infermità,
        l'oppio e l'incanto ci fanno dormire ugualmente,
        e molto meglio del colpo che ci sferri.
        Perché tanta superbia?
        Perché tanta superbia? Trascorso un breve sonno,
        eternamente, resteremo svegli, e la morte
        non sarà più, sarai Tu a morire.
        John Donne
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          Scritta da: Francesco Pierri
          Nessun uomo è un'Isola,
          intero in se stesso.
          Ogni uomo è un pezzo del Continente,
          una parte della Terra.
          Se una Zolla viene portata via dall'onda del Mare,
          la Terra ne è diminuita,
          come se un Promontorio fosse stato al suo posto,
          o una Magione amica o la tua stessa Casa.
          Ogni morte d'uomo mi diminusce,
          perché io partecipo all'Umanità.
          E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana:
          Essa suona per te.
          John Donne
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            Scritta da: Cheope

            Il fiore

            Ben poco ti preoccupi, povero fiore,
            che ho osservato per sei o sette giorni,
            e ho visto la tua nascita, e ho visto quanto ogni ora donava
            al tuo sviluppo, affinché tu crescessi fino a questa altezza,
            e ora che su questo ramo tu trionfi e ridi,
            ben poco ti preoccupi
            che gelerà fra breve, e che domani
            ti troverò caduto, o non ti troverò per nulla.

            Ben poco ti preoccupi, povero cuore,
            che ancora fatichi a costruirti un nido,
            e pensi qui svolando di conquistarti un luogo
            su un albero vietato o che a te si rifiuta,
            e speri di piegare, in un lungo assedio, la sua rigidezza:
            ben poco ti preoccupi,
            che prima che si desti il sole, domani mattina,
            dovrai con questo sole e insieme a me metterti in viaggio.

            Ma tu, che ami essere
            sottile a tormentarti, dirai:
            ahimè, se tu devi partire a me che importa?
            Qui son le mie faccende, qui voglio restare;
            tu vai da amici il cui affetto e i cui mezzi
            altro piacere arrecano
            agli occhi tuoi, agli orecchi, alla lingua, a ogni parte di te.
            Se quindi parte il tuo corpo, che bisogno hai di un cuore?

            Bene, allora rimani: ma sappi,
            quando sarai rimasto, e fatto del tuo meglio:
            un cuore nudo e pesante, che non fa mostra di sè,
            per una donna non è che una specie di spettro;
            come potrà conoscere il mio cuore; o non avendo cuore
            in te riconoscerne uno?
            La pratica le può insegnare a conoscere altre parti,
            ma, parola mia, non a conoscere un cuore.

            Vienimi incontro a Londra, allora,
            fra venti giorni, e mi potrai vedere
            più fresco e grasso, per la compagnia degli uomini,
            che se fossi rimasto insieme a te e a lei.
            Per amore di Dio, se ti è possibile, segui il mio esempio:
            laggiù ti vorrei dare
            a un altro amico, che si mostrerà felice
            di avere tanto il mio corpo quanto la mia anima.
            John Donne
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              Scritta da: Marco

              Versi di Congedo, a vietarle il lamento...

              Siano pur due, lo sono come i rigidi
              gemelli del compasso sono due:
              la tua anima il piede fisso che all'apparenza
              immoto muove al moto del compagno.

              E, se pure dimori nel suo centro,
              quando l'altro si spinge lontano,
              piega e lo segue intento,
              tornando eretto quando torna al centro.

              Così tu sei per me che debbo, simile
              all'altro piede, obliquamente correre:
              con la tua fermezza chiude giustamente il mio cerchio
              e al mio principio mi riporta sempre.
              John Donne
              Composta domenica 11 ottobre 2009
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                Scritta da: Marilù Rossi

                Alchimia d'amore

                Chi più di me ha scavato nel profondo la miniera d'Amore,
                dice, dove risiede il centro della sua felicità:
                ho amato, ho conquistato e detto,
                ma se dovessi amare, conquistare e dire, finché non sarò vecchio,
                non potrei mai comprendere quel nascosto mistero;
                oh, non è che impostura tutto quanto:
                e come nessun alchimista ha potuto scoprire l'Elisir,
                ma ugualmente glorifica il suo fecondo vaso
                se per caso gli accade di scoprire
                qualche odorosa sostanza, o nuova medicina,
                così gli amanti sognano un godimento ricco e prolungato,
                ma non trovano altro che una notte estiva simile all'inverno.
                La nostra pace, il denaro, l'onore e il nostro giorno,
                questo noi pagheremo, per questa vana ombra di una bolla d'aria?
                In questo ha fine amore, che ogni uomo
                può essere felice come me se può sostenere
                la breve vergogna di una farsa nuziale?
                Quell'infelice amante che afferma
                non essere i corpi a sposarsi, ma solo gli spiriti,
                e che pretende trovare in lei un Angelo,
                in egual modo esatto parlerebbe dicendo di udire
                nel quotidiano e rozzo strimpellare roco il suono delle celesti sfere.
                Non sperare che la donna possegga intelligenza, al massimo
                ha estro e dolcezza, e non è, una volta posseduta, altro che vuota forma.
                John Donne
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