Poesie di Edgar Allan Poe

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Scritta da: Silvana Stremiz

A f.

O mia amata, fra i dolenti affanni
così folti sul mio terrestre sentiero -
triste, ahimè! - dove mai non cresce
un fiore, mai alcuna rosa solitaria -
trova sollievi almeno l'anima mia
in molti sogni di te: e conosce allora
un Eden di blando riposo.

Così, dal ricordo di te si distilla
in me un'isola d'incanto, lontana,
in mezzo a un tumultuante mare -
fremente oceano e immenso, esposto
ad ogni tempesta - nel mentre che, intanto,
i più sereni cieli, continuamente,
solo sorridono su quell'isola fulgente.
Edgar Allan Poe
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    A una in Paradiso

    Eri per me quel tutto, amore,
    per cui si struggeva la mia anima -
    una verde isola nel mare, amore,
    una fonte limpida, un'ara
    di magici frutti e fiori adornata:
    e tutti erano miei quei fiori.

    Ah, sogno splendido e breve!
    Stellata speranza, appena apparsa
    e subito sopraffatta!
    Una voce del Futuro mi grida
    "Avanti, avanti! " - ma è sul Passato
    (oscuro gugite! ) che la mia anima aleggia
    tacita, immobile, sgomenta!
    Perché mai più, oh, mai più per me
    risplenderà quella luce di Vita!
    Mai più - mai più - mai più -
    (è quel che il mare ripete
    alle sabbie del lido) - mai più
    rifiorirà un albero percosso dal fulmine,
    nè potrà più elevarsi un'aquila ferita.

    Vivo, trasognato, giorni estatici,
    e tutte le mie notturne visioni
    mi riportano ai tuoi grigi occhi di luce,
    a là dove tu stessa ti porti e risplendi,
    oh, in quali eteree danze,
    lungo rivi che scorrono perenni.
    Edgar Allan Poe
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Una Valentina

      È scritta questa rima per colei i cui occhi
      lucenti ed espressivi come i gemelli di Leda,
      troveranno il suo stesso dolce nome annidato
      sulla pagina, celato ad ogni lettore.
      Osservate i versi attentamente! Vi è in essi
      un tesoro divino - un talismano - un amuleto -
      che si deve portare sul cuore. Osservate poi
      il metro - le parole - le sillabe!
      Nulla si tralasci, o sarà vana la fatica!
      E non v'è, nondimeno, nessun nodo gordiano
      che senza una spada non potreste disciogliere,
      se solo n'afferraste il soggetto.
      Tracciate sul foglio, scrutate da occhi
      in cui l'anima balena, s'ascondono, perdute,
      tre parole eloquenti, spesso dette e spesso udite
      da un poeta a un poeta - e d'un poeta è anche il nome.
      Le sue lettere, benché ingannino, ovviamente,
      come il Cavalier Pinto - Mendez Ferdinando -
      sono, invece, sinonimo del Vero. - Ora basta!
      Pur facendo del vostro meglio, non sciogliereste l'indovinello.
      Edgar Allan Poe
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Enigma

        "Di rado troviamo", dice Salomone Allocco,
        "una mezza idea nel più profondo sonetto.
        Attraverso i suoi sottili espedienti scorgiamo
        agevolmente, come in un berretto di Napoli -
        ciarpame! Robaccia! - come può portarlo una signora?
        E più pesa, però, della vostra stoffa petrarchesca -
        piumate assordità che un lieve soffio disperde
        e ammucchia in cartaccie sol che l'esaminiate".
        E Salomome ha invero ragione.
        I soliti versi tuchermaniani sono bubbole
        notorie - effimere e così trasparenti -
        ma questa mia, ora - potete esserne certa -
        è solida, nitida, immortale - e tutto questo
        a causa dei cari nomi che vi sono celati.
        Edgar Allan Poe
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          La valle dell'inquietitudine

          Un tempo sorrideva silenziosa
          una piccola valle dove nessuno più abitava:
          la gente era partita per le guerre,
          affidando ai miti occhi delle stelle, a notte,
          dalle alte torri azzurre, la custodia
          di quei fiori, sopra i quali, per tutto il giorno,
          pigramente indugiava la rossa luce del sole.
          Ora invece al viandante che di lì passasse
          si mostrerebbe il tristo stato di quella valle.
          Nulla è ora lì che stia senza un moto:
          nulla, tranne l'aria che immobile sovrasta
          su quella magica solitudine.
          Oh, non un soffio più sommuove quelle fronde,
          che ora palpitano come gelide onde
          d'intorno alle nebbiose, lontane Ebridi!
          Oh, non un vento sospinge quelle nuvole,
          che con gravezza si spostano nel cielo inquieto,
          dal chiaro mattino fino a sera,
          sui fitti campi delle viole non colte -
          miriadi d'occhi umani d'ogni foggia -
          e sui gigli che ondeggiano e gemono
          sopra una tomba che non ha nome!
          Ondeggiano: dalle cime profumate
          rugiade cadono in gocciole immortali.
          Gemono: dagli steli delicati
          discendono gemme d'eterne lacrime.
          Edgar Allan Poe
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            Il giorno più felice
            Il giorno più felice - l'ora più felice
            questo mio inaridito cuore ha già conosciuto;
            ogni più alta speranza di trionfo e d'orgoglio
            sento ch'è fuggita via.

            Trionfo? Oh sì, così fantasticavo;
            ma da gran tempo svanirono ormai
            le visione di quel mio giovanile tempo -
            e sia pur così.

            E quanto a te, orgoglio, che dirti?
            Erediti pure un'altra fonte
            quel veleno che approntasti per me -
            Ora acquietati, o mio spirito.

            Il giorno più felice - l'ora più felice -
            che quest'occhi avrebbero visto - hanno già visto,
            il rifulgente sguardo di trionfo e d'orgoglio
            sento che è spento ormai.

            Ma mi fosse pur riofferta quella speranza
            di trionfo e d'orgoglio, e con la pena
            che allora avvertivo - quella fulgente ora
            io non vorrei riviverla:

            giacché oscure scorie erano su quelle ali
            e, al loro agitarsi, una maligna essenza
            ne pioveva - fatale per un'anima
            che già l'ha conosciuta.
            Edgar Allan Poe
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              Solo

              Fanciullo, io già non ero
              come gli altri erano, né vedevo
              come gli altri vedevano. Mai
              derivai da una comune fonte
              le mie passioni - né mai,
              da quella stessa, i miei aspri affanni.
              Né il tripudio al mio cuore
              io ridestavo in accordo con altri.
              Tutto quello che amai, io l'amai da solo.
              Allora - in quell'età - nell'alba
              d'una procellosa vita - fu derivato
              da ogni più oscuro abisso di bene e male
              il mistero che ancora m'avvince -
              dai torrenti e dalle sorgenti -
              dalla rossa roccia dei monti -
              dal sole che d'intorno mi ruotava
              nelle sue dorate tinte autunnali -
              dal celeste baleno
              che daccano mi guizzava -
              dal tuono e dalla tempesta -
              e dalla nuvola che forma assumeva
              (mentre era azzurro tutto l'altro cielo)
              d'un demone alla mia vista -.
              Edgar Allan Poe
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                Scritta da: Silvana Stremiz

                Canto

                Ti vidi nel tuo giorno nuziale
                e t'invase una vampata di rossore,
                quantunque felicità ti brillasse d'intorno
                e il mondo fosse tutto amore innanzi a te.

                E il baleno che s'accese nei tuoi occhi
                (quale ch'esso fosse per me),
                fu quando alla Beltà di più conforme
                potesse svelarsi alla mia vista dolente.

                Fu quel rossore, credo, pudore di fanciulla -
                e ben si comprende che così fosse.
                Ma un più fiero incendio quel baleno
                sollevò - ahimè! - nel petto di colui

                che ti vide nel tuo giorno nuziale,
                allorché ti sorprese quell'acceso rossore,
                quantunque felicità ti brillasse d'intorno
                e il mondo fosse tutto amore innanzi a te.
                Edgar Allan Poe
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                  Scritta da: Silvana Stremiz
                  La stella della sera
                  L'estate era al suo meriggio,
                  e la notte al suo colmo;
                  e ogni stella, nella sua propria orbita,
                  brillava pallida, pur nella luce
                  della luna, che più lucente e più fredda,
                  dominava tra gli schiavi pianeti,
                  nei cieli signora assoluta -
                  e, col suo raggio, sulle onde.
                  Per un poco io fissai
                  il suo freddo sorriso;
                  oh, troppo freddo - troppo freddo per me!
                  Passò, come un sudario,
                  una nuvola lanugiosa,
                  e io allora mi volsi a te
                  orgogliosa stella della sera,
                  alla tua remota fiamma,
                  più caro avendo il tuo raggio;
                  giacché più mi allieta
                  l'orgogliosa parte
                  che in cielo svolgi a notte,
                  e di più io ammiro
                  il tuo fuoco distante
                  che non quella fredda, consueta luce.
                  Edgar Allan Poe
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