Poesie di Alda Merini

Poetessa e scrittrice italiana, nato sabato 21 marzo 1931 a Milano (Italia), morto domenica 1 novembre 2009 a Milano (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Andrea De Candia

Rendimi i miei capelli

Rendimi i miei capelli,
non portarli con te nelle tue pene,
inebriami di baci, come statua
che abbia compiuto musiche maggiori.

O coscia del destino semiaperto,
lascia che ti ricami una chimera
sull'avambraccio
prima che la follia del tempo
divori le caviglie.

Sei nata donna
ma tu sei così oscura
come tranello in cui tema il piede
di orizzontarsi. Sei la mia dimora,
la dimora traslata dalle vigne
che fa tacere anche il pavimento.
Alda Merini
Composta giovedì 31 marzo 2016
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Andrea De Candia

    Del tutto ignari

    Del tutto ignari della nostra esistenza
    voi navigate nei cieli aperti dei nostri limiti,
    e delle nostre squallide ferite
    voi fate un balsamo per le labbra di Dio.
    Non vi è da parte nostra conoscenza degli angeli,
    né gli angeli conosceranno mai il nostro martirio,
    ma c'è una linea di infelicità come di un uragano
    che separa noi dalla vostra stirpe.
    Voi entrate nell'uragano dell'universo
    come coloro che si gettano nell'inferno
    e trovano il tremolo sospiro
    di chi sta per morire
    e di chi sta per nascere.
    Alda Merini
    Composta mercoledì 30 marzo 2016
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Andrea De Candia

      La presenza di Orfeo

      Non ti preparerò col mio mostrarmiti
      ad una confidenza limitata,
      ma perché nel toccarmi la tua mano
      non abbia una memoria di presagi,
      giacerò all'informe
      fusa io stessa, sciolta dentro il buio,
      per quanto possa, elaborata e viva,
      ridivenire caos...
      Orfeo novello, amico dell'assenza,
      modulerai di nuovo dalla cetra
      la figura nascente di me stessa.
      Sarai alle soglie piano e divinante
      di un mistero assoluto di silenzio,
      ignorando i miei limiti di un tempo,
      godrai il possesso della sola essenza.
      Allora, concretandomi in un primo
      accenno di presenza,
      sarò un ramo fiorito di consenso,
      e poi, trovato un punto di contatto,
      ammetterò una timida coscienza
      di vita d'animale
      e mi dirò che non andrò più oltre,
      mentre già mi sviluppi,
      sapienza ineluttabile e sicura,
      in un gioco insperato di armonie,
      in una conclusione di fanciulla...
      Fanciulla: è questo il termine raggiunto?
      E per l'addietro non l'ho maturato
      e non l'ho poi distrutto
      delusa, offesa in ogni volontà?
      Che vuol dire fanciulla
      se non superamento di coscienza?
      Era questo di me che non volevo:
      condurmi, trascurando ogni mia forma,
      al vertice mortale della vita...
      Ma la presenza d'ogni mia sembianza
      quale urgenza incalzante di sviluppo,
      quale presto proporsi
      e più presto risolversi d'enigmi!
      E quando poi, dal mio aderire stesso,
      la forma scivolò in un altro tempo
      di più rare e più estranee conclusioni,
      quando del mio "sentirmi" voluttuoso
      rimase un'aderenza di dolore,
      allora, allora preferii la morte
      che ribadisse in me questo possesso.
      Ma ci si può avanzare nella vita
      mano che regge e fiaccola portata
      e ci si può liberamente dare
      alle dimenticanze più serene
      quando gli anelli multipli di noi
      si sciolgano e riprendano in accordo,
      quando la garanzia dell'immanenza
      ci fasci di un benessere assoluto.
      Così, nelle tue braccia ordinatrici
      io mi riverso, minima ed immensa;
      dato sereno, dato irrefrenabile,
      attività perenne di sviluppo.
      Alda Merini
      Composta domenica 27 marzo 2016
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Andrea De Candia

        Giovanni Evangelista

        Quando la giovinezza si fa buia
        prima che sopravvenga a dominare
        la luce dell'ascolto,
        ogni parte di me si fa tensione
        e le mani scrittura misurata.

        S'apre la vaga ellissi del volume,
        sopra cui la cadenza si fa scure
        che trapassa nel vivo la materia.

        Ed io incido col soffio del respiro
        mentre la morte s'alza in me supina
        per un connubio acceso di sospetti.
        Alda Merini
        Composta sabato 26 marzo 2016
        Vota la poesia: Commenta
          Questo sito contribuisce alla audience di