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Scritta da: Pierre
Ilaria, dolce come il favo e
bella come l'arder del più lucente astro.
Tu, dall'alto, come dea pagana,
hai soffiato una legione di fumo,
destinata al disperdersi nel vento del tempo,
a questo tormentato poeta.

Il rigore si separa dalla mente sua,
si veste in armatura e
come paladino difende l'indifendibile poeta.
Sferra fendenti vani al vuoto fumo,
resiste tenace tra atroci ferite,
e cede morente sotto i colpi
di mortale inconsistenza
povero rigore impotente all'amore,
già sconfitto, lotta tra defunte speranze.

Oh ilaria, le tue legioni
oltrepasseranno il freddo distacco
che riveste ora quel poeta come ferrea armatura.

Ilaria spiega al poeta sconfitto
nel tuo dolce e imperturbabile canto,
come il cozzare delle tue legioni
su questo piagato corpo
spinga l'anima a desiderare
più intensamente la presenza tua.
Forse il tuo spirare ha trafitto il suo cuore?

La sua mente ha già ceduto al tuo influire,
perché conduce l'anima di questo poeta
alla donna che nel fiatare lo distrusse?
Come puoi tu ilaria vincerlo
così facilmente, puoi essere realmente
tanto potente al confronto dei poeti dal volgo distinti?

Questo poeta è vinto, ora l'anima sua,
essenza dei sospiri in tributo a te,
ed il cuore che fortemente t'invoca
domandano a te supplicanti
(gli uni una volta sola ripetuta dal numero,
l'altro ripetendosi al giungerti d'ogni sospiro)
"donna sopra ogni bellezza
capace di vincere quel poeta,
un tempo nostro padrone,
cibati di noi che t'apparteniamo".

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    Scritta da: Pierre

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