Monica Vitti, storia di una donna ribelle

Monica Vitti, storia di una donna ribelle

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Classe 1931, attrice tra le più importanti del cinema italiano e donna che non si è piegata ai pregiudizi machisti del dopoguerra: stiamo parlando di Monica Vitti, che da qualche giorno è ricoverata in una clinica specializzata in Svizzera. E’ affetta da Alzheimer, ma in realtà è dal 2002 che non si è più esposta pubblicamente nè rilasciando interviste nè andando in televisione. Cresciuta in una famiglia borghese che per lei aveva pianificato una vita da “signorina per bene”, la sua ribellione partì sin da piccola: la scelta di fare quel mestiere provocò “la vergogna della mia famiglia, fare l’attrice per mia madre era un cosa per cui diventava rossa, abbassava lo sguardo”.

Nel libro “Il letto è una rosa”, pubblicato nel 1995, la Vitti scrive: “Quando a 14 anni e mezzo avevo quasi deciso di smettere di vivere, ho capito che potevo farcela, a continuare, solo fingendo di essere un’ altra, e facendo ridere il più possibile. Ci sono riuscita in teatro e nel cinema, nella vita molto meno“. Nonostante la riluttanza della sua famiglia, lei sfidò tutti i preconcetti bigotti e la società patriarcale del dopoguerra diventando appunto una delle attrici più apprezzate di sempre. Questo perchè non si limitò a recitare: la sua personalità di spicco divenne il simbolo del femminismo. Non una semplice pin-up: Monica Vitti fu una sex symbol intelligente, e soprattutto molto divertente.

Era l’unica donna a tenere testa ai suoi illustri colleghi come Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Nino Manfredi. Così bionda, così bella e così divertente: Monic Vitti seppe entrare in un circuito dove i protagonisti erano per la maggior parte uomini e non sfigurò mai. Ma qual era il segreto della sua comicità? Risponde sempre lei sul suo libro: “Il segreto della mia comicità? La ribellione di fronte all’angoscia, alla tristezza e alla malinconia della vita“.

Una rivoluzionaria silenziosa, che ha sempre fatto parlare i fatti per lei.

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