I cani diventano professori e il rendimento degli alunni sale

I cani diventano professori e il rendimento degli alunni sale

I fedeli amici degli uomini, i cani, non sono solo una terapia per le malattie, ora diventano anche veri e propri maestri. E i risultati sono strabilianti.

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Quando escono notizie di amici a quattro zampe, nel caso specifico di cani che arrivano a diventare dei veri e propri maestri in cattedra, allora abbiamo modo di comprendere appieno l’importanza di quello che i medici chiamano pet therapy (terapia degli animali).

La moda arriva dall’Inghilterra ed è il Guardian ad averla scovata: si chiama “learning support dog” che, tradotto fedelmente, significa “il cane che aiuta a imparare”. Tuttavia, più che una moda è un vero e proprio prodigio: la concentrazione degli alunni in media è aumentata, così come la quantità e qualità dello studio, fino agli stessi risultati accademici. L’ordine e la disciplina hanno avuto medesimo miglioramento: gli studenti fanno a gara per pulire classi, corridoi e cortile, pur di impedire all’animale di mangiare qualcosa di sbagliato.

La legge inglese non obbliga a registrare la presenza di questi animali all’interno di una scuola, questo dunque non ci aiuta a sapere con precisione quanti alunni potenziali stiano condividendo gli studi con le quattro zampe più riconoscibili del mondo.
Sappiamo solo che sono cinque i cani diplomati al corso della Dogs Helping Kids (Dhk), un’associazione che ha creato un addestramento ad hoc per il lavoro nelle scuole come strumento educativo.

Sarebbe interessante vedere questo progetto applicato in alcune strutture scolastiche italiane. Riusciremo a superare il limite mentale di alcune famiglie e scuole? In Inghilterra perfino la famiglia reale ha un allevamento di Welsh Corgi (inizialmente arrivato come esemplare singolo a Elisabetta, non ancora Regina, dal padre re Giorgio VI – ecco perché i Corgi sono divenuti per definizione “i cani della regina”), nel nostro bel paese invece non sempre l’attenzione è così alta sull’argomento.

4 COMMENTI

  1. I cani sono stati trasformati nel cavallo di Troia del 21′ secolo; servono a togliere quel briciolo di uomo che ancora c’era dentro l’uomo. Umanizzando i cani di disumanizza l’uomo. È garantito. Senza un cane, l’italiano medio non vive, esattamente come senza sigarette, gratta e vinci, iphone 7 anche se ha le pezze al sedere e la birra perennemente in mano, alzata in alto come un ubriacone. L’uomo non c’è più. È scomparso tanto tempo fa. Adesso c’è il cane a mandare avanti l’ultimo pezzetto di uomo putrefatto che occupa spazio nel Paese.
    Una sola riflessione: peccato che gli animali non riescono a leggere “per quel che è” il nostro miserabile, vergognoso, vomitevole atteggiamento. Mi piacerebbe, davvero, che gli animali ci abbandonassero e ci voltassero le spalle.

  2. Completamente d’accordo con Orlando Furioso. I cani e le altre bestie, hanno perfino sostituito i figli, d’altronde allevare un cucciolo d’uomo è la realtà più complicata! Anche l’avventura più! Un cane esegue ordini giusti o sbagliati, morali o meno, è una bestia. Volergli riconoscere anche un pur limitato intelletto che non sia dettato solo dall’istinto di sopravvivenza è l’errore di chi li pone al nostro livello. Il rispetto è un gesto umano. Il cane può essere d’aiuto in compiti pericoloso o difficili niente più. Elevarli a ciò che per natura non sono è un insulto!

  3. Non capisco queste risposte rabbiose nei confronti di un esperimento di cui si è detto pochissimo ma che, in qualità di insegnante di scula elementare (attualmente detta scuola primaria) mi incuriosisce estremamente. Tutta una incredibile filippica contro la depravazione del genere umano e contro l’eccessivo innalzamento di status del cane. Cani e bestie che sostituiscono figli, la scomparsa dell’uomo e la sua putrefazione…Ma cosa state dicendo? Cosa c’entrano queste considerazioni con il fatto che in alcune scuole inglesi si sono introdotti dei cani e si è visto che il rendimento dei bambini e dei ragazzi si è innalzato? Ma a voi da piccoli non è capitato di impazzire di gioia vedendo dei pulcini soffici e pigolanti? Io e le mie sorelle anni fa, nel difficile periodo che segna la fine dell’infanzia e l’inizio della pubertà, avevamo adottato il primo pulcino di una covata. Era nato il giorno successivo al funerale di nostro nonno a cui eravamo estremamente affezionate. Quel pulcino ci seguiva da per tutto, ci riconosceva, pigolava per avere cibo da noi e si nascondeva nelle nostre manine. Quanto è stato benefico quel piccolo animaletto per i nostri spiriti spaventati dal primo grave lutto! dalla prima grande crepa che si apriva nella nostra età dorata di infanzia inconsapevole della morte, delle stagioni e della vita! Sembrava un regalo di nostro nonno, anche la nostra nonna sorrideva fra le lacrime a vederci così intente ed assorbite da questo minuscolo e giallo esserino fragile. Con ciò intendo dire che gli animali hanno un grosso potere sull’essere umano. La compagnia contro la solitudine-e di solitudine si può soffrire a tutte le età- la condivisione di un tempo anche muto (ho amato moltissimo le passeggiate che facevo in montagna partendo da sola con il mio cane, così come amavo farle con il mio affiatato gruppo di amici di trekking ma alle volte preferivo partire sola con il mio cane e salire sul monte in silenzio con lui e guardarlo come si muoveva, (forse cercavo in lui una parte di me, quella più animale e legata alla natura, quella antica nostra in cui annusavamo il cibo, il mutare del tempo ed i pericoli…) la gioia legata alla semplicità di gesti riconosciuti e ripetuti, ai riti che facilmente si istaurano con gli animali… Non sto esaltando gli animali elevandoli ai ranghi del genere umano, va riconosciuto però il loro potere sull’essere umano e ben vengano questi esperimenti e mi auguro che possano ripetersi ed essere meglio conosciuti. Certo l’articolo è scritto con superficialità e pieno di non informazioni, non si specificano molti elementi che bisognerebbe conoscere per fare una valutazione corretta (gli sitituti, le età degli alunni, il tipo di esperimento eccetera). Ai nostri bambini attuali si fatica a far capire le regole di una convivenza paziente con gli altri, gli altri bambini alle volte vengono visti come concorrenti di attenzioni, come antagonisti. I bambini non hanno spazi sufficienti per imparare giocando, non hanno la possibilità di vivere le loro emozioni imparando a distinguerle e a non usarle in maniera distruttiva. Alle volte avere un piccolo animale aiuta il nascere del senso di responsabiltà, mette tranquillità. Ho avuto una volta un bambino che in classe era assolutamente irrequieto e non riusciva a terminare nulla (una frase, un disegno, una lavoro manuale che pure gli piaceva e lo interessava, un gioco fatto in palestra con gli altri) a casa la madre mi raccontava che le cose andavano anche peggio. Anche il fratello maggiore era coinvolto nel prendersi cura del minore ma la cosa non era sufficiente. Il bambino non aveva intellettualmente parlando nessun deficit, tutt’altro!…alla fine risultati sono stati ottenuti con un anno di equitazione. Lì quello scricciolo di bimbo si calmava, faceva le cose con attenzione, tutte: dalla monta del cavallo alla sua cura alla cura dell’attrezzatura utilizzata. Smetteva di agitarsi e si poneva in ascolto del suo enorme amico quadrupede. Eppure in classe e fuori non gli sarebbero mancati gli amici o le cure premurose dei famigliari!
    Riconoscere il potere degli animali e farli entrare nelle scuole, dal mio punto di vista, significa riconoscere umilmente i limiti dell’azione pedagocio-educativa degli adulti ed anche trovare modi positivi e fruttuosi di integrarla, significa far entrare la Natura ed un altro modo di vivere nel “tempio del sapere” che troppo spesso risulta quasi staccato dalla realtà ed a sé stante, significa favorire un ascolto altro, significa allargare il concetto ed i confini del rispetto (noi veniamo dalla natura, noi stessi siamo animali, “speciali” e “diversi” sicuramente ma, restiamo animali dal punto di vista fisico e fisiologico. Allontanarci dalla natura con l’idea che la nostra superiorità intellettuale ci rende indipendenti da essa è fuorviante e pericoloso) significa anche che la ricerca pedsagogica non è ferma ma che produce continuamente e ciò è sicuro sintomo della sua buona salute. Non so molto della “pet therapy” per cui mi fermo qui ma, questo articolo, mi ha dato sicuramente la voglia di approfondire e capire meglio.

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