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Scritto da: Mariella Buscemi
Stasera ci incontriamo sull'ultimo soffio di maestrale. Ho misurato la forza dell'acqua sbattere sugli scogli senza rompersi. Si separano solo le gocce, in lacrime. Scendono sul volto delle spiagge che hanno salutato il sole e le assorbono tra i pori degli infiniti granelli. L'orizzonte è uno schema e l'ultima increspatura crea intersezione. È la superficie che raggiunge più facilmente l'abisso, gira in vortice, rimescolando conchiglie ed emozioni. La sera fa credito alla luna e ci rimette in freddo, inaspettato, e le braccia intorno alle mie spalle fanno isola. M'abbraccio come mi riesce meglio. Da sola. I fondali giocano con l'indifferenza e dei coralli non sento parlare già da un po'. Gli occhi tradiscono la mia immobilità, litigando tra ciglia e palpebre. L'atto è quello dello stringersi. Stringersi stretti, però, di quelle strette che non lasciano penetrare neppure l'aria. Ed è questa che manca. Spazi aperti più chiusi di serrature e chiavistelli. C'è una grande porta sulla riva. Se mi metto di taglio, ti vedo oltre alla prima onda, al civico delle risacche che hanno tentato di raggiungermi, ma che hanno trovato la maniglia abbassata. Se raccolgo una conchiglia e la metto tra orecchio e spalla, finirò per sentire la tua voce.

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