Scritto da: Gabriella Stigliano
Certe volte si trovano delle finestre in cui guardare fuori è come un ritrovarsi sopra una spiaggia in cui si è stati da bambini, dove non sapevi precisamente chi eri, dove crescere era lontano, ma avevi capito già tutto col vento caldo sulla faccia, il sole che regnava nel cielo,
l'odore del mare intorno e quei castelli di sabbia
che costruivi imperfetti, scavando nella sabbia bagnata e qualche conchiglia che spuntava e che, poi, felice ti portavi a casa.
Gabriella Stigliano
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    Scritto da: Gabriella Stigliano
    Dove erano prima i bambini?
    Da dove provengono?
    Vengono da un luogo del non essere,
    dove tutto è assopito, silenzioso, tranquillo,
    un luogo dove fa sempre caldo,
    perché loro vengono da noi nudi e piangenti,
    perché, forse, il rumore del mondo
    può dar fastidio e, poi, vi è una luce
    troppo forte la mattina,
    preferiscono le ore di luce
    del pomeriggio.
    Il posto da cui arrivano è un luogo
    dove il tempo non è rettilineo,
    ma circolare,
    dove si è sempre sazi,
    dove si sale sugli alberi e si parla
    con gli elfi e con il resto delle creature
    dell'immaginario.
    È un luogo dove di notte
    si accendono candele dalle case
    fino al mare, per poi rimanere sulla spiaggia
    a guardare le stelle e ad ascoltare il mare.
    Da dove vengono i bambini
    non esiste la paura,
    questa comincia quando dopo un po'
    di tempo entrano nella nuova casa.
    Prima cantavano almeno un'ora
    al giorno, poi, il loro canto si trasforma in pianto,
    avendo perso il loro luogo d'incanto.
    Ci sono similitudini nel mondo reale con il loro mondo,
    ma se ne accorgono pian piano.
    Lì avevano già la conoscenza, mentre qui
    dovranno impiegare tutta la vita
    a conoscere le cose e soprattutto
    a conoscere se stessi; a volte, bisogna
    accumulare più tessere possibili
    per assemblarle e vedere se s'incastrano,
    altre volte, è meglio non ricercare tessere,
    ma essere una tessera che vive
    e lasciare che avvengano le cose,
    inclusa una eventuale reazione.
    Da dove vengono i bambini il gioco
    non conosce competizione,
    il gioco più bello è prendersi per mano, riuscire
    a contare ad occhi chiusi fino a cento,
    nel cerchio fatto di mani e silenzio,
    senza il timore di un incauto scherzo.
    Lì incontri animali docili e lucciole che ti fanno luce
    prima di dormire.
    Lì non vive la rabbia, lì non vive l'astuzia,
    lì si scelgono i colori per dipingere le case
    e si disegnano le ali, quando si ha voglia di volare,
    lì però c'è un sentiero dove non crescono i fiori,
    dove passa qualche gatto
    e ci sono soltanto piante di ortica
    e un vecchio masso,
    che nasconde una porta segreta.
    Se si apre la porta si viene risucchiati
    in una luce diversa, si perde la memoria
    e si cresce per diventare adulti, commettendo errori,
    entrando dentro ruoli, regole, provando dolore,
    scoprendo l'amore sotto una forma
    molteplice e misteriosa,
    differente dall'amore che si conosceva prima di arrivare qui.
    In questo nuovo mondo, però si portano almeno i sogni,
    che senza volere ricordano il luogo precedente
    e s'incontrano bambini incontrati già.
    Qui si va in avanti, l'importante è andare dritto,
    facendo fatica a saltare gli ostacoli,
    ma c'è anche chi vuole andare in alto
    e prende scorciatoie o ascensori
    per andare in verticale ai piani più alti, con gli inganni,
    le menzogne, le maschere, le strategie e le catene occulte.
    Meglio andare in orizzontale, è più vero, ma faticato,
    più sano e vicino al passo circolare del luogo
    dove erano prima i bambini,
    perché, a volte, anche se si va in avanti,
    ritornano cose passate sul percorso,
    bisogna saperle guardare e poi continuare dritto.
    Alla fine del tragitto, forse, si viene catapultati
    di nuovo nel luogo dove provengono i bambini
    e si dimenticano tutte le ferite.
    Gabriella Stigliano
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