Tutti vogliono o cercano qualcosa, ma non sarebbe meglio non farlo? Non volere il bene degli altri ma prenderlo, guadagnarselo senza chiedersi nulla, e star a vedere chi lo da perché vuole darlo e non perché si sente obbligato? Non sarebbe meglio non volere niente e prendere quello che è il frutto delle nostre vere azioni, dei nostri veri pensieri, della nostra vera anima e di noi stessi? Perché dire e ribadire le cose se si può vivere, capire, accettare, valutare e reagire in silenzio, senza tante sentenze che ci annebbiano, ci affaticano, ci stufano l'anima, la spontaneità e la fede? Perché il genere umano è così pateticamente attaccato alle certezze, alla materia vuota, alle speranze? Perché non si può vivere solo di fatti? Di momenti correnti? Vivere per l'amor di vivere, consumare ogni momento per il piacere di provare gusti diversi, che ci regalano sorprese? Perché non accettare tutto in modo equo, ma singolo, senza distinzioni? Il male, il bene, il dolce, l'amaro? Perché non prendere tutto ciò che è e che sentiamo ci appartenga ed abbracciarlo, capirlo, ascoltarlo, viverlo, senza giudizio, senza chiedersi se è giusto o sbagliato, senza chiedersi cosa sia realmente la verità assoluta e lo sbaglio assoluto, e compiere l'analizzazione di esso, nell'atto della sua consumazione invece di farlo per cercare la sua motivazione d'esistenza? Le uniche decisioni che bisogna prendere, le uniche scelte che dovremmo fare sono quelle che compiamo, che viviamo con tutti noi stessi mentre ci siamo dentro, non sono quelle che meditiamo, decidiamo e compiamo successivamente.

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