Scritta da: Sir Jo Black

Sul piazzale

Guardo il vuoto intorno.

Sento il silenzio lasciato dalle auto
che passano.

Sento il silenzio lasciato dalle persone
che passano.

Osservo le attese...
Io non attendo.

Non attendo in questa piazza
piena di vuoto.

Vorrei rubare sorrisi
per metterli sul viso:
triste.

Vorrei lasciare sorrisi
agli occhi di chi attende
nel vuoto,
ma non ne ho più.

Vorrei regalare speranze
a chi attende nel vuoto,
ma le mie sono sabbia.

Sabbia
che il vento spande,
inutile sulla piazza.

Nessuno che regali:
un sorriso
una speranza?

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    Scritta da: Sir Jo Black

    Commenti


    22
    postato da Trishtil, il
    Proviamo a pensare che la vita sia come una giaca, e le persone come le pieghe che essa prende quando ci sediamo a guidare, a tavola, in una panchina o altro. Qualsiasi piega che prende la giaca, non toglie niente ne al modello, nè alla taglia, ne alla marca, e tanto  meno a quel che abbiamo pensato quando lo abbiamo comprato. Ci piaceva, sapevamo che non si poteva mettere con tutti i vestiti che avevamo, ma solo con qualcuno di loro, sapevamo che un anno sarebbe stato di moda, ma in un altro no, e poi sarebbe ritornata ancora, come tutte le mode, come tutte le stagioni o quant'altro. tornando alle pieghe, (alle persone) se ci sono nella giaca, significa che quella giaca lo abbiamo scelta da mettere, lo abbiamo vestita perchè ci andava, e quindi anche se ha le pieghe, ci piace lo stesso. Capiterà di riporla nel armadio, dimenticarsi di essa, di ritirarla via dal armadio, rimetterla e accorgersene che ha di nuovo le sue pieghe, cosi è anche la vita, a volte sei circondato da pieghe, il tuo stato d'animo lo permette, altre non li vuoi nemmeno vedere, li stiri (cacci via) perchè stai meglio da solo, ma non è colpa o il merito di nessuno, siamo noi e la nostra capacita di adattarsi ai momenti e episodi della nostra vita, non gli altri che debbano adattarsi a noi siamo noi che decidiamo se essere come quella guida turistica di cui non ti ricordi se non per il viaggio che hai fatto oppure il viaggio in se:) Un abbraccio. .  .
    21
    postato da , il
    Sì, Prometeo, bene o male le mie sensazioni sono quelle che tu dici. La differenza è che non do la colpa agli oggetti o al progresso. Do la colpa agli uomini che si chiudono nella loro paura di socializzare ed usano come socializzazione solo la TV ed internet. Abbiamo creato una società dove ci rinchiudiamo per proteggerci dagli altri. Abbiamo PAURA che gli altri ci assalgano, ed il rischio c'è; ebbene preferisco questo rischio piuttosto che chiudermi in "cella" davanti alla TV o parlare tramite chat con qualcuno che non vedo, di cui non vedo gli occhi, le mani.

    Ricordo, quando nel lontano '68, non avevo la TV, anzi tanti non l'avevano. Si scendeva tutti al bar a vedere Canzonissima, a vedere le partite, a bare una bibita insieme agli altri. Ma, già nel '69, la gente aveva comprato la TV, grazie allo sbarco sulla luna anche noi, ed ecco quella luca biancastra invadere sempre più finestre e vuotare sempre più il bar. Già nel '71 alle 9 di sera il bar non aveva più intere famiglie, non si andava più. Abbiamo tutti preferito la comodità della nostra casa, ed oggi mascheriamo questa pigrizia con la paura di incontrare. Oggi corriamo frenetici perchè dobbiamo arrivare a casa a vedere "la puntata", a chattare su internet.

    Da parte mia, dal '99, ho abrogato al 95% la TV; i film si vedono al cinema ed i notiziari si sentono per radio. Internet è abbastanza interattivo da rimanere di mio gradimento.

    I super-mercati non li amo in particolare, io li abrogherei; in genere faccio la mia spesa giorno per giorno in quei pochi negozi che sono ancora aperti e riescono ad avere un rapporto qualità prezzo significativo ...

    Ciao!
    20
    postato da , il
    Spesso mi trovo a contemplare la marea umana come fai tu sir-jo, sento rimbombare nella mia testa quel vuoto che vivo intorno, spesso guardando la gente nelle macchine in mezzo al traffico, o la gente persa nei supermercati, quei supermercati che hanno qualcosa di selvaggio di inumano, nulla più trasmette calore, un tempo non eravamo connessi eppure il vivere socialmente era molto più soddisfacente si riusciva   anche per strada a scambiare due chiacchiere senza troppa vergogna senza troppe paure, oggi forse siamo diventati troppi e troppo vuoti troppo individualisti come dici tu sir, ecco che alla fine alcuni come te non possono sottrarsi dal quel vuoto, il rumore della strada diviene un ritmo pulsante velocissimamente che diviene rumore indistinto, come una luce diafana che acceca e che non rende più visibile nulla attorno a noi, ciò che possiamo sperare a questo  punto, è che come in una deflagrazione arrivi, improvvisa e subitanea, la calma, che renda visibile
    nuovamente la vita così come la conosceva l'uomo un tempo, prima delle macchine, prima degli aerei, della radio, della televisione, di tutto ciò che l'uomo ha regalato al suo orgoglio di razza alla sua fame di velocità alla sua sete di evoluzione.
    19
    postato da , il
    Cara Madame Bianca, Quelli di cui lei parla sono i presupposti di una "non società" che sempre più si palesa ... Ovvio che quella "vecchia" era una società ... Questa "società" sta diventando un'organizzazione di egoisti e se va bene di totali individualisti!
    18
    postato da , il
    Sarebbe strano oggi chi tendesse a familiarizzare con tutti. Non è più nell'uso comune, anche se effettivamente era molto più semplice vivere in società quando tutti erano pronti a dare una mano vedendo qualcuno in difficoltà.

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