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Frasi di Jo Nesb°

Scrittore, musicista e attore, nato martedý 29 marzo 1960 a Oslo (Norvegia)

Scritta da: Sylvia Drago
"Conoscevo tuo padre", disse Johannes Halden. Fuori pioveva. Era stata una giornata soleggiata, ma poi le nuvole avevano creato una cappa e adesso sulla cittÓ scendeva una pioggerella estiva. Si ricordava ancora la sensazione fisica delle goccioline che si scaldavano al contatto con la pelle. L'odore di polvere che si alzava dall'asfalto. Il profumo dei fiori, dell'erba e delle foglie che lo rendeva inquieto, ebbro, smanioso. Ah, se avesse potuto tornare giovane! "Ero il suo informatore", proseguý Johannes. Sonny era seduto al buio, contro il muro, ed era impossibile vedere la sua espressione. Aveva poco tempo a disposizione, ben presto li avrebbero rinchiusi nelle loro celle per la sera. Johannes trattenne il fiato: stava per confessare. Stava per pronunciare la frase che, a seconda delle circostanza, aveva temuto o sperato di dire, che gli era pesata cosý a lungo sullo stomaco da fargli temere che vi avesse messo radici. "Non Ŕ vero che si Ŕ sparato, Sonny." Ecco. Finalmente l'aveva detto. Silenzio.
Jo Nesb°
Composta martedý 4 novembre 2014
dal libro "Il confessore" di Jo Nesb°
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    Sto per morire. ╚ una sensazione assurda. Non era questo il piano, almeno non il mio piano. ╚ anche possibile che ci stessi arrivando senza saperlo. Ma non era il mio piano. Il mio era migliore. Aveva un significato.
    Sto fissando la bocca di un fucile e so che sarÓ da lý che arriverÓ. Il messaggero. Il traghettatore. C'Ŕ tempo per un'ultima risata. Se vedi la luce nel tunnel, forse Ŕ la luce di un fiammifero. Avremmo potuto fare qualcosa di bello di questa vita, tu e io. Se avessimo seguito il nostro piano. Un ultimo pensiero. Tutti si chiedono quale sia il significato della vita, ma nessuno si chiede quale sia quello della morte.
    Jo Nesb°
    dal libro "Nemesi" di Jo Nesb°
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      Si era svegliata. BattÚ le palpebre nell'oscuritÓ impenetrabile. Spalanc˛ la bocca e respir˛ con il naso. BattÚ di nuovo le palpebre. Sentý scorrere una lacrima, la sentý sciogliere il sale lasciato da altre lacrime. La saliva non le scendeva pi¨ in gola, il cavo orale era secco e duro. La pressione interna tendeva le guance. Era come se il corpo estraneo che aveva in bocca fosse sul punto di farle esplodere la testa. Ma che cos'era, che cos'era? Il primo pensiero concepito al risveglio era stato che avrebbe voluto sprofondare di nuovo. Sprofondare in quell'avvolgente abisso buio e caldo. L'effetto dell'iniezione che l'uomo le aveva fatto non era ancora finito, ma lei sapeva che il dolore incombeva, lo capiva dai lenti, sordi colpi che scandivano le pulsazioni e dal flusso spasmodico del sangue nel cervello. Lui dov'era? Era proprio alle sue spalle? Trattenne il respiro, rimase in ascolto. Non udý nulla, per˛ ne percepiva la presenza. Come un leopardo.
      Jo Nesb°
      dal libro "Il leopardo" di Jo Nesb°
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