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Commenti a "A chi è solo, Dio dona un cane. Il cane è la..." di Victor Hugo


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Sergio, mi conforta vederti scrivere così tanto (quelle che io chiamo lenzuola, o lingue di cane). Significa che "senti" l'argomento, ed è un ottimo segno. Tento di risponderti punto per punto.
1) Non potrai mai chiamarmi "filosofista" o "teologista", perché filosofismo e teologismo non esistono (ancora). Lo scientismo invece sì: (a beneficio dei terzi che dovessero leggerci, ricopio papale papale l'articolo di wikipedia): <Il vocabolario Devoto Oli, ed. 1990, a pag. 1722, descrive lo scientismo come quel "movimento intellettuale (...) tendente ad attribuire alle scienze fisiche e sperimentali e ai loro metodi, la capacità di soddisfare tutti i problemi e i bisogni dell'uomo". Il vocabolo assume spesso un'accezione negativa "per indicare l'indebita estensione di metodi scientifici validi nell'ambito di scienze particolari (come quelle naturali) ai più diversi aspetti della realtà, con pretese di conoscenza altrettanto rigorosa".

Nella storia della filosofia, lo scientismo nasce in Francia nella seconda metà dell'Ottocento, da una costola del Positivismo, sia come termine che come concetto, per indicare l'atteggiamento intellettuale in base a cui il sapere scientifico deve essere a fondamento di tutta la conoscenza in qualunque dominio, anche in etica e in politica.

Per estensione, è una posizione filosofica che ritiene rilevante da un punto di vista conoscitivo solo ed esclusivamente la scienza (nelle sue varie branche, a partire dalle scienze fisiche).

Quest'accezione del termine, originata dal Positivismo, ritiene che l'universo sia essenzialmente conoscibile, ma che nessuna conoscenza sia accettabile se non stabilita dal metodo scientifico. Pertanto è respinta ogni forma di metafisica tradizionale.

Dal XX secolo, il termine ha prevalentemente una connotazione negativa, per criticare un dogmatico eccesso di fiducia nella possibilità di estendere con successo i metodi scientifici al di fuori dei loro ambiti naturali. Secondo le tesi del Convenzionalismo e del Costruttivismo, indica una mancanza di consapevolezza del fatto, supportato dallo studio delle grandi rivoluzioni scientifiche, che l'intero approccio epistemologico della scienza, i suoi metodi, i contenuti e lo stesso paradigma dominante in una data epoca storica sono soggetti a continue variazioni, e non possono essere fissati una volta per tutte.

2) Non credo dunque ti sarà mai possibile una verifica sperimentale dell'esistenza di Dio, per il semplice motivo che Dio non è un oggetto esterno o un fenomeno naturale, ma un'entità concettuale di natura soprannaturale o preternaturale, che oltretutto comprende noi stessi. La prova dell'esistenza di Dio non potrà, dunque, che essere individuale, personale, soggettiva, e di natura non razionale.

3) Questa faccenda del rifugio in credenze a lenimento del dolore o delle offese della vita esula sinceramente dalla mia esperienza personale. Per quanto mi riguarda, sin da quando ho avuto uso di ragione il mio problema principale è stato di natura esistenziale (chi sono, da dove vengo, dove vado), e ciò senza dolori o offese di sorta, ma anzi in una condizione di vita invidiabile sia dal punto di vista materiale che dal punto di vista affettivo. Sin dall'età di 10 anni passavo notti intere al cannocchiale ad osservare il cielo, e mi ponevo (e ponevo agli altri) domande circa le mie origini ed il mio destino. Vero è che ciò era motivato da diverse percezioni ESP verificatesi sin dall'età di 5 anni; ma sicuramente senza alcuna paura del futuro o altri motivi che mi dessero desiderio alcuno di rifugio. E' vero che poi sono venuti dolori e offese di ogni sorta; ma ringrazio Iddio di avermeli mandati, perché solo in quei periodi ho avuto modo di riflettere, di comprendere la vanità delle cose materiali, il valore di quelle morali... Dolori e angosce hanno la forza di abbattere alcuni, ma anche l'effetto di rendere altri giganti di fronte agli ostacoli. A me pare dunque che tu consideri (troppo semplicisticamente) la religiosità come una via di fuga dal dolore, senza soffermarti sul fatto che invece è nella sofferenza, e non nella gioia, che si approfondisce l'introspezione, che la ricerca diviene vigorosa, pressante... e, spesso, che si "sperimenta" quel contatto con Dio che viene a costituire la PROVA (individuale e subiettiva sempre) che mancava. Per me, tuttavia, era "normale" considerare "normale" l'esistenza di una diversa dimensione, e dunque di un altro mondo e di un'altra vita. Ero cioè predisposto ad accogliere facilmente idee metafisiche, questo sì. Non era nel "rifugio", comunque, che vedevo l'offesa (non personale, ma all'idea), bensì nel termine "fantasia" da te usato quanto alla visione religiosa del mondo. E' appena il caso di notare che tale visione è correlata, anzi intrinsecamente connaturata, ad aspetti etici; Dio non è (creduto) solo perché E', ma soprattutto per quello che è (o si ritiene che sia), per i VALORI di cui è portatore. Orbene, asserire che Dio sia una fantasia di chi è religioso sostanzia proprio, a mio avviso, quell'atteggiamento scientista di cui sopra parlavo: scientista perché pretenderebbe di dimostrare, con la piccola ragione umana, l'inesistenza o l'esistenza di un qualcosa che per definizione, è estremamente superiore a quella ragione e a quei metodi di indagine. Fede è il credere, fede è il non credere: di fronte al problema di Dio e dei valori, come sopra dicevo, la scienza non può che tacere: non ha strumenti di indagine.
    (segue)
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Pino, comincio il mio commento dicendo che io non chiamo la tua posizione filosofista o teologista! ;)

Non credo di offendere nessuno dicendo che nella storia dell'umanità quasi il 100% delle persone si rifugiano in credenze per dimostrare ciò che non riescono a concepire, per rifugiarsi dal dolore e dalle offese della vita. Osservare il comportamento umano, i miei stessi desideri, mi porta a considerare queste situazioni perfettamente normali, quindi non offendo nessuno. Non sottolineo, né mai ho inteso farlo, che sia da anormali credere ed avere fede. La mia interpretazione è "psicologica" io vedo che la mente umana trova rifugio in entità superiori ogni qual volta ha un problema che non riesce a risolvere, niente di offensivo in ciò! Non è quindi un'accusa di debolezza è un'osservazione. Piuttosto considero chi se ne offenda non in grado di valutare la realtà della debolezza umana che tutti, credenti e non credenti abbiamo!

Può essere che la mia posizione sia scientista (termine che aborro - preferirei il termine scientifica). Io osservo e cerco fuori e dentro me, ma non vedo altro che me ed il mondo intorno e non percepisco sensazioni che mi diano idea di provenire da entità diverse da me e dal mondo intorno.

Io non vieto a nessuno di avere la propria visione del mondo, soprattutto quando questa visione non mi crea alcun problema, e non pretendo che altri abbiano la mia, ma sicuramente asserisco le mie idee e ciò che io vedo.

Sono disponibilissimo ad ascoltare, ma bisogna che le cose mi siano fatte vedere, che me ne sia indicata la strada (cosa che tu cerchi di fare). Non credere che io non abbia tentato e cercato la strada della religione. Essa non mi è stata insegnata e così osservo da esterno ed "ign0rante" e vedo che la strada che molti credenti seguono è semplicemente un insegnamento ricevuto, ma oltre non va nessuno, come se una divinità fosse un dogma. Per me dogmi non ne esistono. Se un dio c'è (come già ho detto) lo troverò o lui troverà me!!!

Tu mi parli anche di interiorità, di sentimenti dicendo che queste sono cose non scientificamente dimostrabili. Per me le cose visibili, tangibili ed osservabili (per quanto non perfettamente descritte scientificamente) esistono. Non negherei l'amore perché non ne ho una dimostrazione scientifica, come non negherei l'esistenza dell'erba o di un albero. Ci sono, si vedono. Il metodo scientifico, a questo punto, potrebbe servire per dimostrare il perché. Non ti nego che la cosa mi stuzzica! Quindi le emozioni so che esistono, ne ho prova in me, le verifico costantamente. In ogni caso alcune scienze cominciano a spiegarci come avvengono e da che dipendono; anche a che servono. Magari domani scopriremo a che serve la nostra vita e perché esistiamo ... magari quel motivo sarà un dio, non lo so. Non nego nessuna ipotesi. Ma, le ipotesi, finché non le vedo, non per forza in forma logico-matematica, dovrò continuare a considerarle ipotesi. E' vero che qualsiasi teorema può essere usato senza che sia necessaria la dimostrazione, ma teorema è perché qualcuno lo ha dimostrato.

Per quanto riguarda il tuo parlare di deriva scientista-nichilista della nostra epoca non convengo. Forse quella deriva sta in chi crede in scientology. Ovviamente non è mio interesse! Che qualcuno sia nichilista e si arrenda al pensare che le cose vanno così e quindi nulla si può fare non lo nego ... Questo si trova anche nel dire: "Sia fatta la volontà di Dio!" non credi! Chi è più nichilista io che credo che la vita sia una cosa in evoluzione da provare fino alla fine o chi "si arrende" dicendo: "Sia fatta la volontà di Dio!". Chi è più nichilista chi accetta dogmi o chi cerca risposte? La deriva scientista esiste per quelle persone che eleggono a divinità la scienza senza neanche percepirne il metodo, poveri esseri che trovano la soluzioni alle debolezze di cui sopra nell'eleggere a loro protettore la scienza. Io e chi come me cerca non eleggiamo la scienza a divinità la eleggiamo a metodo di indagine che può essere usato anche per indagare le proprie sensazioni ed emozioni, la scienza la usiamo, non le chiediamo nulla e nient'altro ci aspettiamo se non il CAPIRE!

Insegnatemi a vedere un dio, a trovarne la strada; quando lo vedrò o sentirò allora ci crederò. Potrei anche usare il metodo induttivo per trovarlo, dire che alla fine di tutte le ricerche troverò il creatore!!! Ma resta un ipotesi.
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Lo so benissimo Giuseppe...so che tanti credenti sono più lontani da Dio di tanti"atei" che involontariamente lo sono più di tutti perchè Dio si mostra in mille modi e con mille facce diverse, sta a noi riconoscerlo...e chi non lo riconosce ma possiede un'anima pulita fa parte di quegli uomini speciali che lui accoglierà cmq nel suo regno! Non ha colpa chi non potrà mai conoscerlo, solo chi lo rifiuta disprezzandolo non conoscerà il suo Regno ed io farò sempre di tutto per esserne partecipe...
Scuse accettate, non c'è problema anche se con queste temperature un altro fuoco difficilmente si può chiamare amico!!!:)))
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Comunque ti dico una cosa: "certi" atei sono preferibili a "certi" credenti, perché MOOOLTO meno lontani di questi ultimi dal Regno di Dio.
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Per Maria De Benedictis: scusami se ho male interpretato le tue parole, ma come più sopra ti ho chiarito esse si prestavano ad essere interpretate come a me indirizzate. La cosa, ora che l'hai spiegata, fa anche un po' ridere, perché in un certo senso è stata "punita" la genericità di quelle parole: il tuo astenerti dall'indirizzarle con precisione al destinatario o ai destinatari, ha fatto sì che ti si scatenasse contro un temibile, intransigente e millimetricamente preciso "fuoco amico"...  : )))

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