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Commenti a "A chi è solo, Dio dona un cane. Il cane è la..." di Victor Hugo


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Bella la tua storia con Roberto, Margherita.
Tuttavia, secondo me la giusta conclusione da trarne è l'amicizia da pari a pari. Certo, noi uomini siamo più evoluti, abbiamo più frecce al nostro arco (basti pensare anche solo alle mani prensili), possiamo dare di più, come genitori a figli. Ma loro sono seri, dignitosi, affettuosi, sensibili. La loro "virtù" non è tanto però nell'affetto che ci portano, quanto nell'assenza di lotta interiore. La loro anima non è tirata dai due cavalli di Platone; sono - come dicevo - in perfetto equilibrio, in una condizione di innocenza che, quantunque con ogni probabilità non meritata, è qualcosa di cui restare ammirati. Non c'è cattiveria nei cani, tranne in quelli frutto di manipolazioni genetiche, creati ed educati per la cattiveria; ma anche in loro vi è innocenza, e la loro cattiveria è solo un riflesso della malvagità umana.
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<Io credo fermamente che la nostra mente cerchi punti di appoggio esternie li trovi nel credere in divinità... C'è un cammino millenario che dimostra questo bisogno umano di cercare risposte anche in fatti che sanno di FANTASIA. Io non intendo offendere, ma intendo cercare prove. Non le vedo, quindi cerco giustificazioni inerenti al pensiero per trovare motivazioni. Quando ho problemi insormontabili vorrei potermi rivolgere ad un dio che mi aiuti a risolvere i miei problemi, ma SO CHE NON C’E’ e questo mi lascia solo a cercare di risolverli. >
    Queste sono parole tue, Sergio. Ed a te si accoda Margherita, sottolineando ciò che, nel prosieguo, definisci come le "ragioni psicologiche della fede".
    Diciamoci la verità, dietro queste "ragioni psicologiche" si nasconde una implicita valutazione: i credenti sono paurosi, creduloni, proiettano, in questo Dio, nell'anima e nel mondo ultraterreno in cui credono, il proprio bisogno di certezze e le proprie fantasie.
    Questo, cari Sergio e Margherita, non significa "non offendere chi è credente": giacché, mi pare, se a chi è portatore di una diversa opinione sull'essenza del mondo (giacché a questo si riduce la nostra diversità di opinioni) noi affibbiamo la caratteristica di persona che ... per cercare punti d’appoggio insegue le sue fantasie, non vedo cosa si possa fare di più per arrecargli offesa.  : ))
     Tuttavia non ascrivo a voi questa colpa, ma alla deriva scientista e nichilista da cui è affetta la nostra moderna società capitalistico-tecnologica: deriva di cui gli spiriti deboli o distratti sono vittime, non certo artefici. E dunque devo tentare di porre in chiaro alcuni punti essenziali.
     Sergio, ciascun essere umano si crea la propria VISIONE DEL MONDO: visione non solo di come il mondo è fatto, ma anche - e soprattutto - di ciò che è bene e ciò che è male, del proprio passato e del proprio futuro, visione del proprio ruolo nella società e nell'universo intero. Insomma: dei mille "PERCHE' ?" che il mondo ci pone. Orbene, io non discuto che quanto alle passate visioni del mondo la scienza abbia (PER FORTUNA) fatto piazza pulita di tante visioni distorte. Ha incominciato ad insegnarci che non vi sono divinità capricciose a determinare i fenomeni naturali, poi a dirci che la Terra non è il centro del sistema solare, che il sole non è il centro dell'Universo, e tante altre belle cose. Tutte cose che attengono a COME il mondo funziona. Ma... PERCHE' FUNZIONA COSI', questo la scienza non ce lo dice, e non potrà mai dircelo. Allo stesso modo in cui non potrà mai dirci CHI SIAMO, DA DOVE VENIAMO, DOVE ANDIAMO E COME E' MEGLIO AGIRE. Su queste cose la scienza tace, e tacerà sempre, perché attengono alla VISIONE DEL MONDO che ciascuno di noi si crea in base alla sua intelligenza, alla sua sensibilità ed alla sua esperienza.
    Io ti avevo consigliato di leggere un breve (appena 96 pagine) dialogo tra Flores d'Arcais e Mancuso, comparso sul numero 3 (di Maggio) della rivista Micromega. Non hai seguito il mio consiglio... E allora ti cito (e ti "giro") qualche considerazione che Mancuso rivolge  al suo interlocutore:
"Anche tu, benché non lo sappia e meno che mai lo ammetterai, ti muovi all'interno di una visione del mondo basata sulla fede, nel tuo caso una fede negativa che rifiuta a priori quelle forme di conoscenza non riconducibili all'evidenza sperimentale".  Del resto, "(...) gli scienziati si dividono nell'utilizzo delle conoscenze acquisite praticando filosofie di vita, opzioni etiche e scelte politiche molto diverse, talora opposte tra loro, a significare (...) come dai medesimi dati scientifici scaturiscano le più molteplici visioni del mondo e della vita umana. (...) Sto dicendo che non è possibile, nemmeno a partire dalla scienza, il raggiungimento di un punto di visuale così ampio da produrre una visione del mondo (e quindi del SENSO di noi uomini in esso) come SAPERE. Ritenere invece che la scienza possa fornire tale visione del mondo come sapere significa cadere nello scientismo, che è esattamente quanto accade a te.
      E prosegue: "Invece tu esigi l'"onere della prova". (...) Il limite metodologico della tua prospettiva consiste (...) nel ritenere che la scienza sia non solo la forma più alta e paradigmatica dell'accertamento razionale, (...), ma anche il GIUDICE di ogni altra forma di conoscenza. In realtà ACCERTAMENTO RAZIONALE E CONOSCENZA NON SONO LA MEDESIMA COSA. Si dà infatti una forma di conoscenza che si può e si deve tradurre in accertamento razionale, e se ne dà un’altra costitutivamente impossibilitata a tale traduzione. La differenza tra le due forme di conoscenza è imposta dall’OGGETTO. Vi sono oggetti che possono essere dominati dall’intelletto umano e ve ne sono altri che non lo possono. Dalla conoscenza del secondo tipo (i cui oggetti incommensurabili sono chiamati tradizionalmente libertà, anima, Dio, ma potremmo aggiungere universo, mondo, vita) discende un sapere diverso. (Gli oggetti di tale conoscenza) non possono essere oggettivati, (…) per il semplice motivo che sono più grandi di noi E CI CONTENGONO e non ce ne possiamo estrarre uscendone fuori, e se lo tentassimo saremmo come il barone di Munchausen caduto in un fosso che voleva uscirne tirandosi per le orecchie.”
     Conseguenza: “a partire dalla conoscenza che abbiamo di noi dipende la conoscenza che abbiamo del tutto della vita (questo è il motivo per cui i diversi dati scientifici sono interpretati diversamente nel loro significato filosofico dai singoli scienziati). Ne discende un’altra importante conseguenza: di fronte al tutto della vita, (…) oltre alla conoscenza oggettiva sono necessarie altre facoltà, cioè quelle disposizioni interiori diverse rispetto alla deduzione logica e solitamente dette intuizione, sentimento, fiducia, emozione. Esse non sono contaminazioni rispetto al rigore dell’analisi filosofica, ma la sua vera sorgente, visto che la filosofia porta scritto già nel suo nome (philo, da philein, amare) la tensione emotiva e simpatetica. Chi ha questa particolare forma di conoscenza non entra in possesso della certezza intellettuale che dà il possesso di un teorema di geometria, eppure non è per questo destinato a rimanere nell’incertezza. (…) Questa forma di conoscenza che va al di là della certezza razionale entra in gioco (…) quando ci giochiamo noi in prima persona, (…) ogni volta che abbiamo a che fare con la libertà e con la direzione da imprimerle alla luce del senso complessivo del mondo (cioè della questione di Dio)”.
     E prosegue ancora: “Al contrario tu vuoi l’onere della prova, senza renderti conto che tale tuo insistere su “prove” a proposito della complessiva visione del mondo finisce per collocarti all’interno del più perfetto dogmatismo. Anche il dogmatismo del potere ecclesiastico infatti ritiene che dall’osservazione della natura si giunga con certezza alla (…) esistenza di Dio e che quindi vi siano prove razionali dell’esistenza di Dio. Allo stesso modo tu con il tuo dogmatismo scientista (…) ti sei confezionato una specie di gabbia intellettuale nella quale costringi e restringi la tua ragione (e fin qui è affar tuo) e nella quale vuoi costringere e restringere anche quella degli altri demolendo tutte le prospettive diverse dalla tua (e qui vedo la minaccia dell’intolleranza e dell’ideologismo). Tale gabbia consiste ne ritenere che non vi possa essere conoscenza se non legata all’evidenza scientifica e alla dimostrazione logico-matematica, una concezione del tutto occidentale ma ora un po’ antiquata anche in Occidente: la tua gabbia mentale si dispone di fronte all’intero del mondo leggendolo unicamente in base alla logica della dimostrazione che governa la scienza (…)”.
      Caro Sergio, la pazienza e il tempo impiegato a ricopiarti fedelmente qualche brano dello scritto che ti avevo consigliato di leggere (lo trovi, Micromega di maggio, in qualsiasi buona libreria!!) ti sia testimonianza di quanto io ritenga importanti sia la questione in discorso, sia la tua persona.
      Vorrei concludere con la considerazione finale di Mancuso, che faccio mia: “In chi crede in Dio e nell’anima imm0rtale vive la convinzione che il principio del mondo sia il bene e che la nostra vita sia indirizzata al bene. Questa è anche la mia convinzione vitale, ed è a partire da essa che cerco, così come sono capace e con gli strumenti intellettuali di cui dispongo, di costruire una visione del mondo per generare armonia relazionale e fiducia nella vita”.
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La complementarità degli opposti:Se non comprendiamo questa legge fondamentale, non si capisce perché ad ogni passo avanti corrisponda un passo indietro  e ci si stupisce  dolorosamente del motivo  per cui  quello che è per noi “buono” e “positivo” non riesca definitivamente ad avere la meglio... Senza il male non esisterebbe il bene, senza la morte non esisterebbe la vita, senza la malattia la salute.”Contraria sunt cumplementa”. Il dualismo è più apparente che reale: si tratta di un unico processo che si presenta ora sotto un aspetto ora sotto un altro. Acquisire una simile consapevolezza significa orsi dal punto di vista della trascendenza, che è al di là e al di sopra della legge dualistica. Al di là della lotta e della contrapposizione vi è dunque un”armonia nascosta” che è quello che afferriamo  quando osserviamo le cose con distacco. Lo scopo della natura  non è la prevalenza di un polo sul suo opposto, ma un equilibrio fra i due, come per la vita interiore e  quello che dovrebbe essere la vita di relazione con altri esseri umani, sia in coppia sia in atri tipi di relazioni.

Fonte: “La legge di complementarità: regolatrice della vita e delle relazioni”

Sito web: http://educaeforma.wordpress.com/2012/06/18/la-legge-di-complementarita-regolatrice-della-vita-e-delle-relazioni/
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io la fede l'ho trovata dacchè ho ragione(a dodici anni volevo farmi suora)...con la crescita l'ho rinnegata più volte perchè non trovavo le risposte a cose inspiegabili, non mi basyìtavano più gli insegnamenti religiosi, ma col tempo mi sono accadute cose che non ho cercato eppure sono arrivate a me che più le rifiutavo e più loro erano palesi e così ho dovuto cedere e adesso credo fermamente e capisco che le risposte si trovano quando meno te lo aspetti...Dio non è scienza e la ragione ha poco a che fare con Lui!
Vi saluto calorosamente amici:)
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Jo ha detto già tutto ciò che volevo dire io, compreso il ' beati voi che avete fede' , quindi niente da aggiungere.
Maria non penserei mai di te che sei una 'credulona', la fede spesso viene trasmessa per educazione , altre
volte viene scoperta per disperazione, mai d'improvviso e nel pieno del proprio benessere si cerca la fede , credo
che anche  questo andrebbe spiegato, ma ripeto tutto il rispetto per te e per tutti coloro che traggono amore
dalla loro fede.

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