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Scritto da: Marianna Mansueto

Hyperion

Il mondo come lo conosciamo è alla fine, amici miei, qualsiasi cosa ci accada. In quanto a me, non ho domande da fare allo Shrike. Non porto parole finali per lui o per l'universo. Sono tornato perché devo, perché questo è il mio destino. Ho sempre saputo che cosa dovevo fare fin da quando, bambino, tornavo alla tomba di Siri e giuravo vendetta contro l'Egemonia. Ho sempre saputo quale prezzo dovevo pagare, sia nella vita sia nella storia.
Ma quando arriverà il momento di giudicare, di capire un tradimento che si diffonderà come una fiamma per tutta la Rete e che porrà termine ai mondi, vi chiedo di non pensare a me - il mio nome non era neppure scritto sull'acqua, come avrebbe detto lo spirito del vostro poeta perduto - ma alla Vecchia Terra morta senza un valido motivo, ai delfini e alla loro carne grigia che secca e imputridisce al sole; vi chiedo di vedere, come ho visto io, le isole mobili senza più spazio dove andare, i pascoli distrutti, le Secche Equatoriali incrostate di piattaforme di trivellazione, le isole stesse soffocate da turisti vocianti e rompiscatole che puzzano di lozione uv e di spinelli.
O, meglio ancora, non pensate a niente di tutto questo. State fermi, come ho fatto io dopo aver azionato l'interruttore. Un omicida, un assassino, ma comunque orgoglioso, con i piedi fermamente piantanti sulla mobile sabbia di Hyperion, che grida a testa alta e con il pugno alzato contro il cielo: "La peste su tutt'e due le vostre case!". Vedete, ricordo il sogno di mia nonna. Ricordo come sarebbe potuto essere. Ricordo Siri.

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