Scritto da: Giuseppe Chiavelli

Il marinaio e la farfalla


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...dal mio ardore.
Boccheggia il marinaio sul terrazzo, mi concedo al sole senza timore di essere punto. Un grido dentro me risuonava a tempo con le onde del mio mar: Dov'è lei?
Me ne restai attonito. Attonito come un Marinaio sa fare.
Attonita la mia mente, vi tacque ogni suono.
Attonito il sangue bollente, circolava silenzioso nel cuore, come se stesse sgattaiolando via dal mondo inseguitore.
Dov'è la destinazione della mia rotta.
Dov'è lei, sarà forse immaginazione? Sarà forse uno spettro? L'ennesima sfida, l'ennesimo scherzo degli Dei che tanto si dilettano a far naufragar i marinai.
La voce dentro me mi condusse, con folle impeto percorsi mille miglia, e d'un tratto galoppante, infine, dentro me lo appresi: Una farfalla non può essere trovata è lei che trova te, non può essere toccata o perderà il volo; perderà i suoi occhi ed io perderò me stesso. Non potevo fare altro che lasciarle un nodo: lo diedi alla terra; lo affidai al vento; con la promessa che avrei protetto quelle ali. Con la promessa più ardua da mantenere: la promessa di libertà.
Me ne andai ma mai del tutto. Me ne andai, ma lei continuò a volare.

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