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Scritto da: Mariella Buscemi
Nelle mie stanze vuote imprigiono il mio cuore fuorilegge. Salomè decapita il Dio amore, amore senza testa da sempre, ma ricresce come la serpe tagliata a metà. Sono il tuo tu, dentro te, ma non troppo, fusa, ma non confusa, tua, ma non tua, quel tanto che ti basta, che non mi basta. Intravedi pizzo e pelle e vieni a succhiarmi il sangue come un vampiro, rendi l'anima spuria tra il tumore e l'orgasmo, incrociati come in un chiasmo, mi diluisci in un infuso di mandragola, mi ri-crei strappandomi dalla tua costola e mi apri nelle carni una fistola che sottocute mi screpola, stramazzi su me perché sono la tua isola. Ti bevo come il mosto selvatico col tuo sapore alcolico, col retrogusto di tabacco. Sta scoccando l'ultimo rintocco, giunge l'ora del distacco. Infinite volte mi ritroverai. Di me ami il trucco ed il tacco ed io stavolta mi strucco e leggo il mio tarocco, mi dice che mi disseti come fossi succo che, dentro, di te trabocco e che muoio ad ogni tuo tocco. Amore vigliacco! Mi lasci di gesso e stucco.

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