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Scritto da: G. De Felice

Parte II - 2 giugno


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Madrid, ore 10:30. Che brutta cosa l'attesa. Ingigantisce tutto: il rumore del vento, una foglia che cade, il pianto di un bambino al quale la mamma avrà forse negato soltanto un gelato. Quanto sono semplici i bambini: capaci di essere felici per cose semplici, genuine, a cui troppo spesso i grandi non riescono a dar peso, non capendo che la felicità la si costruisce giorno dopo giorno, come un puzzle di mille pezzi, a piccoli passi. Senza aspettare quell'occasione unica, quel colpo di scena, che magicamente possa sistemare tutto, all'improvviso. Matteo aspetta. Ed è un'attesa che pesa ancor di più, non sapendo se essa sarà vana oppure no: in fondo, quando è partito, carico di dubbi, almeno quanto di aspettative, sapeva che aveva giocato col fuoco. Perché questo accade quando si fanno passi importanti verso i propri desideri, i propri sogni. E più grandi essi sono, più bisogna accettare il rischio di bruciarsi, di vedersi segnata addosso una cicatrice che chissà quanto tempo impiegherà a guarire. Che chissà se guarirà mai. Attende, Matteo. Lo ha fatto sempre, in fondo, nella sua vita. Troppo occupato a realizzare i desideri, anche minimi, degli altri. Troppo poco occupato a pensare a se stesso,... [segue »]

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