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Parole


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Le parole... c'era questo gioco che, da piccola, mi divertivo a fare con mio fratello: prendevamo una parola semplice, normale, di uso quotidiano e cominciavamo a ripeterla e ripeterla all'infinito e poi improvvisamente cominciava a sembrarci strana, stramba. Un attimo prima era così normale chiamare sedia la sedia ma, ripetuto cento e poi cento volte, era un suono buffo, certe parole finivano per farci rotolare in terra soffocati dalle risate; ma si sa, quando si è piccoli e ancora intatti basta un niente. Era bello questo gioco, mi teneva compagnia nei pomeriggi delle nostre estati infuocate, nella pause annoiate prima di un nuovo gioco. Prendevo una parola, la ingoiavo e cominciavo a farla roteare in bocca rimbalzandola con la lingua da una guancia all'altra, per farla poi arrivare in gola e ancora giù, più nuova, più spessa, più regale di quando l'avevo acchiappata.
A scuola le parole avevano regole: ortografia, grammatica. Le parole si fanno piccole, si fanno grandi, si vezzeggiano, hanno sinonimi, hanno contrari. Fuori dai banchi le parole cantano: hanno suoni, urla o sussurri, sono fuoco, ghiaccio o promesse di paradiso. Ci sono parole che abbiamo così violentato che si sono perse nei boschi senza briciole per tornare.... [segue »]

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