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La ladra di lucciole

Era una bambina e inventava fiabe d'amore sul tetto di una rimessa per la legna. Ogni dì, di nascosto, si arrampicava su per la piccola finestra del bagno, era così piccina che non incontrava nessuna difficoltà e saltava sul tetto incurante del vuoto che tremava sotto di lei. Adorava abbigliarsi come se fosse una principessa, con abiti di raso dai colori sgargianti, finto merletto e lustrini, pietre preziose di plastica, scollature sguarnite rigonfie di stracci e ai piedi le immancabili scarpe con il tacco a spillo che rubava a sua madre, pronta ad accogliere il suo principe giunto a salvarla. Quando sentiva che la stavano cercando, scivolava giù come un serpente silente e faceva sparire il rosso alle guance con un getto d'acqua ghiacciata. Non voleva qualcuno potesse scoprire il suo rifugio. Un giorno però, da quel tetto, non era più scesa. Si sentiva inadeguata a quel mondo che aveva dimenticato dove dimora l'amore. Le avevano detto che era troppo grande per giocare ancora con le bambole, eppure aveva solo otto anni. Una folgore nella notte aveva tagliato lo spazio nero tra la bambina e la donna. Qualcuno ancora racconta che all'alba di certe notti la si vede danzare su un drappo di lucciole scintillanti fino a vederla svanire in quella stessa luce che l'aveva concepita.

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