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Scritto da: Marianna Mansueto
[...] in pochi istanti aveva raggiunto lo stadio che si raggiunge quando qualcosa decide per noi. Non succede solo nelle situazioni di guerra. Succede nella vita quotidiana, ad esempio nei rapporti sociali o affettivi che costano troppo dolore e nel dolore si consumano per agonizzare appesi ad un filo... Se non sei un incurabile giocatore d'azzardo cioè un tipo che risolve i dilemmi col rouge-ou-noir, les-jeux-sont-faits, rien-ne-va-plus, ci pensi bene prima di romper quel filo. Forse è un filo robusto, pensi con forzato ottimismo; forse può ricostruire quello che si è consumato, ti dici con forzata speranza. Ed anche se ti sparano addosso pazienti, anche se sanguini con un san Sebastiano aspetti, anche se la precarietà del rapporto si cristallizza in un'eterna attesa del meglio ti concedi rinvii. Poi, all'improvviso, qualcosa decide per te. Che cosa? Un episodio che annulla gli avanzi del forzato ottimismo. Un gesto che cancella i residui della forzata speranza. Una parola che ti fa concludere no, non era un filo robusto, era un filo esilissimo, quasi inesistente: basta pazientare, basta aspettare, basta sperare. Poi allunghi la mano e zac!
dal libro "Insciallah" di Oriana Fallaci

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