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Scritto da: Edoardo Grimoldi

La cicala e la formica

L'estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava.
Venne il freddo e la cicala imprevidente si trovò senza un rifugio e senza cibo.
Si ricordò che la formica per tutta l'estate aveva accumulato provviste nella sua calda casina sotto terra. Andò a bussare alla porta della formica.
La formica si fece sulla porta reggendo una vecchia lampada ad olio. - Cosa vuoi? - chiese con aria infastidita.
- Ho freddo, ho fame! - balbettò la cicala. Dietro di lei si vedeva la campagna innevata. Anche il cappello della cicala ed il violino erano pieni di neve.
- Ma davvero? - brontolò la formica - lo ho lavorato tutta l'estate per accumulare il cibo per l'inverno. Tu che cosa hai fatto in quelle giornate di sole?
- Io ho cantato!
- Hai cantato? - Bene! Adesso balla!
La formica richiuse la porta e tornò al calduccio della sua casetta, mentre la cicala, con il cappello ed il violino coperti di neve, si allontanava, ad ali basse, nella campagna.

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    Scritto da: Edoardo Grimoldi

    Commenti

    2
    postato da , il
    Io lo dovuta imparare
    1
    postato da , il
    è bella questa poesia.
    c'è l'ha letta la nostra maestra e cia anche fatto scriverla sull' raccoglitore perchè stiamo facendo il proggietto sulla costituzione.

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