Scritto da: Md_85

Il Cavaliere errante


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Folle e sano allo stesso tempo, il pensiero pareva volere far schiantare le meningi che pulsavano.

Se l'indomani il cavaliere, di ciò che lo spaventava, conferma avesse trovato,
La ragione meno sarebbe venuta, e l'amor in odio sarebbe stato tramutato.

La dama dal suo canto sentiva d'errare, ma per istinto tendeva ad agire,
comunque non credette una cosa azzardata, offrire ad un povero uomo mangiare e dormire.
Ma questi era avvezzo e assai dedito ad una infame professione: ladro di fama, di famiglia, di ideologia politica e di religione;
incantò la dama con velate parole, portandola infine, ad un umana distrazione...

Un incubo nel sonno maldestro del cavaliere prese forma reale di un amore tradito,
così destato dal canto del gallo, percorse la strada per la reggia assai ardito.
Giunto al portone in men che non si dica egli vide le impronte di un altro destriero,
e sebbene non sapesse a chi appartenessero, capì che il presagio del sogno era vero:

qualcuno era già fuggito dopo aver trafugato, il cuore della donna che così tanto aveva amato...
con quale faccia e quale orgoglio sarebbe andato l'indomani, a caccia col baronetto del quadrifoglio?
Forse era meglio far retromarch ripercorrendo umiliato la strada del suo ... [segue »]
Composto sabato 18 febbraio 2006

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