Scritto da: Marilisa

Un pianto incompreso


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...i miei annegati in quel pianto che non finiva...
Perché? Si chiedevano e io li guardavo, più stupita di loro, com'è che non capivano che la mia era una domanda a cui non rispondevano. Mi dicevano di amarmi tanto, eppure... non comprendevano ciò che volevo. Avevo la pretesa di ottenere senza chiedere, perché (mio Dio, ero piccolissima) in nome di questo amore che io sentivo per loro e loro dicevano di provare per me, non doveva esserci la necessità nemmeno di una parola. Piangevo disperata perché ero diventata consapevole che non era così, non ci si capisce mai, non basta l'amore, bisogna lottare e sgomitare a volte solo per ottenere una distratta carezza. Lo so ero complicata. Lo so sono complicata. Mi avevano tirata fuori di forza dal mio angolo, mi avevano poi portata dal nostro dottore di famiglia e la conclusione: mi tolsero le tonsille: perché la bambina è troppo nervosa.
Povera me, incompresa, volevo solo essere capita senza parlare, senza chiedere, solo perché "io c'ero".
Poveri loro, così buoni ed amorevoli, ma distratti dal vivere quotidiano.
Penso che ancora oggi lo stesso pianto disperato e perché no, anche di rabbia a volte, mi sgorga dal cuore con la stessa intensità, perché sono incompresa.
Non so perché mi è venuto questo ricordo nei miei pensieri, giuro che non piango disperata. Forse, chissà, lo vorrei fare? Lo so sono complicata.
Composto venerdì 22 maggio 2020

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