Poesie preferite da TERESA MANTOVANI

Questo utente ha frasi preferite anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Alice
Fin dall'infanzia mai son stato
come gli altri; mai ho visto
come gli altri vedevano; non potevo avere
le mie emozioni da una comune sorgente;
ma il dolore mai dalla stessa fonte.
Il mio cuore non potevo destare
alla gioia con lo stesso tono di altri;
tutto quel che ho amato, l'ho amato da solo.
Poi, nella mia infanzia, alba
d'una vita assai tormentata,
si delineò da ogni profondità di bene e male
il mistero che ancora mi avvolge:
da torrente o da fonte,
dal rosso dirupo di montagna,
dal sole che mi volgeva intorno
nei suoi dorati colori autunnali,
dalla luce che nel cielo s'avvicinava
nel suo passarmi vicino,
da tuono e tempesta
dalla nuvola che prese l'aspetto
(limpido era l'altro cielo)
d'un demone a miei occhi.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: R. Parisi

    I miei incantesimi sono infranti

    I miei incantesimi sono infranti.
    La penna mi cade, impotente, dalla mano tremante.
    Se il mio libro è il tuo caro nome, per quanto mi preghi,
    non posso più scrivere. Non posso pensare, né parlare,
    ahimè non posso sentire più nulla,
    poiché non è nemmeno un'emozione,
    questo immobile arrestarsi sulla dorata
    soglia del cancello spalancato dei sogni,
    fissando in estasi lo splendido scorcio,
    e fremendo nel vedere, a destra
    e a sinistra, e per tutto il viale,
    fra purpurei vapori, lontano
    dove termina il panorama nient'altro che Te.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Cheope

      Il vino triste

      La fatica è sedersi senza farsi notare.
      Tutto il resto poi viene da sé. Tre sorsate
      e ritorna la voglia di pensarci da solo.
      Si spalanca uno sfondo di lontani ronzii,
      ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo
      esser nato e guardare il bicchiere. Il lavoro
      (l'uomo solo non può non pensare al lavoro)
      ridiventa l'antico destino che è bello soffrire
      per poterci pensare. Poi gli occhi si fissano
      a mezz'aria, dolenti, come fossero ciechi.

      Se quest'uomo si rialza e va a casa a dormire,
      pare un cieco che ha perso la strada. Chiunque
      può sbucare da un angolo e pestarlo di colpi.
      Può sbucare una donna e distendersi in strada,
      bella e giovane, sotto un altr'uomo, gemendo
      come un tempo una donna gemeva con lui.
      Ma quest'uomo non vede. Va a casa a dormire
      e la vita non è che un ronzio di silenzio.

      A spogliarlo, quest'uomo, si trovano membra sfinite
      e del pelo brutale, qua e là. Chi direbbe
      che in quest'uomo trascorrono tiepide vene
      dove un tempo la vita bruciava? Nessuno
      crederebbe che un tempo una donna abbia fatto carezze
      su quel corpo e baciato quel corpo, che trema,
      e bagnato di lacrime, adesso che l'uomo
      giunto a casa a dormire, non riesce, ma geme.
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Barbara Brussa

        Estate

        C'è un giardino chiaro, fra mura basse,
        di erba secca e di luce, che cuoce adagio
        la sua terra. È una luce che sa di mare.
        Tu respiri quell'erba. Tocchi i capelli
        e ne scuoti il ricordo.
        Ho veduto cadere
        molti frutti, dolci, su un'erba che so,
        con un tonfo. Così trasalisci tu pure
        al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
        come intorno accadesse un prodigio d'aria
        e il prodigio sei tu. C'è un sapore uguale
        nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.
        Ascolti.
        La parole che ascolti ti toccano appena.
        Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
        che ti finge alle spalle la luce del mare.
        Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
        con un tonfo, e ne stilla una pena antica
        come il succo dei frutti caduti allora.
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Phantastica

          In the Morning you Always come Back

          Lo spiraglio dell'alba
          respira con la tua bocca
          in fondo alle vie vuote.
          Luce grigia i tuoi occhi,
          dolci gocce dell'alba
          sulle colline scure.
          Il tuo passo e il tuo fiato
          come il vento dell'alba
          sommergono le case.
          La città abbrividisce,
          odorano le pietre
          sei la vita, il risveglio.
          Stella sperduta
          nella luce dell'alba,
          cigolio della brezza,
          tepore, respiro
          è finita la notte.
          Sei la luce e il mattino.
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Cheope

            L'amico che dorme

            Che diremo stanotte all'amico che dorme?
            La parola più tenue ci sale alle labbra
            dalla pena più atroce. Guarderemo l'amico,
            le sue inutili labbra che non dicono nulla,
            parleremo sommesso.
            La notte avrà il volto
            dell'antico dolore che riemerge ogni sera
            impassibile e vivo. Il remoto silenzio
            soffrirà come un'anima, muto, nel buio.
            Parleremo alla notte che fiata sommessa.

            Udiremo gli istanti stillare nel buio
            al di là delle cose, nell'ansia dell'alba,
            che verrà d'improvviso incidendo le cose
            contro il morto silenzio. L'inutile luce
            svelerà il volto assorto del giorno. Gli istanti
            taceranno. E le cose parleranno sommesso.
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Rita Cangiano
              Girerò per le strade finché non sarò stanca morta
              saprò vivere sola e fissare negli occhi
              ogni volto che passa e restare sempre la stessa.
              Questo fresco che sale a cercarmi le vene
              è un risveglio che mai nel mattino ho provato
              così vero: soltanto, mi sento più forte
              che il mio corpo, e un tremore più feddo accompagna il mattino.
              Son lontani i mattini che avevo vent'anni.
              E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,
              ne ricordo ogni sasso e le strisce di cielo.
              Da domani la gente riprende a vedermi
              e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
              e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
              ero giovane e non lo sapevo, e
              nemmeno sapevo
              di essere io che passavo-una donna, pdrona
              di se stessa. La magra bambina che fui
              si è svegliata da un pianto non fosse mai stato.
              E desidero solo colori. I colori non piangono,
              sono come un risveglio: domani i colori
              torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
              ogni corpo un colore-perfino i bambini.
              Questo corpo vestito di rosso leggero
              dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
              Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi e saprò d'esser io: gettando un'occhiata,
              mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,
              uscirò per le strade cercando i colori.
              Vota la poesia: Commenta