Poesie inserite da Simona Giorgino

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Scritta da: Simona Giorgino

Marlene

E corre Marlene
per campi dorati,
l'avvolge un profumo
di terra rinata.
D'aprile si apron
corolle di fiori.
Marlene ora gioca –
bambina inesperta,
col rosso papavero
e un giaciglio di spighe di grano
più alte di un palmo di mano.
Di raggi ne brama
la pelle velata
di brezza leggera –
è già primavera.
S'alza la voce
in un canto stonato
ma dolce quanto un belato,
e col rosso del cielo
ora salgon le stelle
e tra cori nel verde
lei danza con passi di luna.
Marlene,
si muove nel vento
la tua chioma bruna.
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    Scritta da: Simona Giorgino

    La mano amica

    Sventola una mano sulla riva,
    è lontana,
    è inconsueta,
    è amica.
    Raggi di sole penetrano le acque,
    lo sguardo muore
    sulla superficie accecante.
    Sventola la mano,
    ora più forte,
    e grida il mio nome:
    ancora, e ancora!
    L'eco trascina le sue parole
    fino ai miei orecchi:
    ricordi sbiadiscono
    tra i banchi di scuola,
    verità ricercate e mai trovate,
    sentimenti nascosti
    o scomparsi
    in animi indaffarati.
    Sventola la sua mano:
    è un saluto a me che navigo lontano.
    Composta domenica 5 luglio 2009
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      Scritta da: Simona Giorgino

      Anima

      Chi sei tu,
      anima
      che cerco dappertutto,
      sin nelle vene mie?
      Sei vestita di donna,
      i tuoi capelli lunghi
      al vento,
      tra la gente,
      nelle strade.
      Chi sei,
      dolce inquietudine,
      verità rinnegata,
      sfuggevole soffio di vita?

      Chi eri,
      quando ieri mi accarezzavi
      e sorridevi,
      quando ieri mi dicevi
      parole d'amore?
      Chi eri,
      tu che m'imprigionasti
      nell'ombra del desiderio
      e della necessità,
      tu che mi legasti a te
      con una corda chiamata cuore,
      con una corda spessa
      da potermici impiccare?
      Tu eri l'amore.

      Chi sei allora,
      tu,
      anima che addolora?
      Composta venerdì 4 dicembre 2009
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        Scritta da: Simona Giorgino

        Pallidi d'amore

        La dolorosa quiete
        del nostro quotidiano vivere
        ci porta via,
        lontano,
        dove poter scordare.
        Non c'è foglia che si muova,
        non un brivido che scorra,
        solo cuori
        pelli bianche
        suoni inerti
        e corpi stanchi,
        non un velo
        che nasconda
        la mestizia più profonda,
        eppur pare che talvolta
        nasca un riso su quei volti,
        e non siamo mai lontani:
        nel percorso silenzioso
        c'è un affetto che ci lega,
        siamo soli
        stanchi e pallidi
        ma nel cuor ancor sussulta
        ciò che Dio volle per noi.
        Composta lunedì 23 aprile 2007
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          Scritta da: Simona Giorgino

          Quando verrà

          Affligge sapere
          che mi prenderà
          quando sgomenta
          tremerò di paura
          di fronte a un brivido
          che già conobbi.
          Bambina incurante andavo
          per le vie del paese
          giocando i giochi
          di chi non voleva crescere.
          Presi con me il coraggio d'essere
          e andai insieme al vento
          furioso di distruggere.
          Vidi il mondo
          lessi la vita
          scavalcai portoni
          abbandonai sogni.
          Mi prese poi un giorno
          ch'ero già cresciuta
          sotto le pelli
          di un corpo nudo
          a animo vulnerabile
          mi trovò già pronta.
          Con gli occhi sbarrati
          scacciai la paura,
          forza non era
          era rinuncia.
          Quando mi prenderà
          sarò già sua,
          forte nella mia resa.
          Composta domenica 22 aprile 2007
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            Scritta da: Simona Giorgino

            Spine

            Spine ora crescono
            laddove le tue eteree dita
            carezzavano il lino setoso
            di una pelle fanciulla.
            Sono le spine della coscienza,
            spine di alloro,
            di rosa,
            di fiore seccato.
            Spine di un lembo
            di terra mia e
            di un lembo di terra
            che non mi spetta,
            di un orto
            innaffiato dall'estrema
            dolcezza tua
            che mi sfiora
            e mi preme
            sul fondo di un animo
            senz'armi.
            Animo che odora
            dei frutti
            che colsi con cura
            e che attendono
            la tua mano,
            la tua mano salda e pigra
            che hai ritratto
            di colpo
            nel recinto di casa nostra.
            Fuori attendo
            come una spina afflitta
            dal trafiggere suo
            duro e malinconico.
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              Scritta da: Simona Giorgino

              IL sogno d'allora

              Cerco un frammento
              di cielo
              e un brivido che scorre
              per prenderne ancora
              anche quando è tardi
              di ciò che cresceva.
              Si figura futuri migliori
              e poi si tradisce
              la mente.
              Un attimo dopo
              tutto è distrutto
              come il sogno d'allora,
              per poi spiegarsi
              le ali d'un pensiero
              che fugge
              e d'una speranza
              che trema d'amore
              ma soffre e s'addolora
              un cuore tessuto
              dalle pieghe di quel tempo
              che minacciava morte.
              Estati e inverni
              e stagioni e giorni
              e il tempo non morì
              sul cuore ancor fanciullo
              ma sui frutti maturi
              di un'età cosciente.
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                Scritta da: Simona Giorgino

                Scacchi

                Pedine mosse al vento,
                spifferati segreti del giorno della scoperta,
                di quando fummo nati nelle mani fredde della vita,
                di quando fummo freddi nella terra;
                segreti mai detti
                volati via
                pallidi e giallastri
                negli occhi tuoi celati.
                L'amore era triste allora
                e fuggiva dalle membra nostre.
                Pareva fosse l'ultimo
                invece era solo iniziato
                il gioco della vita
                lo scherzo del destino
                la mossa, l'ultima mossa,
                sugli scacchi dell'esistenza.
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