Scritta da: Rossella Porro
in Poesie (Poesie personali)
Gli occhi
E gli occhi erano
pagine
su cui leggere
storie che nessun
orecchio
aveva mai sentito.
Composta mercoledì 15 agosto 2012
E gli occhi erano
pagine
su cui leggere
storie che nessun
orecchio
aveva mai sentito.
La mia tattica è guardarti
imparare come sei
volerti come sei
la mia tattica è parlarti
costruire con parole
un ponte indistruttibile
la mia tattica è rimanere nel tuo ricordo
non so come
né so con quale pretesto
ma rimanere in te
la mia tattica è essere franco
e sapere che tu sei franca
e che non ci vendiamo simulacri
affinché tra i due
non ci sia teloni
né abissi
la mia strategia è
invece
molto più semplice
e più elementare
la mia strategia è
che un giorno qualsiasi
non so con che pretesto
finalmente abbia bisogno di me.
Asolta il vento
ti sussurra parole che non hai mai udito.
Asciuga le lacrime
e serra i denti
perché se ti dicono
che il destino ha già
eretto i suoi ponti,
costruito barriere
noi saremo pronti
a cancellare questo
infausto disegno.
Non issare la bandiera della resa
non è il tempo
perché se andare controcorrente
fa fatica
niente è più appagante
che il riposo
dopo una tremenda tempesta.
Non siamo fatti per restare
inermi
siamo fatti per l'avvenire.
Affila le armi se è necessario
perché non c'è peggior
nemico
che l'invisibile
celato nelle anguste
trincee
delle retrovie.
Continuerò a camminare
finché le suole saranno arse
non sarà il vento a fermarmi
né il timore della pioggia
né falsi profeti
travestiti da viandanti
busserò ad ogni porta
che non vorrà aprirsi
chiederò ad ogni
passante che saprà ascoltarmi
lascerò orme ben distinte
per chi vorrà accompagnarmi
ma volterò le spalle
a chi vorrà legarmi.
Ho atteso a lungo
quelle parole che
mai sono giunte
nell'aria risuona
solo
l'eco sordo
dei passi
che lasciano
l'anima
sgualcita
come fosse zerbino
inzozzato dalle tue
scarpe dure.
Con inganno
ci hanno prese
e chiuse in una cassa
con mille lucchetti
e gettate giù dal crinale
mentre il nostro cuore che tanto aveva amato
sanguinava
e giù rotolava.
Ci hanno offese,
deturpate
sulla carne i segni
di un malato amore.
Ci hanno dimenticate
nella buia cassa
mentre il nostro
aguzzino con la mano
che ci colpì
si asciuga lacrime
per lavare la coscienza.
Noi siamo qui,
aprite questa cassa
perché la nostra anima trovi giustizia.
C'è una scritta sul muro
che indica la via
ma lei vuole essere sicura
perché talvolta le parole hanno due significati
perché talvolta i nostri pensieri
non sono chiari
e lei è in cerca
di chiarezza
ma la strada è buia e silenziosa
c'è una sensazione che prova
quando guarda indietro
e s'alza un grido che le dice di andarsene
nei suoi pensieri ha visto
le mura crollare sotto il peso del gelo
e ora guarda avanti
e si sussurra piano che presto
se allungherà il passo
quella tenue luce che le pare di vedere
la condurrà alla ragione
e nascerà un nuovo giorno
perché è da tanto che aspetta
e gli occhi abituati alla notte
forse avranno da ridere
ma ora ci sono più strade
e a dispetto di ciò che le hanno ripetuto
sa che c'è sempre un modo per tornare indietro
ed ora non ha più paura di sbagliare
e il silenzio nella testa
ha finito di far rumore
ora sente il fischio del vento
che le dice di andare.
Sono triste
e rido,
rido così forte
perché non s'oda
lo scricchiolar
delle crepe profonde.
Sono fragile,
roccia calcarea
figlia della mia terra
dove l'acqua s'insinua
apre varchi
costruisce voragini
e resto in piedi.
Sono triste,
ma resto in piedi
e rido
rido come può solo ridere
chi è triste.
Le mie parole
hanno lacci
catene e
chiavistello
i miei silenzi
son la chiave
che apre
lo scrigno.
Ricostruire
un castello di carte
venuto giù
per il troppo vento,
che ardua impresa!
Amico mio,
le carte non stan su,
le mani tremano,
gli occhi non sorridono più,
lascia le carte
e scegli la pietra,
la dura pietra
non verrà giù.