Poesie inserite da Pietro Nigro

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Scritta da: Pietro Nigro

Quanto t'amo dirti vorrei

Quanto t'amo dirti vorrei
con parole dolci come soffi di brezza
ai crepuscolari ulivi
su uno sfondo rosato di cielo e di mare.
Quanto t'amo dirti vorrei
con la voce della mia terra
arsa di sole,
dal sapore di lava
e passioni mai sopite assolate di giallo
della sabbia del Sud.
Irrefrenabile scorgi nei miei occhi
ed io nei tuoi
questo senso di mutuo perderci
io e te in noi
nell'attesa di una notte propizia
in cui si scontrino i nostri due sogni.
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    Scritta da: Pietro Nigro

    Montmartre

    Piange una chitarra di notte
    sulla collina di Montmartre
    a ripetere canzoni di un eterno rimpianto.
    Penetra il canto tra le strade antiche
    del mio ricordo
    mentre nell'aria si spengono soavi
    gli ultimi rintocchi del Sacré-Coeur.
    Batte la pioggia sugli scabri vetri
    della nostra vecchia stanza di bohème;
    di là, variegati tetti dipinti
    d'un tempo che ritorna
    nel pensiero
    almeno
    ad esaurire la nostalgia
    nell'abbraccio felice che dolcemente sviene.
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      Scritta da: Pietro Nigro

      Tu sei la mia vita

      Da quando tu
      nella mia vita sei
      tutto m'appare
      come se in ciel vivessi.
      Gioia infinita
      nel mio cuor io sento
      quando lo sguardo mio
      a te io rendo.
      In te io ritrovai
      la dolce sembianza
      che della mente mia fu compagna,
      la vaga nuvola
      che del cielo ha la fragranza
      e che dal sol baciata
      sul monte il pastor rallegra,
      la dolce ombra alata
      che la mia vita
      proteggerà per sempre.
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        Scritta da: Pietro Nigro

        Al tuo viso

        Al tuo viso io domando il sorriso
        alle tue labbra il bacio
        alla tua voce il canto
        che parli d'amore.
        Un sogno iridato,
        volano le nostre anime
        sul sentiero che conduce alla pace.
        Laggiù non voglio guardare,
        guardare non voglio nel mondo,
        ma lassù più in alto di noi,
        lassù la luce del sole.
        La tua chioma ardente io sfioro
        con leggera carezza
        e le mie labbra desianti
        alle tue labbra bevono un bacio
        che mi porterà dove germoglia
        l'eterna essenza dell'anima.
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          Scritta da: Pietro Nigro

          Quartiere latino

          Solitari lampioni
          di notte
          in attesa
          alle insegne dei métros
          di Cluny, Saint Germain, Saint Michel.
          Io e te la notte
          ai chiaroscuri di macchie lunari
          su mattoni bagnati
          labili riflessi di foglie vibranti;
          mentre tu t'abbandoni
          mi perdo tra i tuoi capelli
          e si scioglie il mio languore nelle tue carni.
          Scende una foglia
          e nell'aria un brivido si sente
          d'una vita che muore.
          Cadranno a Cluny altre foglie ancora
          e lentamente le raccoglieremo ad una ad una
          a ricomporre il nostro passato.
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            Scritta da: Pietro Nigro

            Forse i fiori mi sogneranno

            Un guscio di carne cerca stasera la mia anima
            rigido fiore al bacio di farfalla
            e semina tra inconsapevoli sentieri miraggi
            oro che bagna le rive rifatte forse perdute a chi visse.
            Spezzerò arcobaleni e mi laverò i pensieri nei vergini colori
            come un Van Gogh rifarò nuove terre atemporali
            nuove stelle d'afferrare con mano
            silenti saette in sere d'agosto
            un gioco d'indovini
            è rimasto un perché al di sotto degli abissi
            il batiscafo non serve
            non strisciano le alghe sulla pelle
            una scatola chiusa senza una chiave per aprirla.
            Forse i fiori mi sogneranno su cime colorate
            e i cieli apriranno squarci di futuro
            le chimere converseranno con i miei sogni
            e il gabbiano sorvolerà mondi ignorati;
            altro non resta che alzare lo sguardo al cielo
            la mente assorta a riguardar le stelle.
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              Scritta da: Pietro Nigro

              Crisalide

              A che vi hanno inventato occhi nuovi
              se albero ne dite
              d'una testa sbocciata in verdi pensieri
              di foglie d'un nostalgico eden antico
              nell'eterna rigenerazione
              dell'eterno ciclo.
              A che questo modo diverso
              d'inventare la vita
              se dopo tanta cultura
              dopo tanta sapienza
              dopo tanta scienza
              dopo tanta arte
              dopo tanta politica
              dopo tanta noia
              dopo tanta vita così
              dopo tanta droga
              dopo tanto dramma
              dopo tanta potenza (anche d'amare)
              dopo tanta impotenza (anche d'amare)
              dopo tanta violenza
              dopo tanta ipocrisia
              su cui grufola il mondo
              dopo tanto pianto
              in cui s'affoga
              dopo sempre le stesse cose
              dopo tante ripetizioni
              dopo tante cose uguali
              dopo tanti sogni a spronare la vita
              dopo tante brume ad annunciare
              (sia pure) la più abietta metempsicosi
              di vermi e di fango
              una morte senz'anima
              ma con fiori con riti con lapidi
              e temporanee preghiere
              una notte-morte senza domani
              un sonno senza risveglio
              un sogno eterno
              dopo tante sciocchezze
              fin dove l'albero scorge l'erba
              che calzano le sue radici
              e penetra il cielo
              la vostra intelligenza
              se dopo tanta truffa di vita
              il nulla.
              ... ma a poco a poco
              m'opprime il cuore
              un rimpianto
              e mi turba
              il richiamo
              d'una vita che si perde.
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                Scritta da: Pietro Nigro

                Vedo morire colori di campi

                Vedo morire colori di campi
                squarciati da fiumi di lava,
                da turiboli di pena espandersi fragranze
                di resine,
                ultimo addio di boschi agonizzanti.
                Non griderò inutilmente parole di collera
                retorici contorsionismi
                di chi aspira al plauso della folla.
                Non farò violenza ai violenti
                ad aggiungere anelli ad una stessa nefasta catena.

                Vorrei sentire urla di coscienze ridestate
                e aprire occhi ciechi
                per troppe tenebre di prigionia
                in angusti anfratti di evoluzioni mancate,
                e cantare canzoni
                composte per questa occasione,
                e avere compagni i gabbiani, e il vento
                che porta aromi di mare
                alle montagne assetate.
                E il canto dirà che l'attesa non fu vana.

                Siederemo allo splendore della vigna ritrovata
                sotto la saggezza dei vecchi ulivi
                in rassegnata attesa di anni.
                Risentiremo i grilli di notte riempire di nostalgie
                spazi di memorie
                e non sembrerà triste la notte
                come i giorni dietro le grate
                dell'attesa tradita.
                E navigheremo tra le stelle dei nostri antichi desideri
                alla ricerca di approdi che abbiano un senso.
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