Poesie inserite da Marilù Rossi

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Scritta da: Marilù Rossi

A madonna d' 'e mandarine

Quanno ncielo n'angiulillo
nun fa chello c'ha da fà,
'o Signore int'a na cella
scura scura 'o fa nzerrà.

Po' se vota a n'ato e dice:
-Fa venì San Pietro ccà!
E San Pietro cumparisce:
-Neh, Signò, che nuvità?

-Dint' 'a cella scura scura
n'angiulillo sta nzerrato:
miettammillo a pane e acqua
pecche ha fatto nu peccato!

E San Pietro acala 'a capa
e risponne: -Sissignore!
Dice Dio: -Ma statt'attiento
ch'ha da stà vintiquatt'ore!

L 'angiulillo, da llà dinto,
fa sentì tanta lamiente....
-Meh, Signò, dice San Pietro,
pè sta vota... nun fa niente.

-Nonzignore! Accussì voglio!
Statte zitto! Dice Dio;
si no ognuno se ne piglia!
'N Paraviso cumann 'io!

E San Pietro avota 'e spalle.
Da la cella scura scura
l'angiulillo chiagne e sbatte,
dice 'e metterse paura!

Ma 'a Madonna, quanno ognuno
sta durmenno a suonne chine,
annascuso 'e tuttequante
va e lle porta 'e mandarinè.
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    Scritta da: Marilù Rossi

    Non sa più nulla, è alto sulle ali

    Non sa più nulla, è alto sulle ali
    il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna.
    Per questo qualcuno stanotte
    mi toccava la spalla mormorando
    di pregar per l'Europa
    mentre la Nuova Armada
    si presentava alle coste di Francia.
    Ho risposto nel sonno: - È il vento,
    il vento che fa musiche bizzarre.
    Ma se tu fossi davvero
    il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna
    prega tu se lo puoi, io sono morto
    alla guerra e alla pace.
    Questa è la musica ora:
    delle tende che sbattono sui pali.
    Non è musica d'angeli, è la mia
    sola musica e mi basta. -
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      Scritta da: Marilù Rossi

      Anni dopo

      La splendida la delirante pioggia s'è quietata,
      con le rade ci bacia ultime stille.
      Ritornati all'aperto
      amore m'è accanto e amicizia.
      E quello, che fino a poco fa quasi implorava,
      dall'abbuiato portico brusìo
      romba alle spalle ora, rompe dal mio passato:
      volti non mutati saranno, risaputi,
      di vecchia aria in essi oggi rappresa.
      Anche i nostri, fra quelli, di una volta?
      Dunque ti prego non voltarti amore
      e tu resta e difendici amicizia.
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        Scritta da: Marilù Rossi

        Il grande amico

        Un grande amico che sorga alto su me
        E tutto porti me nella sua luce,
        che largo rida ove io sorrida appena
        e forte ami ove io accenni a invaghirmi…

        Ma volano gli anni, e solo calmo è l'occhio che antivede
        perdente al suo riapparire
        lo scafo che passava primo al ponte.
        Conosce i messaggeri della sorte,
        può chiamarli per nome. È il soldato presago.
        Non pareva il mattino nato ad altro?
        E l'ala dei tigli
        e l'erta che improvvisa in verde ombrìa si smarriva
        non portavano ad altro?
        Ma in terra di colpo nemica al punto atteso
        si arroventa la quota.
        Come lo scolaro attardato
        - né più dalla minaccia della porta
        sbarrata fiori e ali lo divagano –
        io lo seguo, sono nella sua ombra.
        Un disincantato soldato.
        Uno spaurito scolaro....
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          Scritta da: Marilù Rossi

          Sì, al di là della gente

          Sì, al di là della gente
          ti cerco.
          Non nel tuo nome, se lo dicono,
          non nella tua immagine, se la dipingono.
          Al di là, più in là, più oltre.

          Al di là di te ti cerco
          Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,
          nella tua anima nemmeno.
          Di là, più oltre.

          Al di là, ancora, più oltre
          di me ti cerco. Non sei
          ciò che io sento di te.
          Non sei
          ciò che mi sta palpitando
          con sangue mio nelle vene,
          e non è me.
          Al di là, più oltre ti cerco.

          E per trovarti, cessare
          di vivere in te, e in me,
          e negli altri.
          Vivere ormai di là da tutto,
          sull'altra sponda di tutto
          - per trovarti -
          come fosse morire..
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            Scritta da: Marilù Rossi

            La voce a te dovuta

            Se mi chiamassi, sì,
            se mi chiamassi.
            Io lascerei tutto,
            tutto io getterei:
            i prezzi, i cataloghi,
            l'azzurro dell'oceano sulle carte,
            i giorni e le loro notti,
            i telegrammi vecchi
            ed un amore.
            Tu, che non sei il mio amore,
            se mi chiamassi!
            E ancora attendo la tua voce:
            giù per i telescopi,
            dalla stella,
            attraverso specchi e gallerie
            ed anni bisestili
            può venire. Non so da dove.
            Dal prodigio, sempre.
            Perché se tu mi chiami
            - se mi chiamassi, sì, se mi chiamassi -
            sarà da un miracolo,
            ignoto, senza vederlo.

            Mai dalle labbra che ti bacio,
            mai
            dalla voce che dice: non te ne andare.
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              Scritta da: Marilù Rossi

              La Maschera

              "Tògli quella maschera d'oro ardente
              Con gli occhi di smeraldo".
              "Oh no, mio caro, tu vuoi permetterti
              Di scoprire se i cuori sian selvaggi o saggi,
              Benché non freddi".

              "Volevo solo scoprire quel che c'è da scoprire,
              Amore o inganno".
              "Fu la maschera ad attrarre tua mente
              E poi a farti battere il cuore,
              Non quel che c'è dietro".

              "Ma io debbo indagare per sapere
              Se tu mi sia nemica".
              Oh no, mio caro, lascia andar tutto questo;
              Che importa, purché ci sia fuoco
              In te, in me?
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