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Scritta da: Ilaria
La notte mi osserva, mi scruta dentro.
Alla luna piena di ieri si è sostituito un cielo denso di nubi,
l'aria è più fresca e l'estate volge alla fine del suo cammino, ma tornerà il prossimo anno.
Penso a chi non c'è più.
A chi se ne è andato fisicamente tanti anni fa ma che mi risuona dentro ogni giorno, senza abbandonarmi mai.
A chi non ho potuto salutare ma che mi ha accompagnato lungo la strada, nonostante tutto, nonostante me.
A chi ho conosciuto poco, ma che è andato via troppo giovane.
Penso a chi se ne andrà e mi spezzerà il cuore.
Penso anche a chi invece mi si è spento dentro e con cui non ho più legami.
Penso a chi ho voluto portarmi dentro fino ad oggi.
Penso a chi non ha mai voluto legarsi.
Penso a chi non ho mai conosciuto.
Penso agli amori possibili e figuro il cammino delle maree.
Penso agli amori impossibili e provo a capire perché.
Penso al motivo per cui trasciniamo la nostra vita nel dolore consapevole di quanto questa sia così breve e costellata di delusioni, piccoli dolori, grandi perdite, brevi gioie.
Mi domando perché la soluzione più facile sia l'immobilità e poi improvvisamente tutto è chiaro: la prima reazione alla paura è la paralisi.
E allora la stasi è la soluzione alla paura, fisica e emotiva.
E allora è meglio non prendere decisioni, è meglio accontentarsi, meglio essere felici a metà o non esserlo mai.
È ovvio ripetere gli stessi errori, percorrere la medesima strada infonde sicurezza.
La paura di restare solo ti fa restare.
La consapevolezza che la solitudine è il passo necessario per ritrovarsi e per ritrovare la giusta strada ti fa andare.
Tu cosa farai?
"Testa o croce?"
Vincerò la scommessa.

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