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Scritta da: Nello Maruca

Gli usurpatori

Un tempo al litorale viaggiavan tutti
fossero sani, storpi, malandati o zoppi
pur quando i più piangean per fame e lutti
e i montanari a valle scendeano a gruppi.

Era il tempo cui s'avea rispetto
della donna, dell'anziano e del maestro
e, certo le croci non stavano sul petto
dell'assassino, del ladro oppur del mostro.

I ricchi vantavano palazzi e fondi,
i poveri stavano quieti al loro canto.
Erano è vero, sì, due separati mondi
ma d'audacia pochi facean vanto.

Era il periodo in cui ognuno teneva
il culto della legalità e onestà
e d'amore e d'umiltà viveva
nella passione di sua moralità.

Gli abbienti non sono piùnè conti,
nèduchi nè marchesi, ma violenti
personaggi da triviali atteggiamenti
da crudeltà d'infuriati bisonti.

Legati sono forte ad uomini di corte
non d'alto rango per nascita e casato
ma dirigenti d'associazioni incerte
capaci di donare distruzione e morte.

I più violatori d'usanze e leggi
che or questo arruffando or derubando
quello, divenuti sono cupi personaggi
che delle nefandezze cantano vanto.

Hanno usurpato spiagge, hanno usurpato
fondi, hanno innalzato alberghi, palazzi
han costruito, ovunque han cementato
realizzando ville con piscine e spiazzi.

Con la minaccia dell'armi e lo potere
dei soldi imposto hanno, asservendo
ribaldi, di leggi fare loro volere
e piegare ognuno al lor comando.

Non più leggi di Stato ma voler di cosche.

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