Scroscio di memorie

Discendevamo nel torrido del giorno
estivo la mulattiera ciottolosa
che al fiume inviolato portava
intorno chiazze di granturco già alto
frusciavano a brezze lievi
tra verdi rovi brillavano drupe di more;
abbarbicato sulla pietra
in alto, il maniero turrito
ove il padre di mia madre
nel secolo fuggito era stato custode.
Ancor, a metà sentiero
i resti di un mulino diroccato
da opunzie prosperose adornato
con allato un borro torrentizio
che musico borbottava; prima
della striscia di riva pietrosa,
snelli e flessuosi, giunchi e vimini
confusi a spunti di canne fronzute.
Oh meriggio al sole che picchiava
fresche dolci acque incontaminate
odor di ginestre a valle discesi
apparir e sparir di rospi paffuti!
Eravamo appena fanciulli allora:
cuori giovani, senza affanno,
in fioritura, con saccocce e menti vuote
e ancor senza nodi il filo della vita!
Come è strano e possibile che tanto tempo
a mia insaputa pur sia passato!
I ricordi, i ricordi in piena
che gai si srotolano controtempo
e riadducono a eventi andati
che sottovento echi soavi e dolci
riportano a un cuore che ride!
Che n'è stato dello smilzo ragazzo
sognante schivo e silenzioso
che si immergeva tra bolle e spume
svalutandone le insidie celate?
Non di quelle ma di ben altre
più mortali e inimmaginabili
fu vittima tuffandosi nel vivere.
Or congiunto a una speranza
or disciolto da terribili pensieri
con animo serrato
e una volontà d'essere che frana
attonito segue l'arco del sole
nell'ansia di un venire ignoto
che oltre imbruna e atterrisce
chi sosta sulla fossa del ricordo.
Angelo Michele Cozza
Composta domenica 20 luglio 2014
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    Gracidano bufonidi

    Gracidano bufonidi
    nelle palustri macchie,
    sui confine dei campi
    briose gore borbogliano,
    scalettano gradoni
    declivi al sole
    bugne e merli lesi
    spiccano sul poggio
    prima della punta
    del brullo monte,
    ripieno di cibo e vino
    una bugnola oscilla
    sul capo della donna
    che dirige al podere
    ove sudando si falcia
    grano maturo e dorato.

    Così un quadro agreste
    del giorno estivo
    se fossi dove ebbi natali
    e non qui ora prigioniero
    in una voliera urbana
    cinta da artefatti chiusi
    di cemento e vetri
    che limitano vista e cuore.

    Dove trovar oggi
    la cupola di fogliame
    che rende ombre
    quando forte picchia il sole?

    Oh persa sciupata fortuna
    di aprir le ali e volare
    fuggir tra placidi boschi
    e sorgenti rivi gelati
    affondar vista e sensi
    nell'infinità azzurra
    che non ha porte chiuse
    e tapparelle abbassate!
    Angelo Michele Cozza
    Composta sabato 5 luglio 2014
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      Non presenti al censimento dei soli

      Ineffabile quintessenza
      intatta leggera e diamantina
      mi giungi e rallegri il mio cuore
      instancabili pensieri poi
      fanno il filo e ti sorridono
      e festosi intorno ti ruotano,
      tra spire ti avvolgono lievi:
      cinta non puoi più fuggire
      e uno sguardo innamorato
      tra luci di stelle e di sole
      si posa e ti accarezza,
      stanco di baci su te si riposa.
      Allo stesso ormeggio
      e a una sola corda avvinti
      restiamo quando il mare
      ruggisce e si ingrossa
      o se imperversa la tormenta
      e il vortice della vita
      l'un dall'altro tenta
      di strapparci meschino.
      Vita non abbiamo
      che uniti mia diletta:
      non armi la sorte la sua mano
      contro di noi domani
      non ci ributti infiacchiti
      da solitudini in prigioni
      senza luce ove mai vedremmo
      l'ombra di noi stessi
      e una mancanza d'aria
      impedirebbe anche il respiro.
      Non sai già tu il dolore
      che l'asfissia diffonde?
      Restiamo incorniciati
      nel porta fotografie dell'amore
      non ci ingiallisca il tempo
      non spappoli la nostra essenza
      o si spacchi il vetro
      che dalla polvere ci protegge!
      Il tutto che nel nulla svanisce
      non si avverta che qui siamo
      e ci risparmi per altre primavere:
      la fortuna del due ci arrida
      e soli il rapace vuoto non ci ritrovi.
      Angelo Michele Cozza
      Composta lunedì 19 maggio 2014
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        Da te torno a tornare mare!

        Ozia sullo scoglio l'uccello marino
        un velo fosco l'orizzonte nasconde
        un naviglio lento si distanzia;
        sonnecchia il vento, l'onda è calma
        diradate schiume si spengono
        cala e imbruna il giorno cadente.
        Mare, stanco di tutto e di niente
        ancor a te mio soccorso torno
        e una fratellanza ritrovo
        se tutto addosso par mi crolli
        e dall'impresa del vivere mi dimetto.

        Che imperituro ti contamina cuore
        che su te aderisce e morde
        che ti scombina e l'ago
        della bussola di essere dirige,
        che oltre lo sguardo vuoto e fisso?
        Sono come un suolo spaccato
        in uno sverdito sepolcro:
        nulla germina nell'arso!
        Che mi dissangua e aggruma
        in questo pestilenziale stagno
        ove sostano impaludati pensieri?
        Tramonta, dirupa la luce
        cresce l'invaso del buio
        si ritirano gesti e parole,
        niente oltre l'acedia dirompe.
        S'aprisse a rinsanguarmi
        un cielo ai raggi della sera
        vita in cui più non credo:
        oh dimenticare le tariffazioni di pene
        le sottrazioni di allegria
        la mancanza di irenici abbandoni!

        Ravviva e enfatizza me spento mare
        di ottimismo empimi salsedine
        fomenta e capovolgi il mio animo
        che tocca il fondo del nulla
        quando ogni luce mente o si spegne
        e in me vecchio tutto si stinge,
        rialzami da questa infelicità
        in cui son disteso e non comprendo:
        nei vortici flussi e riflussi
        del mio essere solo io non anneghi!
        Angelo Michele Cozza
        Composta lunedì 3 marzo 2014
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          Rivelazioni e crivelli cognitivi

          Or che più non hai maschere
          e la tua identità è palese
          ora che posso intendere chi sei
          e non devo più nulla chiederti
          ora che ogni avere ho sepolto
          nella tomba del vuoto, ora si
          che posso da te staccarmi vita!
          Passata è l'alba dell'inganno
          tutto ho visto polverizzarsi
          dall'osservatorio del tempo;
          scricchi e tarlante parlante
          abbiamo origliato,
          il dilagare del male consueto
          il rarefarsi del bene
          il bastardume della menzogna
          i truffatori e i truffati di speranza
          le sopraffazioni del peggio sul meglio
          i lamenti e lo schianto
          del significato e del significante
          tanto censimmo vivendo.
          Le cose sono come sono
          e ogni simbolica e eletta
          magnificazione è inutile!
          Alzeremo un drappo bianco
          un giorno in segno di resa
          e saremo lo stesso impallinati
          da oscuro e invisibile nemico:
          si compirà il disastro fatale
          per noi giunti alla cognizione
          che la vita sia la china
          la decomposizione e la rovina
          di un prodigio fallito, il rantolo
          di una volontà di essere in agonia.
          Ci infatuammo di amore e desideri
          cercammo come forsennati speranze
          l'ebrezza di esser liberi e sognare
          combattemmo l'irruzione del dolore
          addolcimmo aspre malinconie
          ci assopimmo tra dogmi e fede fatui
          ci sorressero immaginazione e sogni
          ci lanciammo oltre la materia
          verso l'infinito noi finiti
          assetati di spirito e di essenza
          e tutto ebbe zero come risultato!
          Non rivelarti ad altri svelata vita
          abbia il suo decorso l'illusione
          affascina chi ancor le spalle
          non ti volta e candido cammina
          attirato dalle chimere del futuro
          che tanto promettono sorridendo.
          Angelo Michele Cozza
          Composta martedì 4 marzo 2014
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