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Scritta da: Denise ...
"Nella dissertazione che sto scrivendo, e che presenterò all'accademia delle scienze slovenie [il dottor Igor non voleva diffondersi in particolare sul Vetriolo], cerco di studiare il comportamento umano detto 'normale'. Molti medici prima di me l'hanno studiato, giungendo alla conclusione che la normalità è solo una questione di consenso. Ossia, se molta gente pensa che una cosa sia giusta, quella cosa lo diventa. [...]
"Beh adesso veniamo alla tua malattia. Ogni essere umano è unico, con le proprie qualità, i propri istinti, le proprie forme di piacere, il proprio spirito d'avventura. Ma la società finisce per imporre una mniera collettiva di agire: nessuno si ferma mai a domandarsi perché sia necessario comportansi in quel modo. Ci si limita all'accettazione. Nel corso della tua esistenza hai mai conosciuto qualcuno che si sia domandato perché le lancette dell'orologio si muovono in una direzione, e non in quella opposta?"
"No"
"Se qualcuno lo domandasse, probabilmente si sentirebbe rispondere 'ma tu sei matto!' Se insistesse nella domanda, dapprima le persone tenterebbero di trovare una ragione, poi cambierebbero argomento, perché nn può esistere alcun motivo oltre a quello che ti ho spiegato. Ora ripeti la tua domanda."
"Sono guarita?"
"No. Tu sei una persona diversa, che vuole essere uguale. E questo, dal mio punto di vista, è considerato una malattia grave."
"È grave essere diversi?"
"È grave sforzarsi di essere uguale. È grave voler essere uguale, perché questo significherrebe andare contro le leggi di Dio che, in tutti i boschi e le foreste del mondo, non ha creato una sola foglia identica a un'altra. Ma tu ritieni che l'essere diverso sia una follia, e perciò hai scelto di vivere a Villete. Perché qui, visto che tutti sono diversi, diventi uguale agli altri. Capito?"
Mari fecce un cenno con la testa.

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    Scritta da: Denise ...

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    6
    postato da , il
    verissimo,vorrei che tutti la leggessero...
    5
    postato da , il
    concordi e espliciti i commenti fatti fino ad ora, troppo semplice e diretto il concetto espresso dall'autore nel libro . Mi chiedo pero fino a quando ci concediamo il lusso di fermarci a riflettere su quelle parole, nella quotidianità il nostro IO ha paura di assomigliare a Veronica e scegliamo di vivere a Villete,o ignoriamo il tutto, volonariamente,e viviamo nel frastuono dell'omologazione? Perchè si ha "paura" d'essere la voce fuori dal coro? Per assurdo alla fine è quello che tutti cerchiamo DISTINGUERCI DALLA MASSA. Ma è veramente cosi brutto, audace, spaventoso essere solo se stessi?
    4
    postato da , il
    IL SENSO DELLA VITA :"ESSERE DIVERSI" - BUON NATALE * * *
    3
    postato da , il
    Cosa dire, se non che quel pazzoide (leggete la sua biografia..altro che vita “normale”!) ha espresso in poche righe una considerazione che è a mio avviso veramente notevole.
    Pensiamo a quanti esempi di cose “diventate giuste” esistono oggi rispetto al passato: avere un amante, non fermarsi a soccorrere in un incidente stradale, voltare la faccia a chi ci chiede aiuto per la strada, ricorrere a degli stratagemmi pur di riuscire a superare gli altri nel lavoro, in amore, per soldi.
    E la stessa società che ieri ci vietava questi comportamenti oggi li accetta.
    Non è antisociale chi rapina una banca, lo vediamo osannato in centinaia di film dove il “bravo ladro” riesce sempre a svignarsela, lo è chi trova un orologio in terra e lo riporta agli oggetti smarriti del comune (qualcuno neanche saprà che esiste un ufficio che si occupa di questo)
    Ma quello che francamente più mi intristisce è che questi comportamenti “virtuosi” non siano più dettati dalla nostra religione, dalla nostra famiglia e dal buon senso civico, bensì dai mass media.
    No, cara Mari, essere diversi non è grave, anzi io la reputo una virtù rara.
    Pensate a quando siete al centro commerciale questi giorni: è “normale” DOVER comprare regali (se lo fate con amore è un altro discorso)? È “normale” DOVER “fare qualcosa” per  Capodanno? E’ normale trovarsi sistematicamente intasati nel traffico il pomeriggio della vigilia a “DOVER RIPARARE” al fatto che ci siamo dimenticati di regalare qualcosa a qualcuno? Ed è “normale” sentirsi “uno dei tanti” e non quell’essere unico, speciale, inimitabile, imperfetto che è ognuno di noi?
    2
    postato da , il
    Questa e' la dimostrazione lampante di come ci si attacca a qualcosa solo quando si sa ke la si sta perdendo per sempre...e' una storia bellissima non occorre dire altro...e la vita e' il dono piu' grande che si possa avere e bisogna viverla al massimo senza mai rimandare a domani cio' cje si puo' fare oggi...

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