Scritta da: Gianluca Cristadoro

Parole

Le parole
sono stille di vita.
Il brulicare impazzito di formiche
che annusano cibo.
Le gocce di pioggia di nubi cariche
a stento trattenute,
d'un tratto scroscianti copiose
su terre arse dal sole e dal tempo.
Le parole
seducono indulgenti i poeti e
se ne stanno lassù ad osservarli,
attendendo pazienti.
Le parole
sono frammenti di un mosaico
di pensieri smarriti
per caso raccolti da anime gentili.
Sono i vagoni deragliati
del mio treno senza meta.
Le stelle variopinte
di un cielo generoso e sognante.
Gli amori pronunciati al vento
e negati all'amore.
Composta mercoledì 8 gennaio 2014
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    Scritta da: Gianluca Cristadoro

    Confusioni religiose

    Minge il Ming imperatore
    dentro al Gange per tre ore
    e di giallo un po' lo tinge
    poi si pente e solo piange.

    Parla il Brama con la Sfinge
    Quella muta non risponde
    da piramidi e da sponde
    del gran fiume. Forse finge!

    Oppur sol, semplicemente
    le duol molto la laringe.
    Tanto più che amabilmente
    porge al dio che si dipinge

    tre quesiti sul papiro
    per portarlo un poco in giro.
    Quello per tutta risposta
    dice "No! Me lo fai apposta!"

    E solingo se ne torna
    a bramar d'aver le corna
    nella terra sua natia
    e sentir la litania

    del fachiro e del bramino
    del raja e poi del rabbino
    di tre pope e del prelato
    che rimangon senza fiato

    a girare tutt'intorno
    al Totem di foglie adorno
    finché sopraggiunge Budda
    a mangiar... la pastasciudda!
    Composta lunedì 9 dicembre 2013
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      Scritta da: Gianluca Cristadoro

      Nonsense

      Il ramarro mangia il farro

      Ma di lui non già ti narro
      Ti dirò però del pero
      che si incrocia con il melo
      e diviene un frutto mero.

      Ti dirò del bianco velo
      che ricopre un po' pietoso
      il discorrere penoso
      di politica e del cielo

      che più grigio è diventato
      e la pioggia ha riversato
      sulla gente e i campi in fiore
      sul poeta e il cantautore,

      su chi ode l'ode e loda
      su chi odia code e moda,
      su chi piange come un bimbo
      su chi balla un casto limbo

      su chi ansioso scrive e canta
      sulla razza e sulla manta
      sulla menta e l'amarena
      su chi aggiunge della crema

      alla torta che è già in forno
      sul mio albero che adorno
      di lucine, trine e palle
      su chi or smette di dir balle!
      Composta martedì 3 dicembre 2013
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        Scritta da: Gianluca Cristadoro

        Sgozzati o strozzati?

        Stammatina me sentivo 'ntronato come 'na campana
        appena c' ha 'ntuzzato cor batacchio
        che 'n po' scorato peggio de' n'abbacchio
        m'aripenzavo ar sogno e a quella notte strana.

        Mo' va ricconto de' quer tale che me venne 'ncontro
        e che me disse co' na' vociaccia greve...
        "A sor coso... Ve la faccio breve...
        Me dovete da' li sordi sinno ve troverete contro

        nun solo er qui presente ma puro li briganti,
        le guardie der Papa, li burini e lì francesi
        che l'urtimi a resiste l'hanno appesi.
        Perciò fori l'argento, li scudi e lì brillanti.".

        Nel mentre che finiva sta poesia
        "n cortello se levo" dalla saccoccia
        e co' la punta me striscio' la faccia
        co' poco garbo e senza cortesia.

        A quer signore tanto riguardoso
        Co' 'no strano cilindro pe' capoccia
        Je stavo pe' risponne "Suvvia taccia!
        Riponga il suo far rude e ardimentoso!".

        Ma prima che da bbocca 'scisse 'n fiato,
        sentii la lama preme er gargarozzo...
        Me risvejai e me feci 'n ber ficozzo
        Sbattenno er capoccione mio sudato.

        M'arzai de scatto a rinfrescamme er viso
        a trova' pace e 'n cerca de 'n soriso.
        Girai er caffè dar drento de la tazza
        Penzanno... "N'artro po' quello m'ammazza!"

        Ma riggiranno l'occhi ar tavolino
        Nun vidi della luce la bolletta?
        "Du' mila Euri sorte che m'aspetta!".
        Cor fegheto già a pezzi dar matino.

        Me ribbuttai sur letto appiccicoso
        gridanno poi nel sonno "Aho! A Sor coso!
        E' mejo dar cortello esse ammazzato
        che dalli troppi debbiti strozzato!".

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        Traduzione

        Stamattina mi sentivo frastornato come una campana
        appena scontratasi con il battaglio
        mentre, avvertendo un forte scoramento,
        ripensavo al sogno fatto in quella notte strana.

        Ora vi racconto di quel tale che mi venne incontro
        rivolgendosi a me con una voce molto greve:
        "Senta... caro signore... ve la faccio breve...
        Mi dovete dare i vostri soldi altrimenti vi troverete contro

        non solo il sottoscritto ma anche i briganti,
        le guardie del Papa, la gente rozza e i francesi.
        Sappiate che gli ultimi ad aver opposto resistenza sono stati impiccati.
        Perciò datemi argento, monete e brillanti."

        Mentre finiva di dire queste parole
        estrasse un coltello dalla tasca
        passandomene di striscio la punta sul viso,
        senza garbo e cortesia.

        A quel signore tanto rispettoso della mia persona
        e con quello strano cilindro in testa,
        stavo per rispondere: "Suvvia taccia!
        Riponga il suo far rude e ardimentoso!".

        Ma ancor prima che potessi proferire una sola parola
        sentii la lama del coltello premere sotto la gola.
        Mi risvegliai e mi feci un bel bozzo
        sbattendo la testa tutta intrisa di sudore.

        Mi alzai di scatto andando a sciacquarmi il viso
        in cerca di pace e di un sorriso.
        Girai il caffè nella tazza
        pensando... "Ancora un po' e quel tale mi avrebbe ucciso"

        Ma volgendo lo sguardo verso il tavolino
        con mio grande stupore vidi la bolletta della luce.
        "Duemila Euro da pagare è quel che mi aspetta!",
        con il mio povero fegato già a pezzi dal primo mattino!

        Mi ributtai sul letto ormai sgualcito
        gridando, nel sonno, "Senta... Signore!
        Preferisco essere sgozzato dal vostro coltello
        che finire i miei giorni strozzato dai troppi debiti!".
        Composta martedì 26 novembre 2013
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