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Scritta da: Gianluca Cristadoro

Finale a scelta

Ripongo il mio pongo
nel vaso del Congo.
Lì ho preso un bel bongo
suonarlo poi fingo.
La mucca non mungo,
mi mangio un buon fungo.
Con l'ago mi pungo.
Nel lago mi tuffo,
di blu trovo un puffo.
Il resto acqua gialla.
Mi fa stare a galla.
Da qui più non esco.
No, non ci riesco...
Glu glu, non respiro.
Mi giro e rigiro.
Vò sempre più a fondo.
Bye bye triste mondo.

Finale A

In fondo t'ho amato.
Nel fondo scordato,
per mesi e per anni,
Né pene e né affanni.
Né lodi e memoria
per chi non ha boria,
per l'animo puro
che suona il tamburo,
che nulla ha mai chiesto.
Per chi non più mesto
sul fondo ormai giace.
Riposi là in pace.

FInale B

Ma tutt'ad un tratto
mi sento sottratto
da vortice ed onde.
Mi rialzo e le sponde
del lago salmastro
rivedo ed un mostro
di spalle mi scruta.
Non ho più la muta.
Ghignando m'osserva.
La cosa mi snerva,
ma adesso è finita
gli devo la vita.
Composta giovedì 16 gennaio 2014
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    Scritta da: Gianluca Cristadoro

    Parole

    Le parole
    sono stille di vita.
    Il brulicare impazzito di formiche
    che annusano cibo.
    Le gocce di pioggia di nubi cariche
    a stento trattenute,
    d'un tratto scroscianti copiose
    su terre arse dal sole e dal tempo.
    Le parole
    seducono indulgenti i poeti e
    se ne stanno lassù ad osservarli,
    attendendo pazienti.
    Le parole
    sono frammenti di un mosaico
    di pensieri smarriti
    per caso raccolti da anime gentili.
    Sono i vagoni deragliati
    del mio treno senza meta.
    Le stelle variopinte
    di un cielo generoso e sognante.
    Gli amori pronunciati al vento
    e negati all'amore.
    Composta mercoledì 8 gennaio 2014
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      Scritta da: Gianluca Cristadoro

      Confusioni religiose

      Minge il Ming imperatore
      dentro al Gange per tre ore
      e di giallo un po' lo tinge
      poi si pente e solo piange.

      Parla il Brama con la Sfinge
      Quella muta non risponde
      da piramidi e da sponde
      del gran fiume. Forse finge!

      Oppur sol, semplicemente
      le duol molto la laringe.
      Tanto più che amabilmente
      porge al dio che si dipinge

      tre quesiti sul papiro
      per portarlo un poco in giro.
      Quello per tutta risposta
      dice "No! Me lo fai apposta!"

      E solingo se ne torna
      a bramar d'aver le corna
      nella terra sua natia
      e sentir la litania

      del fachiro e del bramino
      del raja e poi del rabbino
      di tre pope e del prelato
      che rimangon senza fiato

      a girare tutt'intorno
      al Totem di foglie adorno
      finché sopraggiunge Budda
      a mangiar... la pastasciudda!
      Composta lunedì 9 dicembre 2013
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        Scritta da: Gianluca Cristadoro

        Nonsense

        Il ramarro mangia il farro

        Ma di lui non già ti narro
        Ti dirò però del pero
        che si incrocia con il melo
        e diviene un frutto mero.

        Ti dirò del bianco velo
        che ricopre un po' pietoso
        il discorrere penoso
        di politica e del cielo

        che più grigio è diventato
        e la pioggia ha riversato
        sulla gente e i campi in fiore
        sul poeta e il cantautore,

        su chi ode l'ode e loda
        su chi odia code e moda,
        su chi piange come un bimbo
        su chi balla un casto limbo

        su chi ansioso scrive e canta
        sulla razza e sulla manta
        sulla menta e l'amarena
        su chi aggiunge della crema

        alla torta che è già in forno
        sul mio albero che adorno
        di lucine, trine e palle
        su chi or smette di dir balle!
        Composta martedì 3 dicembre 2013
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